Cerca

La Resistenza che non vuole morire

Mattias Mainiero risponde a Bruno Masetti

2
La Resistenza che non vuole morire

Gentile Dottor Mainiero, c’è un dubbio che mi assilla e le sarei grato se potesse essermi utile nel chiarirlo. A giorni ricomincerà l’annuale rito della Resistenza e io vorrei capire, con l’ausilio del suo pensiero, se era possibile evitare le mattanze dell’esercito tedesco nei confronti della popolazione civile lasciando che fossero gli alleati a concludere le sorti di una guerra ormai segnata, rifuggendo da operazioni di scarsa importanza militare che, inevitabilmente, avrebbero portato a sanguinose rappresaglie.
Bruno Masetti
Pratovecchio (Arezzo)

Lei vorrebbe sapere questo. E io, purtroppo, questo non so dirglielo, e temo che nessun altro sappia dirglielo. Rimarrà, come tutti noi, con il dubbio. Forse, se le cose fossero andate diversamente, le mattanze non ci sarebbero state. O forse, da una parte e dall’altra, sarebbero state anche peggiori. Impossibile saperlo. La storia, se vuole essere veramente storia e non operazione politica camuffata da ricostruzione storica, non si scrive con i se e con i ma. Si scrive con gli avvenimenti, con i fatti. Quando gli avvenimenti sono oscuri, di difficile lettura, si cerca di interpretarli, attenendosi alle testimonianze scritte o orali, ai resoconti, ai racconti. E gli avvenimenti sono quelli che conosciamo molto bene. Però, Gesù mio, dopo sessantasette anni, sessantasette, più di mezzo secolo, potremmo anche smetterla di interrogarci su ciò non è più modificabile o opinabile. Pompeo Colajanni, detto Barbato, Nuto Revelli, Luigi Longo detto Gallo, Enrico Martini, nome di battaglia Mauri, Pietro Secchia, Dante Livio Bianco, Ferruccio Parri, Pesce, Pertini, Saragat, Boldrini: quegli uomini sono tutti morti o quasi tutti morti. Resta il ricordo. Resta, naturalmente, l’insegnamento. Ma ai fatti potremmo anche metterci una pietra sopra e ammettere una buona volta che la Resistenza ci fu e che il vero valore della Resistenze non fu nella nascita dell’Italia post bellica che sarebbe comunque nata in un modo o nell’altro e sicuramente sotto la bandiera a stelle e strisce ma l’aver costretto forze politicamente avverse e anche acerrime rivali a stare insieme. E questo non lo dico io, in materia l’ultimo degli arrivati. Lo dicono molti storici, secondo me non a torto. E con questa convinzione potremmo anche mettere una pietra sui fatti. Le cose andarono come andarono, da una parte e dall’altra, e noi non possiamo che prenderne atto. Più di mezzo secolo dopo.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • nyx

    01 Maggio 2012 - 09:09

    Lo stesso vale per il 1 Maggio! Altro che Festa del Lavoro!!...ma, funerale...al non lavoro...

    Report

    Rispondi

  • nyx

    27 Aprile 2012 - 11:11

    Mettiamoci una pietra sopra! Grazie per averlo scritto!! Qualcuno che ha testa sulle spalle...e ragiona con la sua e non con quella degli altri.Ma su questo non c'erano dubbi!!!

    Report

    Rispondi

media