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Italia addio: colpa della crisi e anche nostra

Mattias Mainiero risponde a Giancarlo Pinzi

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Italia addio: colpa della crisi e anche nostra

Questo governo ci manderà alla malora un po’ più tardi, ma sempre alla malora ci manderà. Vi sono milioni di persone disperate a cui è venuta meno la gioia di vivere. Quando sento molti giovani che non vedono l’ora di espatriare, penso che sia finita la fiducia nel Paese.
Giancarlo Pinzi
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Vero, ma non del tutto. Le ultime ricerche ci dicono che quattro giovani su dieci sognano di trasferirsi subito all’estero, negli Stati Uniti (16,1), in Francia (16,5), Inghilterra (11,9). Fuggono, o sognano di fuggire, per sottrarsi alla disoccupazione (fra i giovani, 31,9 per cento, in aumento di quattro punti su base annua), perché pensano che altrove le prospettive di carriera e di guadagno siano maggiori. Perché la gioventù è anche questo, è voglia di percorrere strade nuove. Fuggono per costruirsi un futuro migliore. A volte anche per mancanza di coraggio. E su questo non ci sono dubbi. Ma fuggono, o sognano di fuggire, soprattutto perché non gradiscono il presente, perché dinanzi agli occhi spesso hanno non un rischio, un’ipotesi, una probabilità di insuccesso ma la certezza di un fallimento, che è quello dei loro genitori che vivono di speranze mai realizzate, di aspettative deluse, di frustrazioni, di piccole e grandi rabbie verso la vita. Glielo dico terra terra, così evitiamo equivoci: con la voglia di andarsene non c’entra il governo di oggi, che ha pochi mesi di vita. E non c’entra tanto neppure il governo di prima, degli ultimi due o tre anni o degli ultimi dieci anni. Non c’entra neanche la crisi economica, che sta qui e in Inghilterra come in Francia e in Spagna e in Irlanda, cosa che i giovani sanno benissimo. C’entriamo soprattutto noi, noi cinquantenni o sessantenni che abbiamo voluto quei governi perché in qualche modo ci facevano comodo, perché abbiamo pensato a noi stessi e non alle future generazioni, al nostro piccolo tornaconto. Noi cinquantenni e sessantenni che abbiamo costruito un mondo vuoto, anche a livello familiare, inseguendo l’irrealizzabile e pericoloso sogno del facile arricchimento, della carriera innanzitutto, delle comodità. E così facendo abbiamo comprato ai nostri figli il biglietto per gli Usa o la Francia o l’Inghilterra. Spesso un biglietto di sola andata per un mondo che è sicuramente l’approdo di una fuga, e non credo l’inizio di una vita sul serio migliore e di maggior successo. Sconfortante.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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Commenti all'articolo

  • cavallotrotto

    04 Giugno 2013 - 13:01

    concordo con quel che lei dice . vede dottor mainero , io ho oltre 70 anni , crede che abbia trovato lavoro con facilità ? nemmeno per sogno . anno1960 mi viene offerto lavoro da una grossa industria italiana , ero felice perché finalmente mi allontanavo da una famiglia pesante . ma ero minorenne al tempo , avevo 18 anni . mio padre mi ha accompagnata al colloquio , avrei dovuto andare in francia , e lui , di larghe vedute idiote , disse no . e così il mio sogno di evasione è rimasto tale .e ora che sono vecchia , consiglio ai giovani di andarsene da casa , la gioventù non è eterna , meglio avere ricordi che pensieri di odio per chi tit tarpa le ali .

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  • nyx

    22 Aprile 2012 - 11:11

    Noo, caro dottore, non è colpa nè dei cinquantenni, nè dei sessantenni...è solo colpa di un mondo che fisiologicamente deve cambiare e "metabolizzare" il presente...come avviene da sempre! Ci scordiamo troppo spesso il passato...sempre uguale a se stesso...e che noi...continuiamo...ad evadere!!

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