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Aggressione in pieno centro

PARMA, LA PETIT PARIS UNA VOLTA..
Ennesimo episodio di violenza nei confronti di un giovanissimo ad opera di una baby gang

Alcuni consigli per la sicurezza dei vostri figli

9 Gennaio 2018

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PARMA, LA PETIT PARIS UNA VOLTA..

Sabato scorso, alle 22.30 nella centralissima Piazza Garibaldi, un ragazzino di quindici anni è stato aggredito da un branco di ragazzi, pare coetanei, che con la minaccia di picchiarlo si sono fatti dare il cellulare.

Purtroppo non è il primo caso di violenza ai danni di un giovanissimo accaduto nella città emiliana. La cosa che lascia un pò sconcertati è che sia successo nel week end alle 22.30 nella piazza più centrale della città. 

Dato che non sono un giornalista di cronaca ma mi occupo di sicurezza e difesa personale cercherò di dare alcune indicazioni per prevenire queste situazioni. Questo articolo è rivolto principalmente ai genitori perchè aihmè oggigiorno adolescenti che leggono un quotidiano ne conosco ben pochi, quindi saranno poi loro a dare, se vorranno e le riterranno valide, queste informazioni ai propri figli.

Come ho già detto in altri articoli nella rubrica Libero di Difendermi, l'aggressore cerca la preda più vulnerabile. L'essere in pochi, ovvero due o tre, rappresenta un amplificatore di vulnerabilità. Infatti questi gruppi di piccoli delinquenti denominati baby gang, non vanno a prendersela con una squadra di giovani rugbisti, ma fanno i prepotenti con un piccolo gruppetto di ragazzini di quindici anni. Il buio è un altro amplificatore di vulnerabilità ambientale. Il buio è il miglior alleato dei malintenzionati, perchè permette di agire con una minore possibiltà di essere visti bene e quindi riconosciuti e identificati.

Non voglio dire che i ragazzi non possano più uscire di sera ma dovranno essere consapevoli di queste dinamiche e quando vanno in giro dovranno allertare i sensi. Questo significa non stare continuamente a guardare il cellulare e non tenere le cuffiette con la musica sparata nelle orecchie. I sensi maggiormante utilizzati per captare un eventuale pericolo sono la vista e l'udito. Se li escludiamo con questi strumenti, capite che non sarà facile accorgersi di cosa succede intorno a loro. Molte volte inavvertitamente un ragazzo estrae il telefono dalla tasca per rispondere ad un messaggio o per guardare istagram e non si accorge che qualcuno lo sta osservando. Quando il branco sceglie un ragazzo per rubargli il telefono il più delle volte va a colpo sicuro, questo significa che almeno uno della gang sa che troverà ciò che sta cercando. Il consiglio è quindi di non estrarre il cellulare in luoghi affollati, perchè potrebbe esserci qualcuno che è interessato all' articolo..

Una strategia che può funzionare è quella di tenere in tasca un cellulare usato che non si usa più, di quelli che in ogni casa è lasciato nel dimenticatoio dentro a qualche cassetto. Tenerlo attivo con una carta prepagata da pochi euro può essere una mossa astuta. Nel caso un ragazzo venisse minacciato di percosse come è accaduto sabato, potrebbe dargli quello a patto che il ragazzo abbia la certezza di non aver estratto in pubblico quello "buono", in questo ultimo caso, se il ladro avesse messo gli occhi su quel modello, si sentirebbe preso in giro e questo potrebbe fare accrescere in lui rabbia con una conseguente escalation di violenza.

Nel caso ci fosse la possibiltà, durante la fase della minaccia, per un amico della vittima di staccarsi repentinamente dal gruppo per cercare aiuto nei paraggi, è consigliabile rivolgersi ad un adulto in modo diretto, chiedendo il suo intervento e non gridando aiuto in modo generico. Vi do questo consiglio perchè, per due fenomeni che in Psicologia dell' Emergenza vengono definiti ignoranza pluralistica e diffusione di responsabilità (le persone tendono a pensare che qualcun altro abbia più competenze e quindi osservano il comportamento degli altri presenti senza considerare che anche gli altri fanno lo stesso, inoltre per il fatto di trovarsi assieme ad altri, un individuo non chiamato in modo diretto, non ritiene di dover intervenire poichè crede che sia responsabilità di altri) molte persone tendono a non intervenire.

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