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Le domande cretine dei giornalisti

Mattias Mainiero risponde a Ambrogio Pezzoni

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Le domande cretine dei giornalisti

Il giornalismo d’assalto è di moda e riscuote plauso. Mi rimane, tuttavia, un dubbio: come mai, a volte, il giornalista arriva all’eccesso, addirittura con i familiari delle vittime, osando chiedere se sono disposti a perdonare e, invece, nessuno si azzarda a mettere il microfono sotto il naso di un direttore di banca che, con il rifiuto di un prestito spesso modesto, “provoca” il suicidio di un imprenditore, chiedendogli se si ritiene a posto con la coscienza?
Ambrogio Pezzoni
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Domande stupide. Nel mio piccolo, ho sempre evitato di farle. Anche perché, se quei familiari perdonano o non perdonano, mi sembra del tutto ininfluente. Fa parte della loro predisposizione d’animo, riguarda la coscienza individuale. Intanto, il figlio (o la figlia) è morto. Intanto, i fatti sono quelli. E i fatti sono estranei all’eventuale perdono. Ma i giornalisti vivono, anche loro, di mode e di routine. Spesso non chiedono ciò che vorrebbero chiedere ma ciò che altri (così presumono) chiederebbero. Si accodano, seguono l’andazzo. Con risultati paradossali: magari quella domanda nessuno si sogna di farla, ma siccome tutti temono che altri possano farla anche loro la fanno. Ridicolo, vero? Ma funziona così, anche così. E la domanda cretina rimbalza di bocca in bocca e di pagina in pagina. Quanto al direttore di banca, idem: domanda fuori luogo e da non fare. Perché il direttore, anche se direttore, deve rispettare le regole della banca, che rendono i prestiti difficili e a volte impossibili. Ragion per cui, la domanda dovrebbe essere posta ad altri. Per esempio, a chi ha prestato alle banche europee mille miliardi di euro a tassi da favola, a chi sa che quel danaro non è stato utilizzato dagli istituti di credito per andare incontro alle richieste dei clienti (mutui, prestiti eccetera), a chi è al corrente che buona parte di quei soldi è finita nell’acquisto di titoli di Stato per far calare artificiosamente lo spread e per alimentare (di nuovo) la speculazione. E a chi, sapendo questo, non ha alzato la voce e richiamato all’ordine i banchieri. Parliamo della Bce, la banca delle banche. E se la Bce si comporta così figuriamoci come si comporteranno le sue figliole. Ma noi lo sappiamo. E non facciamo quelle domande, non ci accodiamo alle mode. Noi diamo le risposte.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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