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Ettore non va più in bici

Mattias Mainiero risponde a Enzo Bernasconi

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Ettore non va più in bici

Caro Mainiero, dopo Batistuta, Simoncelli, le rovinose cadute in bici, la Sla ecc., possiamo ancora definire lo sport come “un insieme dei vari esercizi e giochi atti a irrobustire il corpo e a svagare lo spirito?”.
Enzo Bernasconi
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Anche dopo l’eritropoietina, le anfetamine, gli anabolizzanti e tutte le altre pozioni e tutte le fetenzie che hanno trasformato calcio e ciclismo e pure basket e pallavolo e atletica e nuoto, dopo il calcioscommesse, gli inganni e i tradimenti. Dopo che lo sport, da spettacolo, si è trasformato in un grande affare, compensi milionari, sponsor, diritti televisivi. Credo che sia stato Helenio Herrera, il mago dell’Inter, a dare la prima spinta, a far diventare il calcio qualcosa di diverso dal semplice calcio, qualcosa di più agonistico, più professionale, complesso e milionario (all’epoca c’erano le lire e le lire avevano ancora un loro valore). E comparvero i massaggiatori, i fisioterapisti, gli addestratori dei portieri. “Tacalabala”, urlava il mago. “Attacca la palla”, e tutti correvano come indemoniati e molti si chiedevano dove trovassero la forza. Comparvero anche le prime bustine. Si disse che erano piene di zucchero. Solo zucchero e solo se i calciatori volevano. Poi le bustine divennero pillole, le pillole si trasformarono in siringhe, le siringhe lasciarono il posto alle flebo. E vennero la cocaina di Maradona (e tanti altri) e la vicenda di Pantani. No, caro Bernasconi: quell’insieme di vari esercizi e giochi è applicabile, ormai, solo alle corsette nel parco cittadino, al giro in bici e alla palestra delle signore e dei signori con troppa pancetta. Solo al vecchio sport, ad anni e anni fa. Senta questa: «Quando oggi, su per le strade dell’Izoard, vedemmo Bartali che da solo inseguiva a rabbiose pedalate, tutto lordo di fango, gli angoli della bocca piegati in giù per la sofferenza dell’anima e del corpo - e Coppi era già passato da un pezzo, ormai stava arrampicando su per le estreme balze del valico -, allora rinacque in noi, dopo trent’anni, un sentimento mai dimenticato. Trent’anni fa, vogliamo dire, quando noi si seppe che Ettore era stato ucciso da Achille». E’ Dino Buzzati al seguito del Giro d’Italia. Eroi antichi, mitiche battaglia, gambe e cuore, laggiù in fondo il traguardo, le due ali di folla, lo sforzo, la sofferenza. Oggi lo sport è un’altra cosa. E anche il giornalismo.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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