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A New York

Indovinello: quale candidato sindaco
sfila con la comunità afroamericana?

In corteo c'era Lotha, non il democratico De Blasio: in strada per difendere le "charter schools", le scuole di periferie e minoranze

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Indovinello: quale candidato sindaco
sfila con la comunità afroamericana?

Indovinello newyorkese. Una imponente manifestazione di 20 mila persone, ieri, e’ partita da Brooklyn, ha attraversato il Brooklyn Bridge e si e’ conclusa a Downtown Manhattan davanti a City Hall, la sede del municipio cittadino, dove regna (ancora per tre mesi) il repubblicano-indipendente Michael Bloomberg. Nel corteo c’era una foltissima presenza, la maggioranza, di mamme afro-americane, e tutti, uomini e bambini compresi, avevano una maglietta verde con scritto “Charter schools ARE public schools” (Le scuole charter SONO scuole pubbliche). A sfilare c’era anche un candidato sindaco, con la moglie, a un mese scarso dalle elezioni di novembre. Domanda: chi e’ il personaggio politico manifestante, che si e’ mescolato a questa folla condividendo l’obiettivo della sfilata? Il democratico Bill de Blasio, l’attivista delle “masse popolari sandiniste” che ha in programma, anche per New York, la soppressione delle ineguaglianze sociali e il sostegno alle iniziative pubbliche per una educazione che arrivi anche a pagare gli asili con i soldi di nuove tasse ai ricchi? Oppure Joe Lotha, il repubblicano che ha promesso Law & Order contro la criminalita’, che difende la tattica della polizia di presidiare massicciamente i quartieri ghetto per reprimere la delinquenza, che crede nella responsabilita’ e nella liberta’ degli individui, economica e personale, e diffida di un ruolo oppressivo e dominante del governo? Prima di rispondere, leggete l’aggiornamento dei sondaggi, che suonano sempre piu’ come campane a morto per il repubblicano: de Blasio e’ al 70%, Lotha al 20% e non ha speranze. Raccoglie meno della meta’ dei fondi del democratico, e anche se convincesse il 10% di indecisi avrebbe meno di un terzo dei voti. Partita chiusa, quindi, ed e’ forse per questo che il perdente puo’ buttare via il tempo partecipando al corteo di cui sopra. A questo punto avete saputo che la risposta giusta e’ Lotha.  

Se siete assidui lettori di Libero potevate anche averlo indovinato, visto che ho gia’ avuto occasione di parlare di questo fenomeno che e’ tipicamente, e solamente, americano. E’ Lotha il candidato che sostiene la battaglia delle “charter schools”, che sono pubbliche ma si differenziano sostanzialmente da quelle “normali” del sistema cittadino. Sono gestite privatamente, hanno totale liberta’ di decidere personale, orari, criteri educativi, e godono di fondi di benefattori privati che sgravano i costi pubblici. E non ci sono le Unions. Le charter possono essere ospitate in sedi loro, pagate da filantropi, ma molte hanno il posto in ali o piani di sedi di scuole pubbliche non charter. Sotto Bloomberg, che era favorevole a questo modello, non pagavano affitto per essere ospitate. La loro caratteristica fondamentale e’ di non avere i sindacati dei maestri tra i piedi, che e’ la chiave del loro successo. In media, infatti, dai test periodici sulla efficacia della didattica le charter schools producono alunni piu’ in gamba. Piacciono tanto, soprattutto alle famiglie del Bronx, dei Queens e di Brooklyn, dove le scuole tradizionali sono fallimentari, che ci sono liste d’attesa per entrarvi. Le famiglie che non vogliono che i figli finiscano nelle scuole disastrate pubbliche, devono fare domanda alle charter e sperare di essere estratte. Ma il numero dei posti e’ limitato rispetto alle richieste, e sono decine di migliaia i “respinti”. Lotha vuole espanderle, de Blasio non solo ha detto che non ne aprira’ di nuove, ma vuole che quelle ospitate oggi gratis in spazi delle altre scuole comunali paghino un affitto. Con cio’ molte di loro rischiano la chiusura, e da qui la protesta delle 20mila mamme nere e povere. “My child my choose”, “Mio figlio mia scelta”, era il secondo slogan piu’ frequente del corteo. Hanno capito che se arriva il filo castrista alla City Hall, il destino delle charter schools e’ a rischio. Ma le mamme non si arrendono alla deriva sindacal-cubana, e lo dicono in piazza. Purtroppo, il candidato che e’ con loro e’ quello che perdera’.

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

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