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Complimenti per la trasmissione

Se Orfini in tv non ha la "Presadiretta" degli ascolti

Il passo falso di Iacona nel talk politico

matteo orfini

Cui prodest? Di prim’acchitto, ad osservare il riflesso dell’orecchino dell’intervistatore Riccardo Iacona sulla stempiatura dell’intervistato Matteo Orfini, nell’aula sorda e grigia di Presadiretta (Raitre, domenica, prime time), be’ mi sono chiesto a cosa servisse tutto ciò. Orfini non toglieva nè aggiungeva nulla al quadro d’insieme.

Il presidente Pd, con la sua faccia da giovane vecchio, il timbro di voce dalemiano e la giacca lisa sulle cui spalle non avrebbe affatto stonato una spolverata di forfora, rispondeva pacatamente sulla politica «Acchiappavoti» di Sicilia e Campania. E sui rovelli di Cuperlo e gli aspiranti scissionisti. E sull’Italicum e sulle «sberle che prende la sinistra». E sulla questione morale come elemento politico trasversalmente difettoso. E sul fatto che, mentre il M5S denunciava il finanziamento occulto dei partiti Orfini, ribatteva «ma il Pd ha i bilanci certificati». Diacona non ingranava, slittava sull’ideologia. E Orfini evocava l’invicibile equilibrismo di Andreotti ai bei tempi. Il governatore Crocetta sprofonda in gorgo senza fondo? Orfini racconta che il renziano Faraone sta risolvendo le cose, qualche inchiestina aperta ma, insomma, cazzatelle, nulla di grave. Il governatore De Luca, tra condanne, liste d’appoggio terrificanti e figli indagati, se ne fotte della «questione morale» ricevendo l’appoggio di Renzi (il quale - grottesco- si costituiva parte civile per la faccenda dell’ecomostro Crescent proprio contro De Luca) ? Ecco Orfini difendere De Luca; aggiungendo, però, che «c’è indubbiamente un tema di personalizzazione notabiliare della politica». Indubbiamente.

Intervista come tante, questa, con temi ritriti e risposte scontate. Per carità, erano ottimi e abbondanti i servizi sulla Sicilia, sulle infiltrazioni camorriste della elezioni campane, sulle nequizie di Forza Italia partito «antidemocratico» (secondo Fitto, berlusconianamente un miracolato di talento). Perfino divertente l’indagine sugli ologrammi dei «Club Forza Silvio». Ma a che serve? Il ritorno in chiave politica di Presadiretta non rivela nulla di nuovo, è un deja vu ben narrato ma è la copia di mille riassunti, direbbe Bersani (Samuele, non Pierluigi). Sarà che Iacona con le sue inchieste, con le sue straordinarie immersioni sotto il pelo della realtà, ci ha abituati troppo bene. Ma che cosa ha di diverso una puntata come questa rispetto a una prima serata politica di La7, o a una di Ballarò? Il programma parte con un mesto 3% di share, raggiunge il 5% alle 21.43, durante la pausa di Inter-Milan; dopo sprofonda sotto il 4%. Torniamo alla cronaca, please, Riccardo...

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