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La scossa

10 Aprile 2018

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Fabrizio Biasin

È tutto programmato: la colazione alle 7, il treno alle 8, il coffee break delle 10, la visita dal dottore alle 11.30, pausa pranzo alle 13, riunione alle 14, "esco alle 19", aperitivo alle 19.30, il tg alle 20, si cena alle 20.30, la Champions alle 20.45, "domani alle 13 ho pilates", domenica 12.30 pranzo da mammà a mezzodì, giovedì l'aereo alle 17, "torno venerdì alle 23", sabato alle 15 il saggio del bambino, "alle 21 cascasse il mondo c'è l'Isola dei Famosi", il calcetto alle 22, la lavanderia apre alle 9, "ho un appuntamento alle 17", "ti incastro alle 18", "ci vediamo domani mattina alle 9".

Poi arriva il terremoto. Quando vuole lui. Alle 5.11. E spazza via l'agenda, gli orari, tutto. E ci fa capire quanto siamo stronzi e piccoli. Ma l'inferno non tocca a tutti, solo a quelli che si beccano le scosse. Per gli "altri", invece, la tremarella è un'occasione mostruosa per fare politica e polemica. E riempire un po' l'agenda.

"Alle 16 l'intervento in radio per dare la colpa a chi ha costruito le casette", "alle 17 in tv per dire che le casette hanno retto e al limite la colpa è di chi dà la colpa", "oh, mi raccomando, "loro" hanno organizzato la fiaccolata di solidarietà alle 21, "noi" facciamo l'appello in piazza alle 20 così li fottiamo e ci prendiamo il consenso".

"Vorrei andare via da qui, non ce la faccio più a convivere col terremoto". Ebe Meo, pensionata di Muccia, scossa e senza agenda.

di Fabrizio Biasin
@FBiasin

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