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I colori del caos italiano

Mattias Mainiero risponde a Carlo Limonta

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I colori del caos italiano

Egregio Signor Mainiero, quando posso la leggo sempre volentieri per la sua pacatezza e sensibilità. Sono Carlo Limonta, pensionato. Vorrei intervenire circa la sua risposta in merito alla maleducazione italiana. Vede, sicuramente siamo molto maleducati, ma all’estero non sono né più intelligenti né più coscienti, semplicemente all’estero (vivo in Spagna) hanno meno regole e, molto importante, la Guardia Civil può contare su giudici imparziali, non politicizzati né politicamente corretti che fanno valere le poche leggi. In pratica, se uno sbaglia è sicuro di pagare tutto quello che prevede la legge. Qui in Italia no.
Carlo Limonta
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All’estero, o almeno in alcuni Paesi esteri, le leggi sono più rispettate sicuramente perché c’è una maggiore certezza della pena e una maggiore attenzione delle forze dell’ordine e degli organi inquirenti e giudicanti, ma anche e forse soprattutto perché c’è una maggiore condivisione e accettazione delle leggi stesse, di ciò che è giusto, corretto, ammissibile, auspicabile, legale e ciò che non lo è. Se un signore inglese non molto lord e non molto sir semina in un parco pubblico lattine vuote e cartacce, la prima condanna la riceve non dal poliziotto che lo multa ma dagli sguardi di sorpresa e disapprovazione degli altri frequentatori del parco. Può anche accadere che qualcuno dei frequentatori inviti il poco lord e poco sir a raccogliere la sua immondizia e a riporla nell’apposito cassonetto. Perché da loro le leggi (molte o poche che siano) sono le leggi, perché il bene comune va tutelata, perché le regole vengono dall’alto ma diventano, in linea di massima, patrimonio comune. Da noi vige la libera interpretazione, e le leggi diventano elastiche. Scenetta napoletana, con possibilità di replica in altre città. Via Marittima, periferia sud, strada larga, molti semafori. L’automobilista si ferma al primo rosso, al secondo e anche al terzo. Al quarto non si ferma e addirittura accelera. «Ma non l’hai visto? Era rosso». «L’ho visto, ma quello è un rosso che si può fare». Da noi esistono il rosso-rosso (si rispetta e basta), il rosso- giallo (non si rispetta, si passa ugualmente ma si fa attenzione) e il rosso-verde (non si rispetta, si passa e si fila via a tutto gas). Libera interpretazione, appunto. Regole ad uso e consumo delle personali esigenze, deroghe non scritte ma universalmente accettate, principi elastici. Caos organizzato. Un Paese si devasta anche così.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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