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Sicurezza

" AGENTI ARMATI ANCHE FUORI SERVIZIO PER CONTRASTARE IL TERRORISMO ".
PECCATO CHE GLI VENGA NEGATO IL PORTO D'ARMI DA DIFESA PERSONALE

I soliti pasticci all'italiana.

28 Agosto 2017

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" AGENTI ARMATI ANCHE FUORI SERVIZIO PER CONTRASTARE IL TERRORISMO ".PECCATO CHE GLI VENGA NEGATO IL PORTO D'ARMI DA DIFESA PERSONALE

«Nonostante gli accorati appelli nel corso degli anni da parte del Sindacato unitario di Polizia Locale, in nessun comando della provincia sono stati organizzati corsi di formazione per il personale riguardo a come operare nella gestione dell’ordine pubblico in ausilio alle forze di polizia statale. Anzi, a dire il vero alcuni corpi di polizia municipale non sono dotati di idonei strumenti di difesa». E poi: «Si continua a chiedere che la polizia locale sia impiegata unitamente alle altre forze di polizia per la tutela della sicurezza delle manifestazioni più importanti, ed al nostro personale impegnato si chiede di osservare scrupolosamente dei “protocolli antiterrorismo” totalmente sconosciuti a livello locale e nei nostri comandi». E infine: «Comprendiamo perfettamente le problematiche dovute alla carenza di personale delle forze di polizia ad ordinamento statale, ma non crediamo che la soluzione sia utilizzare personale non formato nello specifico e scarsamente attrezzato, perché il rischio è solo quello di posizionare dei “birilli”, facilmente individuabili».

Queste sono le parole piene di amarezza espresse dal coordinatore Provinciale del Sindacato unitario di Polizia Locale di Reggio Emilia Luca Falcitano, in un intervista rilasciata alla GAZZETTA DI REGGIO, in relazione alle nuove misure antiterrorismo, stabilite nei giorni scorsi in Prefettura in seguito alle indicazioni contenute nelle circolari diffuse dal ministro dell’Interno, Marco Minniti. Il Ministro chiede: “un attento monitoraggio relativamente agli eventi e alle iniziative già programmate sul territorio in sinergia con le polizie locali”. Il coordinatore Provinciale del Sindacato in risposta vorrebbe un incontro con il Prefetto di Reggio per poter illustrare le esigenze degli agenti sul fronte sicurezza.

Per capire meglio la situazione dovete sapere che qualche giorno fa, dopo gli ultimi attentati in Finlandia e in Spagna, si è riunito a Roma il Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo con i vertici di tutte le Forze di Polizia italiane. A questo incontro hanno partecipato i massimi esponenti delle Forze di Polizia, i Servizi di Intelligence e i rappresentanti della sicurezza pubblica spagnola.

Dopo questa importantissimo vertice, il Ministro degli Interni Minniti, dal Dipartimento Amministrativo Penitenziario, ha fatto diramare una circolare alle direzioni delle carceri italiane, nella quale viene esplicitamente richiesto a tutti gli agenti di portare l'arma anche fuori dal servizio istituzionale affinché in caso di emergenza possano intervenire tempestivamente, riducendo il danno.

C'è un problema a monte però abbastanza spinoso.

Dopo l'attentato di Nizza, l'allora Ministro dell' Interno Alfano aveva già richiesto a tutti gli agenti di portare l'arma sempre addosso e il Sindacato di Polizia aveva già risposto che, per legge, agli agenti fuori servizio viene negato il porto d'armi per difesa personale. O meglio viene negato loro di portare un'arma propria, sono legittimati a portare solo quella di ordinanza, la Beretta 92, che ha un peso di 1 kg e lunga 21 cm. 

Non ci vuole un genio per capire che un arma di tali dimensioni non è facilmente mimetizzabile quando si è in abiti civili soprattutto in estate. La cosa veramente assurda è che non è sempre stata così la legge, infatti tanti anni fa gli agenti avevano il porto d'armi per difesa personale e potevano portarsi un arma più maneggevole. Proprio negli ultimi anni, quando il fenomeno del terrorismo ha iniziato a riguardarci da vicino, hanno deciso di introdurla.

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