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E Napoli inventò l’accompagnatore fiscale

Mattias Mainiero risponde a Luigi Fassone

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E Napoli inventò l’accompagnatore fiscale

Caro dott. Mainiero, che l’inventiva napoletana si stia trasferendo al Nord? In un supermercato di Bergamo, con un trucchetto all’insaputa dei clienti, veniva rilasciato uno scontrino fiscale con l’importo pagato ma, mediante il codice di annullamento, le somme non venivano conteggiate a fine giornata. L’inventiva napoletana delle cinture di sicurezza dipinte sulle magliette degli autisti ha fatto il suo tempo e si deve esser trasferita al Nord.
Luigi Fassone
Camogli (Genova)

Caro Fassone, l’inventiva napoletana non c’entra: quella di Bergamo, stando alle cronache, era una truffa e basta. Un raggiro, un inganno. E i raggiri e gli inganni, per essere tali, devono necessariamente avere, al Nord come al Sud, in Italia e pure nel Vermont, una certa dose di inventiva. La fantasia napoletana applicata alle truffe, però, è altra cosa: è imbroglio e al tempo stesso recita, compiacimento per il raggiro. Napoli è palcoscenico, anche nel malaffare. Gliene racconto una. Agli inizi degli Anni Ottanta, quando il fisco decise uno dei suoi tanti inasprimenti, i ristoratori napoletani si ritrovarono nei guai: dovevano emettere ricevuta fiscale e i loro clienti dovevano conservarla ed esibirla in caso di eventuali controlli. Multe salate per tutti in assenza di ricevuta. Fu così che Napoli inventò un nuovo mestiere. Non le dico, per ora, il tipo di mestiere. Le racconto la scena: nei ristoranti, seduto ad un tavolo apparecchiato in tutto e per tutto, c’era un distinto signore che però stranamente non mangiava. Giusto un caffè, massimo due in un’intera serata. Quando, per gli altri, arrivava il momento del conto, lui si alzava, si avvicinava al tavolo del cliente e faceva un discorsetto: dottore carissimo, il proprietario mi dice che sono 30.000 lire con la ricevuta. Senza, 25.000. “E i controlli? Amico mio, qui la multa me la becco pure io”. “Non si preoccupi, dotto’. Lei paga le sue 25.000 e al resto ci penso io”. Il cliente pagava (con lo sconto). Il signore tirava fuori dalla tasca una ricevuta preconfezionata, sempre la stessa per un’intera serata. Poi, gentilmente, si offriva di accompagnare il cliente fino all’auto. Se arrivava la Finanza, la ricevuta era lì pronta. Se non arrivava, la ricevuta rientrava nel locale ed era pronta per un nuovo cliente. Era nato l’accompagnatore fiscale. Questa è Napoli, Fassone: truffa, recita, compiacimento per l’imbroglio. Sempre convinto che i fatti di Bergamo siano paragonabili?
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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Commenti all'articolo

  • rilke

    28 Marzo 2012 - 10:10

    Hai visto chi hanno censurato?..

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  • LuigiFassone

    27 Marzo 2012 - 21:09

    Sig.Rilke,BENE,BRAVO,TRIS !!!...

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  • rilke

    24 Marzo 2012 - 12:12

    adm, era, è , e sarà sempre l'anima della Rubrica, che in molti ricorderanno!

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