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Tutti in pensione. Anche i farmacisti over 65

Mattias Mainiero risponde a Daniela Portaluppi

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Tutti in pensione. Anche i farmacisti over 65

Quando ho letto che il governo stava per eliminare o meglio “rottamare” i farmacisti over 65 ho pensato ad una bufala. Invece, tutto vero. Ma come, in un’Italia dove il presidente della Repubblica ha 86 anni, volete dirmi che è più pericoloso il farmacista che mi porge la tachipirina piuttosto che un dentista settantenne mentre maneggia un trapano nel mio cavo orale?
Daniela Portaluppi
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Logica apparentemente inappuntabile. Si dà il caso, però, che in Italia, come in tutti i Paesi civili o i Paesi che si sforzano di essere tali, esista una regoletta fondamentale senza la quale sarebbe più difficile, se non impossibile, vivere civilmente. La regoletta recita: tutti i cittadini sono uguali. E non solo in tribunale. Sono uguali, almeno teoricamente, quando fanno acquisti, quando guidano un’auto, quando si ammalano e ovviamente quando lavorano. E si dà anche il caso che il sottoscritto, come tanti altri e quasi tutti, raggiunta una certa età, oggi fissata a 65 anni, domani forse a 70, dovrà andare in pensione, voglia o non voglia. Vanno in pensione, a 65 anni, gli impiegati statali, i giornalisti, i medici ospedalieri, i dipendenti delle grandi e delle piccole aziende. L’Italia va in pensione a 65 anni. E dunque non si capisce perché l’Italia intera debba andare in pensione a 65 anni e il farmacista che dispensa tachipirina debba fare eccezione assieme al dentista che maneggia il trapano. Se la legge c’è, e pare proprio che ci sia, deve essere uguale per tutti, altrimenti non è una legge. Quanto a deputati e senatori (che siedono in Parlamento ed eleggono anche il presidente della Repubblica), una sola osservazione: ovviamente, la possibilità di fare politica, di votare o essere votati, non può dipendere dall’età. E quei signori li votiamo noi, conferendogli anche il mandato di eleggere il presidente della Repubblica. Se non vogliamo che, superata una certa età, siano ancora in servizio, basta non votarli. Medici, giornalisti, ingegneri, architetti, invece, non li votiamo noi. E dunque per loro bisogna stabilire un principio, che è un principio, non una libera interpretazione, che può avere eccezioni (in queste ore allo studio, almeno per i farmacisti), ma che non può essere fatto solo di eccezioni. Ricorda? «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri». Vivere in una fattoria, gentile signora, può essere una bella cosa. Se la fattoria è quella degli animali e di Orwell, la cosa diventa pessima.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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