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«Peppino, io di Fini non mi fido»

Mattias Mainiero risponde a Gianfranco De Luca

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«Peppino, io di Fini non mi fido»

Non si può dire che Fini stia copiando il re delle piroette, Casini, perché il nostro ne ha fatte di cotte e di crude in piena autonomia. Una sola domanda che non avrà mai risposta: come ha fatto Almirante a prendere una cantonata così sonora?
Gianfranco De Luca
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Non lo so, caro De Luca. La storia ci racconta che Fini (fascista-antifascista, berlusconiano-antiberlusconiano, statalista-federalista, uomo di destra ma anche di centro) fu scelto da Almirante come suo successore. Fini era giovane, aveva voglia di fare. Era cresciuto, politicamente, alla corte del capo. Era di destra, ma su posizioni più moderate rispetto all’aula rautiana, avversaria di Almirante. Oltretutto, re Giorgio, promuovendo il giovane Fini, voleva dare l’idea di un partito in cammino verso il cambiamento, un partito che si modernizzava scrollandosi di dosso, sia pure nel segno della continuità, un passato per certi versi ingombrante. Non dimentichiamoci che quelli erano gli anni del cosiddetto arco costituzionale, zitto tu che sei fascista, e in piazza rossi e neri se le davano di santa ragione, a volte, purtroppo, andando anche al di là delle sberle o delle sprangate. Bisognava uscire da quel muro contro muro, che faceva male al partito e anche all’Italia. E Fini, che sembrava l’uomo giusto per questa delicata operazione, divenne il “delfino”. Col senno di poi, forse bisognerebbe scegliere un altro pesce. Tonno? Scorfano, che è notoriamente mimetico, c’è e non c’è, colore variabile, a volte nero, a volte bruno, a volte addirittura rossastro? Scelga lei. Sta di fatto che Fini cominciò la sua ascesa. E sta di fatto che Almirante, di lì a poco, se ne sarebbe anche pentito. Era anziano, Almirante, ma di politica, e anche di uomini, ne capiva. Racconta Giuseppe Ciarrapico, e il suo racconto, a quanto mi risulta, non ha ricevuto smentite: «Negli ultimi mesi di vita, bloccato nel suo letto nella casa di via Quattro Fontane, Giorgio si confidò col sottoscritto: “Peppino, io di Fini non mi fido”». A Ciarrapico, Almirante avrebbe detto anche altro:  Fini parla bene e sa dire meglio di chiunque altro che l’estate fa caldo e l’inverno fa freddo, ma prima bisogna avere del tempo per spiegarglielo bene. Diagnosi perfetta, ma tardiva. E oggi Gianfranco Fini è presidente della Camera, terza carica dello Stato. Devono avergli spiegato che in primavera non fa molto caldo e neppure molto freddo.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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Commenti all'articolo

  • nyx

    02 Maggio 2012 - 12:12

    Rileggendo...era NEURONE...ovviamente...non NEUTRONE...ma, a te, caro Fassone, va bene pure quello!!! Manco ti sei accorto dell'errore...almeno avresti fatto una bella risata!!

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  • nyx

    09 Aprile 2012 - 16:04

    Ecco, tutto quello che sai dire! Roba per Libero e M.M.? Penso meritino qualcosa di più, non credi? Spremi l'unico neutrone che ti è rimasto...sapientone!

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  • nyx

    08 Aprile 2012 - 10:10

    Che quello che tu chiami...M. M. e ne sarà proprio contento!!! ti pubblica proprio...perchè non può fare diversamente! Le leggi...le tue magnifiche...dissertazioni??? Solo, ripeto, cazzate!

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