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Il grande affare di nome Caf

Mattias Mainiero risponde a M. Biancardi

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Il grande affare di nome Caf

 

Siamo alla vigilia della dichiarazione dei redditi e, dopo qualche telefonata ai Caf specificando di avere solo la pensione e spese mediche, per la compilazione mi sono state chieste le seguenti cifre: Caf nella mia zona 45 euro, Acli 50, Cisl 120. I Caf ricevono già dallo Stato un rimborso per ogni dichiarazione e quindi per quale motivo devono essere pagati due volte per lo stesso servizio?
M. Biancardi
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Due? Tre, addirittura quattro volte. Innanzitutto, ci sono i 40 o 50 o 120 euro versati al signor ragioniere o commercialista del Caf. Poca roba, è vero, almeno rispetto alle parcelle (non sempre con ricevuta) dei professionisti che non fanno parte del Caf.  Comunque, poco o molto, sempre soldi sono. Poi c’è il secondo pagamento, visto che alcune organizzazioni chiedono, preventivamente, l’acquisto di un tesserino, che non ha alcun valore e non dà diritto ad alcuna particolare prestazione. Serve solo a far sborsare nuovi soldi: un centinaio di euro, più o meno. Poi nuovo pagamento (terza volta) perché lo Stato (e dunque noi tutti, anche io che non vado al Caf) versa un compenso di 14 euro (prima erano 16,29) per ciascun modello di dichiarazione elaborato e trasmesso e un compenso di 26 euro (prima 32,58) per l’elaborazione e la trasmissione dei modelli 730 in forma congiunta (e fino allo scorso anno c’era anche un compenso di 1,03 euro per l’invio telematico del modello F24 in nome e per conto del contribuente, contributo ora abolito dalla legge di stabilità per il 2012). Le cifre cominciano a diventare di una certa consistenza. E non finisce qui, perché a tutto questo deve aggiungere il cosiddetto contributo sindacale (abolito da un referendum e mai sul serio abolito) che lavoratori e pensionati versano e che spesso non sanno neppure di versare, dal momento che il tutto avviene automaticamente a fine mese: 0,50 per cento calcolato sul minimo della pensione e diviso in singole rate (compresa la tredicesima), 0,40 sugli importi che eccedono il trattamento minimo e 0,35 su quelli che eccedono il doppio del trattamento minimo. Bingo. E la dichiarazione dei redditi, in alcuni casi, richiede solo pochi minuti di lavoro: si inserisce l’importo della pensione, si inseriscono le ricevute mediche, si pigia un bottone e il computer dà la cifra finale. Con una sorpresa: ci sono pensionati che pagano più soldi al Caf che al fisco italiano. E devono pure ringraziare il sindacato.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

Aspetta e spera
Caro Mainiero, l'Italia è il Paese dei politici ladri che, colti con le mani nel sacco, "hanno fiducia nella magistratura": solo da noi l'onestà non è un valore assoluto, ma ha bisogno del timbro di un azzeccacarbugli. La cultura di demandare ai magistrati il giudizio su comportamenti che non dovrebbero neanche nascere è figlia dell'ipergarantismo che ha creato solo impunità e di mille gradi di giudizio che vogliono conclamati cialtroni innocenti anche in presenza di palesi reati.
Angelo Catalano
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Una cultura figlia della truffa: dire "ho fiducia nella magistratura" è un modo come un altro per restare al proprio posto e non dimettersi in attesa che la magistratura emetta una sentenza definitiva. Quando la emetterà e se la emetterà.

Liti infinite
Gentilissimo dottor Mainiero, sono un abbonato a Libero e attento lettore delle sue risposte e mi permetto disturbarla per un suo parere riguardo alla scelta del presidente Napolitano sull'attuale governo. Ho capito che fu una scelta obbligata per mancanza di politici all'altezza della situazione, perchè nè centrodestra nè centrosinistra avevano personaggi credibili. Oggi devo dare atto al Presidente di avere avuto il coraggio di dire al mondo politic: "La classe politica italiana non c'è e le elezioni anticipate avrebbero portato alla ribalta i vecchi tromboni che da circa 40 anni ci hanno ubriacato di parole, coperto di debiti e inventato il precariato.
Salvatore Caruso
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Qualche politico credibile c'era. Purtroppo, passava il suo tempo a litigare. Ed era come se non ci fosse.

Vecchie malattie
Caro dottor Mainiero, su un quotidiano locale sono impegnato in una garbata discussione sui pro e i contro delle ondate migratorie. Io sono parecchio scettico sulla bontà di aprire le braccia a tutti e, tra gli altri punti, ho ricordato la ricomparsa di malattie che nel nostro paese credevamo debellate. Sono stato bonariamente dileggiato dalla mia oppositrice, eppure, se la memoria non mi tradisce, penso d'aver letto qualche articolo a mio favore, probabilmente su Libero che leggo fin dall'inizio. Mi sbaglio? Può aiutarmi?
Tullio Bologna
Vigevano (Pavia)

Vero: da qualche anno in Italia sono ricomparse malattie che sembravano definitivamente debellate. I medici attribuiscono il fatto alle ondate migratorie.

Libere idee
Caro Mainiero, non mi spiego il risalto - ben 15 lettere oggi sotto il titolo 'Ammazza Italia' - dato ad una superficiale critica verso il governo Monti. Superficiale per una ragione semplicissima: che i provvedimenti di questo governo avranno un'efficacia solo nel tempo, quindi dare un giudizio su di essi oggi è di gran lunga prematuro. Ad aggravare il mio sconcerto mi sembra oltretutto che sia emersa in maniera vistosa la mancanza di alternativa a questo governo, l'Italia, dilaniata dalle beghe partitiche, ed in particolare dalla dispersiva (è un eufemismo) guida di Berlusconi, avendo a suo tempo perso ogni credibilità all'estero ed essendosi ritrovata sull'orlo del collasso. Capisco che dare voce ai lettori di tutte le tendenze - è ciò che contraddistingue Libero - sia irrinunciabile, ma non le pare che sarebbe stato molto più costruttivo se queste 15 lettere fossero state confutate, ripetendolo per 15 volte sotto ognuna di esse, magari sotto forma di N.d.R., da una messa in guardia corale contro il rischio di giudizi prematuri?
Antonio Benazzo
e.mail

Non mi pare: i quindici lettori sono liberi di esprimere le proprie idee, così come lei esprime le sue. E fin quando le idee non sono offensive e sono espresse civilmente qualsiasi nota stonerebbe e renderebbe la pagina meno libera.

 

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