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Complimenti per la trasmissione

Dago In The Sky, nel selfie tutta la follia del mondo

Il programma pop di Roberto D'Agostino

Dago comes back

L'estremismo del pop

  “Il primo nemico è dentro di voi. Noi stessi combattiamo un’eterna battaglia tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere..”.  Così,  tra citazioni, video slittati anni 70 ed assoluto senso estetico, Roberto D’Agostino inaugura la prima puntata di Dago In The Sky (Sky Art, mercoledì, prime time), documentario sulle follie pop del contemporaneo.
La prima puntata è un trattato sociologico sul selfie, l’autoscatto col telefonino che è “lo strumento per consegnare agli altri un’immagine diversa della nostra vita”.  Dago lo declama, appunto, con un cellulare in mano: mostra barba luciferina, camicia arabescata sotto giacca griffata, occhiali all’ultimo grido, tatuaggi in posti insospettabili; mentre declama, mi appare egli stesso un feticcio pop,  tra Federico Zeri e lo Jack Sparrow dei Pirati dei Caraibi. Dago non sai mai dove ti porta, lo guardi almeno per vedere l’effetto che fa. Bene. In 26 minuti di monologo intramezzato da immagini tra le più assurde (prese di peso dalle sue rubriche sul web, Cafonal e DagoArte) l’effetto è divertito e angoscioso al tempo tempo. Divertito perché vedere  Justin Bieber che si spara un selfie prima di morire nel film Zoolander 2; o osservare Kim Kardashian “ragazza americana dal sedere enorme che non sa fare nulla, tranne i selfie” spopolare nei talk; o constatare che Papa Bergoglio in Bolivia, rapito nei selfie di chiunque li incroci per strada benedica  cellulari; be’ mi rende l’idea di un mondo vaporosamente folle.
Ma sopraggiunge l’angoscia quando mi rendo conto che la stessa follia dell’autoscatto spinge ragazzini sbulinati a fare gli equilibristi sui grattacieli con lo stick in mano, o rapper a fotografarsi dopo essersi appena beccati una pallottola in testa (“Sono un vero rapper, adesso”). Per non dire dei  vip che invocando Marcuse, rivelano su Istagram brandelli di vita intima (sesso compreso)  con una frequenza che sfiora l’egolalatria. Anzi l “egonomia”, l’economia dell’ego, come dice Dago. Dago In The Sky è un bel prodottino; ha la sua ispirazione nell’edonismo reaganiano che Roberto faceva ai tempi di Quelli della notte.  Dago chiude il programma da colto, citando Camus “Non c’è tempo per essere noi stessi abbiamo appena il tempo per essere felici”. Ma a me, dopo, vien voglia di normalità:du’ spaghi, un film di Totò, due tiri a pallone con mio figlio, cose così…
 
 


 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

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