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Complimenti per la trasmissione

Elogio di Frajese che prende a calci in culo Paolni

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C’era Lilli Gruber con un casco vaporoso di ciocche che presentava il tg;  c’era Paolo Frajese, grande inviato in collegamento da chissà dove; e c’era Gabriele Paolini che, al primo accenno di disturbo veniva preso -letteralmente- a calci in culo dallo stesso Frajese il quale, ricomponendosi con raro aplomb, rimprendeva il discorso con un soffice «scusatemi!...».
In tutta questa terribile storia di pedopornografia, di relazioni omo senza poesia e di reati affastellati dall’uomo senza qualità Gabriele Paolini, a noi viene in mente il gesto di Frajese, quella sera del 1998. Uno scatto d’orgoglio. Un impeto di dignità sociale. Un atto di giustizia che vendicava frotte di cronisti vessati dall’allora emergente disturbatore di professione mentre stavano, indifesi, davanti alla telecamera, nell’esercizio del loro dovere. Quel calcio poderoso di Frajese oggi, quindici anni dopo, sarebbe il sussulto  d’un’intera nazione. In realtà, per il sottoscritto la notizia è che Paolini era ancora a piede libero.  Paolini, classe ’74, faccia orribilmente anonima e fedina penale già macchiata da condanne per estorsione, diffamazione e molestie varie, essendo ricco di famiglia di mestiere fa il tableau vivant dei telegiornali. Si presenta come lo sfondo molesto della tv moderna. Si autoconvoca dove sente l’odore di un evento e di una telecamera, sosta alle spalle dei cronisti, ora sventolando un preservativo ora urlando frasi fuori contesto tipo: «Viva Prodi!» o «Berlusconi non scopa più», finchè il giornalista, esausto non ha le reazioni più scomposte.
C’è stato chi gli urlava dietro, imputandolo di moleste; chi lo spintonava incitato dal direttore in studio (Mentana ne teorizzava la soppressione fisica); chi lo prende selvaggiamente a calci nel sedere come fece, appunto, Fajese. Paolini, l’autoinviato, si considera un «performante situazionista» e per giustificare la sua tendenza al sabotaggio cita Debord e D’Annunzio.

 In realtà è semplicemente un rompicoglioni privo di talento, sebbene con un’incredibile tendenza alla pertinacia. E questo suo molestare sempre e comunque -30mila boicottaggi- lo hanno fatto inserire nel guinnes dei primati rendendolo, alla fine, un personaggio quasi esaltato da certi intellettuali che vedevano in lui il virus del sistema, l’eversione incarnata. Se Paolini è finora mediaticamente vissuto, la colpa è soprattutto di noi giornalisti. Per dire, il vecchio Matrix ne fece un piccolo mito, invitandolo 4 volte, permettendo a Paolini perfino  di disquisire sui propri emuli.  Noi ce lo ricordiamo, giovani cronisti, al suo esordio, alla Mostra del Cinema di Venezia nel ’97. Aveva l’aria di un ragioniere che potrebbe tenere una testa mozzata in frigo. Il reato oggi imputatogli è diverso, ma fa impressione lo stesso.



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