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Psicologia

Le paure dei bambini: come aiutarli

Come lavorare sulle paure dei bambini con la musica e il movimento

Tutti i consigli di Paola Tedde formatrice pedagogica e musicale per aiutare i bambini a superare le paure
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Paure nei bambini
Tutti i consigli di Paola Tedde formatrice pedagogica e musicale per aiutare i bambini a superare le paure

C’è modo di lavorare sulle paure dei bambini attraverso altri canali (il disegno, la musica o il movimento) a parte  l’ascolto e l’osservazione. Come?
Il bambino piccolo per sua natura é  come un “piccolo esploratore”, ama sperimentare tutto e approfondire qualunque cosa gli capiti sotto mano. Da subito si cimenta con l’uso della sua voce e trascorre il tempo  a sperimentare la possibilitá di suoni che é in grado di riprodurre.

Dopo l’anno verso i 15/18 mesi circa, comincia a scoprire anche lo scarabocchio ed é in grado di prendere una matita colorata in mano, un pastello a cera e riprodurre ghirigori su un foglio di carta.
Ghirigori preziosissimi perché rappresentano per lui la possibilità di intraprendere un cammino evolutivo grafico, ghirigori che oltre che manifestarsi come pietre miliari della sua crescita sono la possibilitá di esprimere ciò che di più intimo risiede nel suo inconscio.
 Michaela Strauss, pittrice ed Insegnante d’arte  tedesca di formazione steineriana, autrice di un libro sul disegno infantile “Il linguaggio degli scarabocchi.“ dice:  -“I disegni dei bambini sono il ponte grafico tra i processi vitali e l’inconscio” – .

Diamo spazio quindi a ciò che il bambino per sua natura ci mostra e in questo modo faciliteremo l’elaborazione delle sue difficoltá. Creiamo questo spazio fisicamente e scandiamo la sua giornata in modo che esista un tempo in cui il bambino abbia a disposizione gli strumenti adeguati per esprimersi. Carta, cartone, pastelli, matite colorate.
Teniamo conto del processo di crescita in cui lui si trova e preferiamo i colori che gli permettano di essere usati con maggiore facilità. Evitiamo le punte ma scegliamo i blocchi e le matitone colorate. Diamo priorità alla qualità dei mezzi e non alla quantità!

Esistono terapie efficaci legate alla musica che aiutano i bambini a superare le loro paure?

 È parte del mio lavoro trattare con il suono e con la voce, bambini neonati (2/3 mesi di vita) che non conoscono il sonno e in preda ai loro pianti inconsolabili e alla loro disperazione riescono solo ad assopirsi per un’oretta al giorno. 
La mia esperienza degli ultimi 10 anni, mi ha insegnato che le madri  di questi bambini, hanno vissuto durante la gravidanza o durante il parto dei momenti così difficili che il bambino non riesce a metabolizzare se non attraverso un pianto inconsolabile che si estende lungo i primi tre fino ai 6 mesi di vita.

Il sistema neuro sensoriale é in un vero stato di allarme! Questi problemi sono evidentemente sovradimensionati per un essere così piccolo e attraverso l’uso del suono si é finora sempre verificato che il bambino reagiscse immediatamente alla ricchezza armonica di questo e trova subito conforto attraverso il sonno.
Un sonno finalmente profondo che porta ristoro e consolazione progressiva  al piccolo paziente. Il bambino impara a conoscere questa dimensione di riposo e, giorno dopo giorno, impara sempre di più a ritrovarlo. Il set di strumenti scelto miratamente, lo porta fin dall’inizio a raggiungere rapidamente quei ritmi alfa, delta  e teta di cui si  necessita per  raggiungere il sonno. Attraverso il suono ”tocchiamo” il bambino con la massima delicatezza, gli “sfioriamo” il suo intimo con estremo riguardo e lui risponde ed entra in risonanza con la massima facilitá. Parallelamente all’approccio sonoro in questi casi, io consiglio alle mamme di far trattare i loro piccoli manualmente secondo l’approccio “cranio-sacrale”.
 La terapia cranio-sacrale é una pratica di medicina complementare che fa parte della tradizione osteopatica.  È un lavoro tattile, manuale di  massaggio sensibile, adatto a neonati come ad adulti, che agisce in maniera molto fine e non invasiva apportando benessere.

