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Complimenti per la trasmissione

Night Tabloid, il deja vu delle politica

Ma non era meglio, cara Raidue, continuare con un bel programma di economia?

Perchè siamo alle solite sui talk politici

9 Maggio 2018

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La prode Annalisa Bruchi

Talk, sempre talk politici...

Perchè siamo alle solite sui talk politici

Annalisa Bruchi, collega di bella presenza, di fascinoso accento senese e indubbia cultura economica (scuola Giovanni Minoli), con 2Next aveva benignamente introdotto nelle notti di Raidue l’economia spiegata al popolo.

Forte della precedente esperienza di Marco Cobianchi (Numbers), Bruchi s’era, con stile, trasfigurata, con gli anni, in una sorta di Lilli Gruber del racconto appassionato della borsa, dell’industria e della finanza. Non si capisce, quindi, perché la signora abbia accettato la conduzione prima di Kronos e poi <Night Tabloid< (Raidue lunedi seconda serata), ossia dell’ennesimo talk politico di cui la Rai non sentiva la mancanza. A parte l’angolo del fact-checking - il controllo  delle notizie di Davide De Luca- Night Tabloid è una stratificazione geologica di format con inarrestabile effetto deja vu. Prendete l’altra sera. C’era il neogovernatore leghista del Friuli Fedriga; c’era Di Maio che  nel  messaggio  video; c’erano i servizi pirotecnici di Poggi e quelli teneri della Vendemmia sulle elezioni a Udine, e sugli imprenditori del profondo nord-est; c’era un pezzo  giocato sulla grafica stile Iene sull’odio reciproco dei partiti con collage di frasi e attacchi preelettorali. Eppoi, ancora: ecco  il solito tavolo con Brunetta stranamente tranquillo e analitico: «I grillini stanno divenando antipatici» e con Galli Della Loggia che correggiava la Bruchi su una battuta da lei attribuita a Churchill (ma tranquilla, Annalisa, il copyright non era neanche di Ronchey che la ripetè da ministro). Ed ecco il costituzionalista Celotto, piazzato in un tavolino esterno come mio figlio di tre anni sul seggiolone quando ci  sediamo a pranzo; il quale Celotto, ripeteva, più o meno le stesse tesi di Brunetta e Della Loggia e del collega Alessandro Giuli in buona co-conduzione. Infine spiccavano, a batteria, una marea di reportage economici, con particolare predilezione -non so perchè- proprio alle aziende vinicole. Ad un tratto è sbucato perfino Aldo Cazzullo con un servizio sul wine producer Angelo Gaja. Mah.

La Bruchi, brava, dominava, per carità. Ma mi spiegate l’utilità di  un helzapoppin del genere? Non era meglio l’economia?...

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