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C’era una volta un cane da guardia

Mattias Mainiero risponde a Giorgio Ridolfi

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C’era una volta un cane da guardia

Egregio Mainiero, ho letto la sua lettera “L’Europa? Un gigantesco equivoco”. Concordo su tutto, solo una domanda: se è vero che l’Italia si trova in mezzo al guado di questa crisi, perché giornali come il vostro non cominciano ad avvalersi di tecnici (o professori) che siano in grado di contrastare talune scelte basilari che sta assumendo il signor Monti? Mi chiedo: il giornalismo non potrebbe mostrare, attraverso studi e/o seminari o altro, cosa mettere sull’altro piatto della bilancia? I giornalisti non potrebbero cominciare anch’essi il lavoro “politico” oggi demandato a “tecnici”?
Giorgio Ridolfi
Terni

I giornalisti, caro Ridolfi, fanno, o dovrebbero fare, i giornalisti. La qual cosa non mi sembra un’ovvietà, in un’epoca in cui tutti fanno altro, gli ignoranti fanno i professori, i professori fanno i politici, i politici non fanno più nulla, se non continuare a campare con l’auto blu. I giornalisti guardano, o dovrebbero guardare, la realtà, la descrivono, si spera con parole semplici e veritiere, talvolta la analizzano e la commentano. Pungolano, sollecitano. In alcuni casi, se la realtà è molto complessa, se c’è bisogno di approfondimenti, si rivolgono a chi ne sa di più in quella specifica materia. E allora fanno interviste o pubblicano, sul loro giornale, interventi di tecnici ed esperti vari per capire meglio e allargare il dibattito. Anche a Libero, come altrove, succede questo. I giornalisti, però, non possono, come chiede lei, “cominciare anch’essi il lavoro politico oggi demandato ai tecnici”. Perché non è quello il loro mestiere. Perché non ne avrebbero le capacità. E perché in giro c’è già troppa confusione. Troppi ruoli invertiti, troppe commistioni, compromissioni, ambigue relazioni. Giornalisti che non si sa più bene se siano giornalisti o portaborse di politici, megafoni della voce di questo o quel potente, esperti improvvisati, opinionisti tuttologi pronti a spararla sempre più grossa, moderatori che di professione aizzano e non moderano un bel nulla, volti televisivi noti più per le loro fattezze che per ciò che si cela o si dovrebbe celare dietro le fattezze. Vuole aggiungere confusione a confusione? “Watchdog”, dicono gli americani. Il giornalismo è il cane da guardia del potere. Oggi rappresentato in larga parte dai tecnici al governo. Se il giornalismo fa il passo impossibile, addio cane da guardia. Al suo posto ci sarà un mostro molto pericoloso.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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