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Il famoso rubinetto di Saviano

Mattias Mainiero risponde a Marco Scopetani

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Il famoso rubinetto di Saviano

 

Ci mancava Saviano, lo scopritore dell’acqua calda: le cosche hanno messo gli occhi sulla Tav. Che bella scoperta. Una domanda: come fa a sapere sempre tutto senza mai fare un nome?
Marco Scopetani
Lastra a Signa (Firenze)

Gli scopritori dell’acqua calda sanno sempre tutto: appartengono a quella particolare categoria del genere umano per la quale non esistono dubbi. Loro sanno che, se aprono il rubinetto dell’acqua calda (di solito quello a sinistra del lavabo), esce acqua calda, che inizialmente non è proprio calda ma tiepida. Sanno anche che se aprono il rubinetto sul lato destro esce acqua fredda, che d’inverno può essere molto fredda. Sanno che mafia e ‘ndrangheta guadagnano montagne di soldi e hanno la necessità di investire i soldi guadagnati illecitamente in attività lecite o apparentemente lecite: opere pubbliche, capannoni industriali, terreni, ville, esercizi commerciali. E quindi sanno che la Tav fa gola. Non sanno, però, o fingono di non sapere, che tutti i giornali lo hanno già scritto, e mica ieri o ieri l’altro. Nel 2009 la Stampa di Torino (tanto per citare un giornale geograficamente vicino all’alta velocità) fece un grosso titolo: «Grandi opere: riciclavano il danaro del traffico di stupefacenti. Nel mirino anche la Tav». Poi fece un altro titolo: «Tav e Olimpiadi: i cantieri della ‘ndrangheta». Fece persino nomi e cognomi di presunti colpevoli. E non se li inventò: a fornire i particolari era stata la Dia di Torino, che aveva condotto le indagini assieme ai colleghi di Genova, Milano e Reggio Calabria. Notizie note. Ma che vuol farci: qui si parla di scopritori, fini intellettuali, aspiranti Nobel (non si sa di cosa, ma loro aspirano). Qui si parla di Robertino che una volta andò in tv, raccontò le sue scoperte e ogni volta che lo faceva alzava la mano destra e se la portava verso il capo, indice puntato verso la tempia. Non si stava suicidando. Con quel gesto tipicamente napoletano, voleva suggerire al pubblico che lui ragionava. E puntava e ripuntava. E noi tutti capimmo che il ragazzo ragiona, sì che ragiona, a tal punto ragiona bene da essere diventato famoso scoprendo l’acqua calda. Un genio. E noi ci inchiniamo e umilmente ci permettiamo di avere un solo dubbio: ma esisterà un altro Paese in cui un signore che scrive l’ovvio (e lo scrive, a nostro avviso, anche abbastanza male), diventa così famoso? Gli scopritori dell’acqua non calda sarebbero pregati di rispondere.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

Cose svizzere
Caro Mainiero, nella Confederazione Elvetica i sindacati alleati coi verdi e i socialisti hanno proposto di aumentare da quattro a sei settimane le ferie, come sempre sono andati democraticamente al referendum e il risultato è stato netto in tutti i cantoni, ha prevalso il no con oltre il 66,5%, compreso il cantone più italianizzato, il Ticino con un 54,14%. Chissà cosa ne pensano i nostri alieni al lavoro: Camusso, Cremaschi, Landini e &.
Enzo Bernasconi
Varese

Niente Imu per i locali vuoti
Causa i supermercati prima e la crisi dopo, ogni anno decine di migliaia di negozi vengono chiusi in Italia e difficilmente si riaffittano o si vendono, certi sono sfitti ormai da anni. I proprietari non hanno più un reddito, mentre su di essi gravano le spese condominiali. Ovunque nelle città si sta verificando questo fenomeno, le luci delle vetrine si spengono e il deserto avanza nelle strade. L' Imu sostituirà l'Ici. Da quanto si dice, sarà una tassa molto più cara della precedente Ici. Sarebbe giusto che i proprietari di questi immobili venissero esonerati dal pagamento di questa nuova tassa sino al momento che il locale non viene nuovamente locato.
Antonio De Iorgi
La Spezia

Strano Paese?
Strano Paese il nostro. Tutti a chiedere sacrifici ma nessuno disposto a farne. Comincia tu, che a me mi vien da ridere. Strano Paese il nostro. Lobby, massonerie, privilegi. Già, privilegi. A proposito, perchè io onesto e puntuale contribuente dello Stato devo pagare il crudo di Parma o il salmone norvegese ai signori impiegati statali che per nulla ignari e assolutamente consapevoli riempiono interi carrelli della spesa alla faccia mia? Non sarebbe il caso di dare una bella sforbiciata a questa vergogna?
Francesco Rossi
e.mail

