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Bullismo e Cyberbullismo

EMERGENZA BULLISMO

Lo sport come strumento di prevenzione

14 Agosto 2017

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EMERGENZA BULLISMO, COSI' TITOLA LA GAZZETTA DI PARMA

Il fenomeno della violenza nelle scuole è purtroppo ormai diventato all’ordine del giorno: ragazzini che per divertirsi feriscono, distruggono, umiliano  loro coetanei, fino ad arrivare a situazioni limite. Dalla statistica ISTAT del 2014 risulta , poco più del 50% degli 11-17enni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Hanno subìto ripetutamente comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti più i ragazzi 11-13enni (22,5%) che gli adolescenti 14-17enni (17,9%); più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%). Le vittime assidue di soprusi raggiungono il 23% degli 11-17enni nel Nord del paese. Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell’anno), sono oltre il 57% i giovanissimi oggetto di prepotenze residenti al Nord. Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o Internet, il 5,9% denuncia di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di Cyberbullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi). Il 16,9% degli 11-17enni è rimasto vittima di atti di bullismo diretto e il 10,8% di azioni indirette, prive di contatti fisici. Tra le ragazze è minima la differenza tra prepotenze di tipo “diretto” e “indiretto” (rispettivamente 16,7% e 14%). Al contrario, tra i maschi le forme dirette (17%) sono più del doppio di quelle indirette (7,7%).

Vanno quindi affrontate nei contesti scolastici con i giovani e i loro insegnanti, ma anche con le famiglie, problematiche quali la gestione dei conflitti, il significato ed il riconoscimento della “violenza” e la prevenzione delle discriminazioni, che sono diventate temi sempre più articolati e complessi oltre che urgenti da affrontare ad ogni livello (istituzionale, sociale, politico e familiare). Occorre stimolare la Comunicazione in ogni sua forma (verbale e non) e soprattutto occorre sollecitare anche il riconoscimento del valore delle proprie Emozioni: è da qui che passa il messaggio dell’autostima , dell’auto-efficacia e del valore di sé! Tutti coloro che Agiscono una violenza “fisica o psichica”, che si tratti di bambini, di adolescenti o di adulti, tutti evidenziano che hanno appreso un modello inadeguato di comportamento e di relazione oltre che di gestione delle proprie energie e risorse. A questo scopo è fondamentale costruire un modello di intervento per queste situazioni “anomale” e pericolose per l'ordine e per la crescita sana dei nostri ragazzi. L'obiettivo della famiglia e dell'educatore, oltre che delle Istituzioni politiche e scolastiche preposte, deve essere oggi proprio quello di fornire strumenti per una sana crescita dei giovani e per il miglioramento del loro stile di vita.

L’utilizzo dello sport come valvola di sfogo per adolescenti che non riescono a gestire la propria aggressività sembra essere una soluzione vincente. Attraverso la pratica delle arti del combattimento per la difesa personale, il ragazzo o la ragazza imparano in primo luogo due passaggi fondamentali: attaccare e difendersi, queste sono due tipologie di comportamento che presuppongono capacità sia fisiche che psichiche diverse. Infatti, in azione di attacco addestriamo la nostra capacità fisica di afferrare, trattenere, sbilanciare e immobilizzare, contemporaneamente alle qualità psichiche del coraggio, del sapere integrare l’azione nello spazio e nel tempo, di essere creativo durante l’azione e soprattutto di sapersi controllare per non divenire aggressivo in senso distruttivo. In azione di difesa, invece, dobbiamo allenare le nostre capacità fisiche di schivare, resistere e liberarci, in combinazione con le nostre qualità psichiche di sopportare il contatto fisico serrato, controllare le proprie emozioni, accettare le cadute, oltre che ridimensionare la vittoria e riconoscere la sconfitta. Il senso della lotta si palesa trasformandosi, piuttosto che come occasione di sfrenata espressione di violenza, nella ricerca di una nuova modalità di espressione: 

- lottare significa in primo luogo agire;

- difendersi vuol dire anche imparare a sentire, riconoscere e riutilizzare in modo funzionale per se stessi tutte quelle sensazioni fisiche e mentali che caratterizzano la paura;

- lottare vuol dire anche usare il corpo a corpo, in una società basata sulla comunicazione verbale e audio-visiva nella quale siamo propensi ad eliminare sempre più i contatti fisici;

- difendersi dunque comporta un costante e produttivo confronto con se stessi, con le proprie capacità sia fisiche che mentali acquisite.

           

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