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E la folla guarda

La strage delle balene: le attirano nell'acqua bassa e le massacrano

La strage delle balene: le attirano nell'acqua bassa e le massacrano

Gli abitanti delle Isole Faroe accerchiano le balene in mare aperto e le spingono in acque basse per massacrarle. Come? Tagliando loro la spina dorsale con dei coltellacci. Succede da centinaia di anni, è una tradizione. E chi se ne frega della tradizione, non può certo giustificare la ferocia di questa mattanza - nota in lingua feringia come grindadràp o grind - che spazza via intere famiglie di balene, globicefali e altri delfini in un colpo solo. L’ultimo raccapricciante episodio tra le isole del Nord Atlantico è di questa settimana. Le immagini sono da pelle d’oca. Decine di balene immerse in un mare rosso scarlatto, non riescono a sfuggire ai colpi di lame dei cacciatori. Spinte nell’acqua bassa, in preda allo stress, sono costrette a fare un bagno nel sangue dei loro compagni. Una volta che le hanno uccise, poi, con dei ganci e delle funi trasportano i loro corpi a terra, dove una folla di persone, con bambini al seguito, si riunisce per guardare lo spettacolo. Che trova pure divertente. Da non crederci.

L’aspetto più tragico di questa pratica disumana è che le balene sono vittime del loro innato senso di lealtà. Tale è la loro devozione alla famiglia che se una di loro viene colpita, l’intera cerchia resta al suo fianco, ponendo se stessi in pericolo. Se muore una, muoiono tutte. Ma muoiono insieme. L’ultimo grindadrap nelle Faroe Islands ha fatto fuori almeno 120 cetacei.

L’orrore viaggia sul filo della legalità. Questo tipo di pesca purtroppo è consentito in queste Isole, dove gli attivisti da anni si battono per cercare di portare la caccia alle balene all’attenzione del tribunale della Danimarca. Il massacro dei cetacei, infatti, è proibito in tutta l’Unione europea, inclusa la Danimarca, in conformità con l’Appendice II della Convenzione relativa alla Conservazione della Vita selvatica e dell’Ambiente naturale (Convenzione di Berna) «Tuttavia nelle Isole Faroe, il massacro di cetacei continua con l’assistenza delle forze di polizia danese, della Marina Militare e del governo danese», denunciano le associazioni animaliste. Le Isole Faroe, nazione costitutiva del Regno di Danimarca e del Folketing, dal 1948 è nazione autonoma, non appartenente all’Ue, tanto che le istituzioni locali gestiscono individualmente le questioni di politica interna. Al governo centrale danese, invece, spetta la difesa e gli affari esteri.

E pensare che questo arcipelago, immerso nelle acque dell’oceano Atlantico tra la Scozia, la Norvegia e l’Islanda, attira gli appassionati della natura, data la flora incontaminata che la caratterizza, la fauna libera di muoversi sul territorio, nonché numerose attrazioni turistiche volte al rispetto dell’ambiente. Un vero e proprio paradiso, peccato che per tradizione ogni anno si debba immergere in un mar rosso sangue che preferiremmo non vedere.

Le stragi di cetacei sono uno spettacolo raccapricciante anche per quelle compagnie di navigazione tedesche che esattamente un anno fa hanno annullato gli scali nelle Isole. Dopo che la stampa di tutto il mondo aveva pubblicato la strage di 250 globicefali in nome della tradizione locale, che aveva tra l’altro portato all’arresto di sette attivisti di Sea Shepherd, colpevoli di aver «interferito» in un grind. Tra i «criminali» anche un’italiana condannata dal tribunale danese (il 7 agosto del 2015) a una multa o in alternativa a 14 giorni di carcere. Da non crederci.

di Daniela Mastromattei

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Commenti all'articolo

  • heinreich

    22 Agosto 2016 - 17:05

    luridi assassini

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  • wall

    30 Luglio 2016 - 19:07

    Che ogni rivolo di sangue sia tale a far sprofondare questa isola nel profondo del mare. Gli abitanti e la Danimarca che leggifera sono carnefici e si distinguono da quello che fanno quelli con la bandiera nera.Non sarà mai nella mia vita un posto la " Danimarca" ancora rimasta vichinga razza crudele augurandogli anche a loro di venire inghiottiti dai vulcani

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