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Complimenti per la trasmissione

47.35 Parallelo Italia, un programma inutile

L'ennesimo ritorno al talk di Gianni Riotta

parallelo Italia

La prima domanda è: “Ma che serve?”, la seconda: “quanto costa?”. Ad osservare 47.35 Parallelo Italia (Raitre martedì, ore 21.20), ossia il partigiano Gianni/Johnny Riotta che ci riprova con la conduzione tv - solita camicia, aria più macilenta e crepuscolare, decine di ospiti che vanno e vengono come al Grand Hotel- be' due sono le domande che colpiscono lo spettatore. L’estate, come di consueto, è la grande stagione degli esprimenti. Spesso sbagliati.
47.35 Parallelo Italia vorrebbe “raccontare l’Italia e le sue contraddizioni, tra criminalità e legalità, laboratori d’avanguardia e scuole peggiori d’Europa…” , ma in realtà è un programma disarticolato, la copia di mille racconti, per di più afflitto da ansia da prestazione. C’è di tutto, qua dentro. Collegamenti minimalisti interrotti con disinvoltura da uno studio minimalista tra lepanchine greche occupate da marxisti greci che hanno studiato in Italia (“Il “sì” all’Europa è per i ricchi, il “no” per i poveri”) e i ristoranti tedeschi; Maroni che si rivede in una vecchia clip e apprezza i Buena Vista Social Club; l’intervista a Mogherini sull’accordo del nucleare iraniano (e meno male che qualcuno l’ha sentita); l’immancabile incontro con Renzi che indossa le stesse camicie di Riotta (con Riotta che lo smentisce, ma ovviamente quando Renzi non c’è più); le presenze olografiche di Anna Ascani del Pd, di Del Rio, di Passera, dello chef Heinz Beck, del commissario Expo Giuseppe Sala che ne approfitta per invitare le telecamere negli splendori dei Padiglioni di Rho Fiera; salti semantici tra immigrazione, Papa Francesco, la Caritas,i cibo, la crisi del debito greco che “sono certo non sia finita qui” dice Riotta e sente un certo Valerio che non so chi sia; i microfoni che gracchiano; l’inevitabile intervista al Cardinale Scola; il direttore di Raitre inquadrato col barbone. L’ideona, very 2.0, di far interagire i politici con la gente, già provata nel primo Agorà di Vianello.


Una lunga, torpida promenade verso il nulla con un brutto ascolto, col conduttore che continuava a ripetersi e a ripetere “questo non è un talk”, ai suoi sei ospiti in studio. L’unico merito della trasmissione è di tenere un tono civile, senza sovrapposizioni se non quelle dei pensieri. Cosa c’ è di diverso dalle decine di altri talk? Quanto ci costa? E più che “ A che serve?”, “A chi serve”?...

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