Ci vogliono gli attributi
Gli italiani dovrebbero ripensare per un attimo in merito al rispetto che nutrono nei confronti di questo infelice governo. Chi guida il Paese riesce a fare la voce grossa solo con i deboli, alpunto che la prepotenza nei confronti dei cittadini sudditi pare non avere limiti. Al contrario mostra la completa impotenza quando trova interlocutori di ben altro spessore. Una situazione che mi fa rimpiangere Craxi che osò dire di no direttamente alla Casa Bianca. Il che è tutto detto. Non alza la voce contro gli indiani, preferendo non mettere in pericolo i rapporti di amicizia tra i due Paesi, non agisce contro Londra quando dimostra che gli agenti segreti che non sbagliano mai esistono solo nei romanzi di Ian Fleming, finge di non vedere che la loro incapacità al punto da chiedersi come abbiano fatto a vincere nelle Falkland o a non capitolare contro i moti indipendentisti dell'Ulster. Per agire contro i terroristi bisogna essere capaci. Gli italiani hanno dimostrato di saperlo fare con  azioni di successo come quella che portò alla liberazione del generale americano Dozier. Se questo governo vuole il nostro rispetto tiri fuori gli attributi nei confronti di India e Gran Bretagna, facendo finalmente la voce grossa anche in sede comunitaria, istituzioni che hanno dimostrato la propria inutilità più volte specie quando le coste italiche venivano invase da immigrati.
Emma Cheroni Scotti
e.mail

 

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Commenti all'articolo

  • ADM

    12 Marzo 2012 - 19:07

    Finalmente un buon programma televisivo. Frizzante, delizioso e ricco di umanità non costruita. Con un buon senso estetico nell'insieme. Grazie ai tre maghetti, giullari nonchè giudici: De Filippi, Scotti e Zerbi. Dove il "talent" non è il solito cantante , ma l'arte, come spettacolo, in tutte le sue varianti. E il talento si anima nella fantasia, creatività, movimento dei corpi, sincronismo, unito a forte concentrazione, intelligenza e uso di una memoria attenta ai particolari. Attraverso esibizioni curiose, bizzarre, a volte eccentriche e dove la coreografia e il suono esaltano ogni esibizione. Tutti i finalisti potevano vincere, perchè ciascuno bravo nel suo talento. Divertimento per gli occhi e per la mente, con la capacità di stupire con grazia e eleganza...capacità ormai introvabili nella TV...sempre più spazzatura. Grazie. Buona serata. Annamaria De Matthias

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  • ADM

    12 Marzo 2012 - 14:02

    ...le leggi dei patrizi, ritenute contrarie agli interessi della plebe. Bonus-malus, omissis, giudice a latere, ad personam...ecc. ecc...E, ricordo un particolare...nel 1985, studenti romani delle Medie, recitarono nel palazzo della Cancelleria scene tratte da "Pinocchio", tradotto in "Pinoculus". Con successo. Ma ci sono ancora fumetti in latino: Snoopy è "Snùpius", Paperino è "Donàldus Anas" e Topolino è "Mìchael Mùsculus".....Topolino, parla come...Cicerone! Grazie e buon pomeriggio. Annamaria De Matthias

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  • ADM

    12 Marzo 2012 - 13:01

    Il latino, estromesso dalla scuola e dalla Chiesa, si è ampiamente vendicato ed è penetrato nel linguaggio della burocrazia,della politica, dell'economia, dei tribunali, dello spettacolo, dello sport, grazie alla capacità di condensare il massimo del pensiero, nel minimo di parole. Palestra,dell'intelletto, stumento poderoso di sintesi e di analisi. Fu accusato d'essere una lingua classista, Solo nel senso che arrichisce l'intelletto e la personalità con un patrimonio umanistico? Almeno fosse rimasto come materia facoltativa nelle Medie Inferiori! Ma c'è...un latino disseminato nel linguaggio quotidiano e...nemmeno ce ne accorgiamo. A caso, alcuni esempi: obliterare un biglietto, reddito pro capite, contratti validi erga omnes, una tantum, uguale a una volta soltanto...e non una volta ogni tanto!...violenza al latino e alle nostre tasche. E ancora, benedizione urbi et orbi, pittosto che veto: al tempo dei Romani, diritto riservato ai tribuni per bloccare (segue )

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