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Voto anti-Renzi o no?

Quattro esperti spiegano il voto dei ballottaggi: il grosso rischio dopo il trionfo di Grillo

Quattro esperti spiegano il voto dei ballottaggi: il grosso rischio dopo il trionfo di Grillo

È la sconfitta di Renzi o la vittoria di Grillo? I politologi già si spaccano dopo il terremoto del ballottaggi, una notte pesantissima, con le vittorie dei 5 Stelle a Roma e Torino (e in 19 su 20 Comuni in cui sono arrivati al secondo turno) che mandano in tilt il governo e il Pd. Dopo l'euforia però, avverte già qualcuno, il Movimento deve stare attento a non trasformare il trionfo in disfatta.

Contro Renzi e contro il Pd - Voto locale o voto nazionale, è l'eterno dilemma in questi casi. Dal Nazareno è lo stesso Matteo Renzi a sminuire: "Non è stato un voto contro di me". Forse è vero, ma sicuramente è stato un voto contro il Pd e i candidati scelti dal premier-segretario. Quattro politologi intervistati da Repubblica, su questo punto, sono concordi. "C'è un calo di fiducia nei confronti del governo Renzi rispetto alle europee, ma l'offerta locale del Pd non è stata all'altezza della sfida lanciata dal M5S", spiega così il voto Salvatore Vassallo, esponente Pd e professore di Scienze della politica all'Università di Bologna. Per Alessandro Rosina, ordinario di Demografia e Statistica sociale alla Cattolica di Milano, i dati sull'astensionismo indicano un voto poco convinto: "Il Movimento 5 Stelle ha lanciato volti nuovi, due donne con messaggi forti e coraggiosi a Roma e Torino, dove il voto ha avuto una connotazione più anti-renziana. E ha saputo interpretare meglio di altre il malessere sociale delle periferie, che si combina al tema della sicurezza e dell'immigrazione".

Il grosso rischio di Grillo - Il caso di Torino in questo senso è forse esemplare. Sul grande sconfitto Fassino non pesavano in apparenza gravi colpe, come nel caso del Pd romano. Eppure è stato silurato senza pietà. "Programmi e contenuti non contano più, vince chi è nuovo, per il semplice fatto di non appartenere al vecchio establishment politico - è la tesi di Giovanni Orsina, docente di storia contemporanea alla Luiss di Roma -. Fassino ha governato bene, ma dà l'idea di uno che sta lì da sempre". Roberto D'Alimonte, esperto di sistemi elettorali ed editorialista del Sole 24 Ore, concentra però l'attenzione sui vincitori e l'insidia che si nasconde nel futuro di Raggi a Roma e Appendino a Torino: "I 5 Stelle possono dimostrare di sapere governare due città importanti, ma se falliscono la loro credibilità come alternativa al Pd per il governo del Paese crolla".

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Commenti all'articolo

  • linam

    21 Giugno 2016 - 02:02

    Le persone di cuore e di cervello collaborano con il movimento cinque stelle che vuole onestà e trasparenza , gli idioti progettano la vendetta.

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  • miraldo

    20 Giugno 2016 - 19:07

    Il M5s in molte regioni non esiste nemmeno, il popolo sa che questi sono dei ciarlatani e adesso amministrano Roma e Torino con i voti del centrodestra punto....... fino a ieri nei 17 comuni che amministravano in 13 sono indagati i loro sindaci e assessori.......... questi sono peggio dei loro compagni del Pd..........

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  • rocc

    20 Giugno 2016 - 15:03

    il giornalista d'Alimonte (e l'articolo con lui) dice che i grillini saranno l'alternativa al Pd. E la destra? Nemmeno citata. La destra ha perso solo a causa dei suoi enormi errori (essere stata divisa a Roma, se fosse stata unita avrebbe vinto; non aver convinto mezzo milioni di milanesi che non hanno votato e così hanno fatto vincere Sala,ecc.); se non farà simili errori,vincerà

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  • arwen

    20 Giugno 2016 - 14:02

    La dx nn esiste più, la sx nemmeno, ma ancora nn lo sa. Renzi continua a blaterare annunciando successi e riforme epocali, ma la realtà parla un'altra lingua. La lingua delle periferie tartassate, dei disoccupati ai quali il jobs act nn ha fatto un baffo, degli 80 euro farlocchi, delle pensioni da fame, della integrazione fasulla...Se la metà degli aventi diritto nn va a votare, fatevi una domanda

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