Cosa succede quando un bambino non riesce ad esprimere le sue paure e le nasconde? Come si può operare? Cosa si può fare per scoprirle?

Nei primi anni di vita il bambino piccolo ha come compito principale per la sua crescita sviluppare i sensi che gli permettono di percepire il mondo. 
Sviluppando il tatto (dall’abbraccio della mamma ai primi scontri fisici con i coetani durante il gioco), impariamo a “sentire”, entriamo in “con-tatto” con il mondo esterno e cosi sviluppiamo la capacitá di riconoscere l’”io” dell’altro.
 Quando tutto questo viene trascurato avremo un bambino “senza pelle”, pauroso, abbandonato e vulnerabile.
Il benessere, anche se non è considerato un senso vero e proprio dalla fisiologia medica tradizionale, riguarda le funzioni vitali del nostro corpo, quelle che ci segnalano che stiamo bene, che non abbiamo più fame, che respiriamo bene e che siamo riposati.

E’ altrettanto fondamentale perchè si occupa dei ritmi con cui scandire la giornata di un bambino facendolo stare bene, con il giusto calore, con la giusta alimentazione e con una gestione regolare del sonno. 
La carenza di tutto ciò provoca problemi digestivi e di conseguenza una forma diffusa di irrequietezza.

Il bambino si muove per conoscere il mondo. Attraverso il movimento il bambino impara ad avere e a mantenere una direzione e a saper sviluppare un dialogo con l’altro e con il mondo che lo circonda (infatti ad un sano sviluppo del movimento nei primi anni corrisponde un sano sviluppo del linguaggio). Al contrario quando il bambino é stato “bloccato”,” sgridato”, gli è stato detto soprattutto “non muoverti” “stai fermo”, il bambino raccoglie in sè dei blocchi che poi si manifestano in una disorganizzazione del suo movimento.

L’equilibrio. Attraverso di esso il bambino scopre la sua autonomia e sviluppa l’ascolto del mondo (l’organo dell’udito si sviluppa nell’embrione dall’organo dell’equilibrio che risiede nell’orecchio interno). Quando viene trascurata la cura dell’equilibrio  abbiamo a che fare con un bambino che ha difficoltá a stare da solo, che é in grado di dipendere ma non di essere autonomo, un bambino che sottovaluta le sue capacitá e che non ascolta il mondo che lo circonda e ha difficoltà ad entrare in relazione con lui.

E quando sono i coetanei a fare paura ad un bambino si deve intervenire direttamente? Difenderlo o piuttosto dargli degli strumenti di difesa?

In linea di massima, i bambini se cresciuti in maniera rispettosa del loro “essere bambini”, hanno sviluppato capacitá relazionali e sanno comportarsi di conseguenza laddove gli é richiesto di intervenire.
 Nei casi in cui si presentano situazioni limite, é auspicabile che un adulto sia così sensibile da modulare il suo intervento nell’interazione tra i bambini.

Cosa intendiamo quando parliamo di osservare le paure dei bambini da un altro punto di vista? Qual è l’approccio della pedagogia steineriana all’osservazione dei problemi e delle paure dei bambini?
Avere uno sguardo sulla realtà di tipo fenomenologico ovvero osservare i fenomeni dell’essere umano “in vivo” oltreché “in vitro”. Uno sguardo che osserva il bambino nella sua totalità e che tiene presente –così come fa la neuroscienza attuale (vedi G. Rizzolatti, M.Spitzer, G. Hüther, ) -  che nei primi anni di vita, ovvero da 0 anni fino all’etá scolare, il cervello e tutti gli altri organi vitali (cuore, fegato, reni, polmoni) sono nel pieno della loro formazione.

È perché questa formazione avvenga nel migliore dei modi, secondo un principio salutogenetico, che garantisce una salute del bambino presente e futura, possiamo metterci in ascolto delle sue necessità organiche evolutive.
Cosa vuol dire questo? Selezionare con attenzione la qualità e la quantità degli stimoli (immagini, suoni, atmosfere, ritmi di vita…) che un bambino in età prescolare e scolare può recepire e metabolizzare. 
In questo modo abbiamo a nostra disposizione tutta una serie di  mezzi in più che ci permetteranno di accompagnare le paure dei nostri bambini con una maggiore consapevolezza.

(A cura di Paola Tedde, formatrice pedagogica e musicale di maestri d’asilo presso l’Istituto Superiore di Pedagogia Waldorf )



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