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Difesa Personale

Hai attivato i "radar"?

L'attenzione non genera ansia

17 Giugno 2017

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Percezione del Rischio

Molte donne ai miei corsi dicono: "non si può girare per strada sempre con l'ansia di essere aggrediti! Se sto passeggiando in relax con una mia amica di giorno, non voglio stare in allerta".

Molte persone associano l'attenzione all'ansia. Ma è vero esattamente il contrario.

La consapevolezza di ciò che può accadere e il monitorare ciò che accade intorno a noi è il miglior balsamo per la paura, proprio perché il conoscere e il saper controllare la situazione circostante diminuirà sicuramente l'intensità dell'emozione.

Io solitamente pongo una contro domanda:" Se stai guidando e in macchina con te hai la tua amica, riesci a colloquiare tranquillamente o sei in ansia perché hai paura che qualche auto possa venirti addosso? "

Ponendo questa domanda vedo che iniziano a capire meglio ciò che sto a loro insegnando, perché è un argomento che conoscono. Infatti se guidano devono necessariamente aver preso la patente e di conseguenza, sanno perfettamente che le prime volte che hanno guidato, il cervello era impegnato a svolgere funzioni nuove come: posizionare il sedile, regolare correttamente lo specchietto retrovisore e i due laterali, mettere la cintura di sicurezza etc.etc.  Dopo un po' di tempo queste azioni vengono svolte in automatico senza bisogno delle funzioni cognitive. Diventa quindi estremamente semplice guidare e dialogare con l' amica, prestando attenzione a ciò che dice e a ciò che rispondete.

Allo stesso modo dopo aver "allenato" l' attenzione vigile all'inizio con l'aiuto della parte cognitiva, seguendo un protocollo molto semplice: screening generale, visione periferica, osservare ciò che si muove, identificare eventuali pericoli, individuare persone che a livello di intuito viscerale non ci ispirano fiducia, mantenimento delle distanze di sicurezza, non indugiare con lo sguardo troppo a lungo su una persona che non si conosce; nel tempo queste misure preventive verranno automatizzate, lasciando libero il cervello di occuparsi d'altro. 

Solamente nel caso che i nostri recettori sensoriali, grazie all'amigdala supportata dall'ippocampo, riconoscano una situazione come pericolosa per la nostra incolumità, il nostro cervello subirà un "sequestro emozionale", il pro encefalo  verrà bypassato per lasciare spazio alla parte più arcaica che ci farà fare ciò che abbiamo automatizzato in allenamento o che ci ha salvato in passato in situazioni simili.

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