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Fregato dall’uomo in Loden

Mattias Mainiero risponde a Giampiero Evoldi

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Fregato dall’uomo in Loden

Caro signor Mainiero, sono un esodato. Il 1/7/2013 sarei dovuto andare in pensione, grazie ad un accordo sottoscritto con la banca per la quale lavoravo. Come lei certamente sa, l’uomo in Loden ha pensato bene di spostare d’imperio in avanti l’età di accesso alla quiescenza. Mi trovo quindi nella spiacevole situazione di non sapere quale sarà il mio futuro. Meno male che questi sono tecnici. L’incredibile paradosso della situazione è che nemmeno sanno quello che fanno, e che, pur di non ammettere che proprio grandi tecnici non sono, si palleggiano le responsabilità delle loro azioni, soprattutto quando sfociano in nefasti risultati.
Giampiero Evoldi
Mantova

Pessimi tempi, caro Evoldi. Ho conosciuto un signore. Si trova nella sua stessa, identica situazione: esodato. Meglio ancora: pensionando senza pensione. Con un’aggravante non da poco: il signore, onest’uomo, padre di famiglia, fra qualche mese nonno, ha stipulato un patto con la sua azienda. Dobbiamo comprenderlo: dopo anni e anni di lavoro, del tutto insoddisfatto della sua posizione, ha avuto l’opportunità di andar via. Ma lui, di starsene ai giardinetti pubblici, lettura del giornale sulla panchina, cane a gironzolare e fare la pipì, non ci pensava neppure. Così ha accettato la buonuscita. Comprendiamolo di nuovo: trattatasi di soldi, euro, che l’azienda, a norma di contratto, gli offriva. Una somma consistente, data la sua anzianità e la sua posizione. Il signore ha pensato: parcheggio tutto in banca, un investimento tranquillo. Poi, quando avrà le idee più chiare, quando si apriranno certe opportunità, mi metterò in proprio. Pensava ad un’aziendina nel campo dell’informatica. I soldi in banca li ha messi sul serio. Ma è arrivata la crisi, la speculazione ha fatto il suo, l’Italia ci ha messo sopra il carico da novanta, gli indici sono impazziti e lui si è ritrovato con il capitale dimezzato. Addio lavoro in proprio. Nel frattempo, arrivati i professori al governo, è saltato anche il patto con lo Stato, dopo che quello con l’azienda si era rivelato una fregatura. E lui, che è sempre un onest’uomo, che è sempre un gran lavoratore, che è molto bravo nel suo campo, si è ritrovato davvero sulla panchina dei giardinetti. E non ha neppure il cane che deve fare la pipì. Lux, così si chiamava il bastardino, è morto due settimane fa.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

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