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Peccato: non sappiamo più sorridere

Mattias Mainiero risponde a Gian Luigi Zaccaria

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Peccato: non sappiamo più sorridere

Ho letto il suo articolo con le riflessioni contenute ma, pur essendo un sessantenne, non mi sento rappresentato. Prima di tutto non ho voluto alcuni governi per comodità, ma solo perché non c'erano alternative (e le persone in questi "contenitori" non erano volute da noi ma decise da altri). Secondariamente ho cercato di trasmettere a mia figlia le cose belle e le brutte e le difficoltà della vita che si trovano in Italia come altrove, anche in Paesi da sogno. L'ultima riflessione: i giovani hanno davanti il futuro che va costruito come hanno fatto i nostri padri e nonni. Mio nonno aveva fatto due guerre, mio padre una ma  l'ottimismo non mancava mai sulla nostra tavola.
Gian Luigi Zaccaria
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Ricapitolando: nella risposta in questione si parlava dei giovani e della voglia di molti di loro di fuggire dall’Italia. Si parlava anche di genitori non sempre all’altezza, dei cinquantenni e sessantenni di oggi, dei loro sogni infranti, delle disillusioni. Bene: mi fa piacere che lei faccia eccezione. E mi fa anche piacere che abbia centrato il problema. Suo nonno aveva fatto due guerre, suo padre una, e l’ottimismo non mancava. Invece, guardi oggi: guerre zero, la vita media che si allunga, condizioni infinitamente migliori, auto sotto casa, frigo, tv, lavastoglie, lavabiancheria, scolarizzazione di massa. Ci sarebbero tutti gli ingredienti per sorridere. E invece l’ottimismo manca. Siamo perennemente affaccendati e ripiegati su noi stessi. Ai nostri figli abbiamo consegnato un mondo che non sa più sorridere, che vede problemi anche laddove non esistono, che non riesce a fare a meno del superfluo, si prende troppo sul serio, si fa la guerra da solo. Un mondo cupo. E poi ci meravigliamo e ci lamentiamo se tanti nostri figli sognano di fuggire. Dall’Italia, come da altri Paesi. Ma anche da noi. Fuggono per un futuro migliore, ma anche per colpa di un presente abbastanza brutto. P.S. L’abolizione delle preferenze («le persone in questi contenitori non erano volute da noi ma decise da altri») è cosa abbastanza recente. E prima dell’abolizione nelle liste elettorali, come sappiamo, c’era di tutto. Eppure, convinti, li abbiamo votati. A volte, purtroppo, non per ignoranza ma per semplice comodità. Lei no, e nessuno vuol metterlo in dubbio. Molti altri purtroppo sì. Anche quando le alternative c’erano ma era scomodo percorrerle.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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Commenti all'articolo

  • metallurgico

    22 Aprile 2012 - 00:12

    Ma che fine ha fatto?

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  • nyx

    12 Aprile 2012 - 15:03

    Quanto è brutto un mondo senza sorriso. E i giovani, molti, non sorridono più. Sono i figli di ieri, sono i figli dell'oggi, del materialismo imperante e del nichilismo. Sono i figli dell'avere e non dell'essere. Sono i figli di un dio minore. Hanno smarrito la forza per credere, la purezza per guardare, la passione per combattere. Non capiscono che significa esistere ed eccoli, infelici e incapaci di vivere.

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