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Caro risparmiatore, l’Europa ti sta fregando

Mattias Mainiero risponde a Attilio Lucchini

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Caro risparmiatore, l’Europa ti sta fregando

 

Caro Mainiero, l’Argentina fu dichiarata in default. Non pagando i creditori, o pagandoli in parte, si riprese e ora viaggia a gonfie vele. La Grecia si trova nella stessa situazione. Perché l’Argentina è stata lasciata al suo destino (fortunatamente per lei), mentre al capezzale della Grecia si affanna la Bce con proposte che servono solo a rimandare nel tempo (a dopo le elezioni in Francia e Germania) la resa dei conti?
Attilio Lucchini
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Perché l’Argentina non fa parte dell’Europea. Perché non è stata costretta a ragionare con Angela Merkel. Perché non ha avuto a che fare con un ministro tedesco di nome Wolfgang e di cognome  Schaeuble. Perché è un Paese giovane e grande e non un piccolo e vecchio Paese che, senza la sua flotta mercantile, avrebbe solo il Partenone e qualche prestigioso rudere. E comunque l’Argentina, sfortunatamente per i risparmiatori e per se stessa, non fu lasciata sola. Fu sottoposta alle disastrose cure del Fondo Monetario Internazionale che anche allora, come oggi, era convinto che con il rigore si potesse fare tutto. E così si andò, esattamente come oggi, all’inevitabile default. E si andò, proprio come oggi, con colpevole ritardo, cosicché, ieri come oggi, quello che poteva essere un default contenuto si trasformò in un default estremamente punitivo per i risparmiatori e al limite della legalità. E anche allora, come oggi, fu minato il rapporto fra gli investitori e gli Stati sovrani. Perché una cosa è certa, caro Lucchini, al di là delle dichiarazioni della troika (che sembra tanto la variante di una malaparola) Fmi-Bce-Ue. La cosa certa è che oggi nessuno può escludere che il precedente greco faccia scuola in Europa. E quindi nessuno può più fidarsi della parola dei governanti europei, che avevano negato swap e concambi vari, che avevano poi cambiato idea parlando di perdite limitate, che avevano giurato e spergiurato e che, alla fine, hanno imposto un taglio superiore al 50 per cento. E ora in Europa la paura è che la prossima vittima possa essere il Portogallo. E poi forse, chissà, sarà la volta della Spagna e, facendo tutti gli scongiuri, anche di qualche altro Paese. Perché quest’Europa arrogante e cattiva con i deboli, cinica e pressappochista, quest’Europa dei banchieri e degli swap, una sola cosa è riuscita finora a fare bene: fregare gli europei. A cominciare dai greci, che per il bene loro e di tutto il continente, in Europa non avrebbero mai dovuto mettere piede.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

Legittima difesa
L'aumento delle accise deciso per salvare l'Italia è valutabile attorno agli 11 centesimi, che diventano circa 13 per effetto dell'Iva che illegalmente viene calcolata anche sulle accise e che invece dovrebbe essere calcolata solo sul costo industriale. A fronte di tali cifre, l'ultima volta che ho messo gasolio prima del disastro montiano ho pagato 1,40 euro al litro, ora mi ritrovo sui display 1,80. Fanno 40 centesimi di differenza. A chi vanno? Non stupiamoci se iniziano a nascere i distributori abusivi. Non si tratta più di frode o evasione fiscale ma di legittima difesa.
Assunta Manno
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False liberalizzazioni
La liberalizzazione dovrebbe portare dei vantaggi al consumatore, questa regola non è uguale per tutti. Avete provato a leggere una fattura della luce, o del gas ecc.? Non si capisce niente, un mare di voci e numeri, forse per la trasparenza questi dati possono servire, ma all'utente serve una cosa sola: sapere quanto costa tutto compreso anche di Iva un KW un metro cubo di gas o una telefonata, solo questo dato fa testo, e solo conoscendo il prezzo unitario si dà la possibilità al consumatore di confrontare due o più fornitori e scegliere il meno caro. Sino a quando questo dato non è ben chiaro e visibile in fattura, la liberalizzazione e la concorrenza in questi settori  non esiste. I fornitori dei servizi si sono solo divisa la torta.
Antonio De Iorgi
La Spezia


I dialetti non moriranno
Se, come scrive qualche giornalista e studioso di cose partenopee, sono ben sette milioni e mezzo le persone che parlano il "napoletano", compreso me che vivo a Catania; se, e tutti lo sanno, le origini di questo dialetto sono documentate già dal 1200 con testi poetici che ancora godono ottima salute, non crede anche lei che sia davvero una “palla” quanto afferma l’Unesco e cioè che la nostra bellissima parlata popolare si estinguerà entro la fine di questo secolo? Per quel poco di esperienza che ho e che arricchisco quasi quotidianamente anche vivendo "all'estero", dissento del tutto da tale funerea previsione. Semmai a me sembra che i “moderni dialetti” si vadano “arricchendo” sia per l’apporto di tanti nuovi vocaboli che si sono prepotentemente inglobati nei dialetti originari, sia per la naturale evoluzione a cui ogni lingua viva è soggetta. Comunque, secondo me, una buona strada da percorrere per assicurare lunghissima vita a tutte le nostre splendide parlate popolari sarebbe quella di arricchire ancora di più i programmi scolastici con poesie di poeti dialettali, scelti tra i migliori e delle varie epoche, che possono offrire sfaccettature varie e più nuove alle tematiche proposte dai più validi poeti dell’Ottocento che, pur restando "i pilastri" di tutte le nostre stupende tradizioni, comunque sono vissuti un’epoca tanto, ma tanto diversa da quella attuale.
Raffaele Pisani
Catania

 

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