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Psicologia

Il passaggio da infanzia ad adolescenza

La paura dei genitori nel non riconoscere più il loro bambino

Ecco come affrontare il momento in cui l’adolescente deve superare la situazione protetta tipica dell’infanzia, per acquisire autonomia e indipendenza.
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Da infanzia a adolescenza
Ecco come affrontare il momento in cui l’adolescente deve superare la situazione protetta tipica dell’infanzia, per acquisire autonomia e indipendenza.

L’adolescenza è un terremoto, la stagione in cui il bruco diventa crisalide. La ragazza o il ragazzo stanno costruendo la propria autonomia e spesso lo fanno “resettando” gli insegnamenti fin lì ricevuti dalla famiglia. L’antropologa americana Margaret Mead riferisce all’adolescenza “un bisogno di riesaminare tutto per poi partire con un nuovo senso dell’orientamento”.

Non si tratta solo di un fenomeno psicologico, ma neurobiologico, come ha efficacemente mostrato il prof. Bressa, che proprio alla mente degli adolescenti ha dedicato importanti studi. Il cervello dell’adolescente, infatti, presenta una significativa trasformazione che consiste in uno sfoltimento e una riorganizzazione a livello neuropsichiatrico. L’adolescente, che deve superare la situazione protetta tipica dell’infanzia, per acquisire autonomia e indipendenza, scoprire nuove emozioni, prova spesso, e per ragioni fisiologiche, attrazione per il rischio o per comportamenti “al limite”.

Ogni madre potrà riconoscersi nelle seguenti parole del prof. Bressa: “I genitori spesso subiscono il quasi improvviso sviluppo di queste modalità di comportamento, restando il più delle volte attoniti per tale deragliamento comportamentale, inatteso dopo una infanzia adeguata e senza problemi”. Salvo casi particolarmente esposti, la tendenza rientra con la maturazione della corteccia prefrontale, che, con la capacità di calcolare i rischi e operare strategie di lungo periodo, consente il passaggio verso l’età matura. Come sostenere gli adolescenti, quindi? In modo diverso rispetto a quanto ci chiedono i bambini.

Occorre non impedire loro esperienza e autonomia, pur vigilando e soprattutto fornendo rassicurazioni affettive. L’adolescente non vuole più essere protetto ma, nello stesso tempo, vuole ancora. La protezione deve diventare sfondo, sollecitudine non invasiva. Naturalmente ogni persona è una persona, ogni preadolescente è un preadolescente a modo suo. Se i figli adolescenti appaiono riservati e spesso impenetrabili è, forse, perché non vogliono incursioni nel loro mondo relazionale e nelle loro elaborazioni. Ai genitori non resta che fare un passo indietro e rispettare la richiesta dei figli, che rivendicano un loro privato. I valori che la mamma e il papà trasmettono ai figli saranno l’argilla che consentirà loro di costruirsi una personalità umana e morale.

a cura della psicologa Maria Rita Parsi

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