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Ecco perché Celentano ha successo

Mattias Mainiero risponde a Andrea Vaccari

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Ecco perché Celentano ha successo

Caro Mainiero, mi chiedo se le parole di Celentano, lapidato urbi et orbi, contenessero anche verità sia pur espresse in sede inopportuna. C'è un’inflazione del termine cristiano, eppure i due più fulgidi esempi, Democrazia Cristiana e Famiglia Cristiana, erano o sono braccio e mente del potere temporale soprattutto esplicato dalla Cei e come tali il termine cristiana andrebbe sostituito con cattolica. Non mi pare che oltre Tevere si sprechino nella cura delle anime. Detto fra noi, che ne pensa?
Andrea Vaccari
e.mail

Detto fra noi, caro Vaccari, è un po’ difficile. Si dà il caso che la rubrica abbia un grosso seguito e pure una sua dependance sul sito internet di Libero. Dunque: detto pubblicamente, penso che la ricetta del successo di Celentano - e di molti come lui - sia semplice da spiegare. In breve: si prende un italiano come tanti altri, abbastanza ignorante come tanti altri italiani e dal linguaggio sgrammaticato come quello della stragrande maggioranza degli italiani. Lo si immerge in un recipiente colmo di un particolare liquido che in Italia abbonda, e cioè la presunzione. Una volta immerso, l’ignorante (nel senso di uomo che non conosce le cose che dice) si convince di essere un grande pensatore. A questo punto è pronto per l’apparizione. L’ignorante sale sul palco e dice quattro fesserie condendole con molti silenzi. I silenzi servono a far credere che stia raccogliendo i pensieri per elaborarli e offrirli agli italiani. Il pubblico ascolta e capisce quelle fesserie perché sono fesserie familiari, alla portata di tutti, quelle che solitamente si dicono al bar, luogo simbolo del caffè e della demagogia, dei racconti fantasmagorici e del populismo. Tra l’ignorante e il pubblico si stabilisce un profondo legame. Piovono applausi e l’ignorante diventa il principe dei pensatori. Diventa anche (a proposito di cristiano e/o cattolico) il predicatore dell’ovvio. Ancora applausi. Se però l’ignorante ricompare in tv a breve distanza di tempo, può accadere che il pubblico - invitato a riflettere da altri avventori - intuisca che quella dell’ignorante altro non è che la sua immagine riflessa sul palco. E allora, per far finta di essere diverso, fischia l’ignorante (per inciso: questo è uno dei motivi per cui gli ignoranti scaltri dosano col bilancino le loro apparizioni in pubblico). E’ la storia di Celentano al recente Festival di Sanremo, una volta Festival della canzone italiana e ora Festival italiano e basta.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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Commenti all'articolo

  • ADM

    21 Febbraio 2012 - 13:01

    Voglio dimenticare...subito...l'impetus che mi aveva preso! Il commento è comparso sul sito...in ritardo rispetto agli altri. Vede quanto sono fragile? Così, non mi piaccio...molto...Ma il sole è tornato a risplendere. Grazie. A.De Matthias

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  • ADM

    21 Febbraio 2012 - 13:01

    Le povere "Anime morte" di Gogol...servivano giusto a pagare...il tributo... al feudatario. Oggi, ha eliminato un'anima morta! Grazie. A.De Matthias

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  • ADM

    21 Febbraio 2012 - 11:11

    Mi sono sentita"coinvolta" dal commento odierno! Mi ha fatto "sentire" ignorante e presuntuosa...ma, non mi sento di esserlo, pur con le defaillances, che appartengono a ciascuno di noi. E, mi chiedo, visto che il sito abbonda dei miei commenti, perchè pubblica? Allora lo chiami..." A tu per tu, con l'ignoranza"...per coloro che non conoscono le cose che dicono! E...mi sorge qualche dubbio...o, Lei, non controlla ciò che è pubblicato...ma non credo, o...dà ragione a tutti...e, anche questo non è vero. Dunque, permane il dubbio amletico. Rimango attonita...e urge una risposta. Come? Non è difficile, pensare al come! Se il commento non viene postato, ho ragione io, diversamente ho frainteso e chiedo scusa. Grazie. Annamaria De Matthias

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