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L'iniziativa: le vostre storie

Scrivete a Libero: "La mia vita in un zoo". Comincia Feltri: "Io e gli animali"

14 Settembre 2017

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Scrivete a Libero: "La mia vita in un zoo". Comincia Feltri: "Io e gli animali"

Chiunque abbia uno o più animali, cane, gatto, coniglio, tartaruga, riccio o pesce rosso, non importa di che tipo, sa quanto possano diventare importanti, veri membri della famiglia; con il loro carattere e la loro particolare empatia sono capaci di migliorare la nostra vita. Raccontateci le vostre storie. Scrivete a: [email protected] 

Quante storie di animali domestici potrei raccontare. Ne seleziono alcune per invitare i lettori a scrivere e inviarci le loro esperienze con le bestiole di casa. Abbiamo voglia di leggerle e divulgare.
Negli anni Settanta, avendo quattro figli piccoli, mi trasferii in campagna, in una cascina con un bel prato dove i bambini potessero divertirsi a piacimento. Comprai un giovane cavallo, Miguel, di 5 anni, che nei momenti di libertà dal lavoro montavo, gironzolando nei campi.
Un pomeriggio mi avventuro con lui in una riserva di caccia.
Lungo una stradina sterrata tenevo un galoppino, in gergo si chiama canter, e Miguel si arrestò di colpo. Rischiai di cadere, ma rimasi in sella miracolosamente. Mi arrabbiai col cavallo non riuscendo a capire il senso della sua brusca sosta. Alzai lo sguardo e davanti a me vidi una coniglia che attraversava il viottolo con quattro coniglietti selvatici appresso. Uno spettacolo da cartoni animati. Quando il gruppetto di roditori raggiunse l' altro lato della stradina, Miguel riprese la sua andatura, come se niente fosse accaduto. Lo accarezzai sulla criniera folta onde manifestargli il mio apprezzamento per non aver travolto i conigli. La prova che la sua sensibilità era qualcosa di commovente.
Lo stesso cavallo una sera mi convinse di essere superiore alla mia intelligenza.
Mi trovai immerso all' improvviso nella nebbia, disperso in una distesa di terra coltivata a granturco. Pannocchie da tutte le parti.
Non mi orientavo più, come fossi in mare aperto senza bussola. Avevo smarrito la via del ritorno. Fui colto dalla disperazione. Ormai era buio pesto.
Al colmo della agitazione mollai le redini e dissi a Miguel: o mi porti tu a destinazione o trascorriamo la notte in questa landa. Il puledrone non fece una piega.
Cominciò a trotterellare sicuro di sé, svoltando a destra e a sinistra. Cinque minuti dopo si bloccò. Eravamo davanti al cancello chiuso della mia abitazione agreste. Sollevato, felice di aver concluso la maledetta escursione, abbracciai Miguel che sbuffava. Gli riempii la mangiatoia di carote e di mele di cui era ghiotto.
All' epoca lavoravo al Corriere della sera fino a notte inoltrata. Quando in automobile rientravo, e mi apprestavo a spalancare il famoso cancello, il mio cavallo rompeva il silenzio - probabilmente svegliando il vicinato - con alcuni nitriti vibranti e acuti. Mi riconosceva e forse mi chiamava. Entravo nel box e lo accarezzavo, si placava subito, mi appoggiava il musone sul petto, più affettuoso di un figlio.
Poi raggiungevo il refettorio.
Mia moglie sul tavolo mi aveva lasciato qualcosa da sgranocchiare. La famiglia dormiva. Visitavo le stanze dove riposavano i miei figli.
Non si destavano mentre passavo la mano sulla loro fronte. Dal letto di Mattia toglievo due o tre automobiline, da quello delle tre ragazzine estraevo bamboline e varie cianfrusaglie. Poi cenavo: un po' di formaggio, senza appetito, data l' ora.
In una circostanza vidi un topolino che dal bracciolo di una poltrona mi guardava incuriosito. Aveva occhi lucenti come capocchie di spillo. Mi fece tenerezza e con garbo gli offrii briciole di grana. Le gradì assai. E da quella notte fredda di gennaio il ratto si presentò puntuale al mio desco, e lo nutrii senza provare alcun ribrezzo. In primavera sparì. Mi manca anche il mio sorcio, come mi manca la mia pastora scozzese, Narcisa, che la mattina svegliava i miei bambini e li mandava d' imperio a scuola, buttandoli giù dalle brande alle 7, con decisione, ossia prendendo le coperte per un lembo e costringendoli ad alzarsi.
Mi manca la capretta nana che mangiava anche i gerani. Mi manca il mio gatto Agostino che rubava la carne dalla padella sul fuoco con diabolica abilità. Mi manca la gatta Amalia che prelevava i salamini dal frigorifero e accendeva le luci pigiando l' interruttore. Mi manca Ciccio grigio che quando scrivevo a macchina mi paralizzava i tasti per giocare.
La mia esistenza si è svolta in uno zoo. Ancora oggi vivo tra gli animali, sono migliori di me.

di Vittorio Feltri

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Commenti all'articolo

  • Prendo Feltri per i fondelli

    14 Settembre 2017 - 16:04

    "La mia esistenza si è svolta in uno zoo. Ancora oggi vivo tra gli animali, sono migliori di me" Vittorino, la tua confessione è lodevole; ma, che gli animali sono migliori di te, lo sapevamo già!

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