Cerca

cerco-lavoro

L'indagine, cresce uso social network per trovare lavoro

Roma, 11 nov. (Labitalia) - In aumento l’uso dei social network per cercare lavoro e candidati, ma la web reputation è nel mirino delle aziende. E' quanto rileva un'indagine Adecco work trends study, giunta alla sua quinta edizione in Italia, coinvolgendo 2.742 candidati e 143 recruiter.

Oggi, le attività di ricerca di lavoro da parte dei candidati e di ricerca di profili professionali da parte dei recruiter si svolgono per la maggior parte sul web, rispettivamente con l’80% e il 64%. In particolare, dal lato dei recruiter si riscontra un notevole incremento rispetto all’edizione passata, pari al 19% delle attività svolte, segno del fatto che ormai il recruiting si compie per mezzo di strumenti digitali. Si prevede un’ulteriore crescita dell’uso dell’online per queste attività fino al 71% nel 2016.

Benché le bacheche di annunci on line e le sezioni 'Lavora con noi' dei siti aziendali ricoprano ancora un ruolo predominante, rispetto allo scorso anno cresce l’uso di LinkedIn e Facebook a scopo professionale, sia per i recruiter che per i candidati.

I recruiter adoperano i social network principalmente per cercare candidati passivi (78,3%), verificare i curricula vitae ricevuti (75,5%) e la rete del candidato (67,1%), controllare i contenuti pubblicati (57,3%) e la digital reputation (50,3%). I candidati, invece, per cercare lavoro (51%), diffondere il proprio curriculum vitae (50%) e creare o coltivare la propria rete professionale (49,2%), migliorare il proprio personal branding (46,2%) ma anche per cercare recruiter (42,8%) e controllare le pagine di potenziali datori di lavoro (47%).

A trovare lavoro grazie ai social network è l’8,4% dei candidati (+1,4% rispetto al 2014). Chi cerca lavoro, inoltre, lo fa sempre più anche per mezzo dello smartphone (6 candidati su 10), mentre solo 4 recruiter su 10 hanno cercato potenziali candidati tramite mobile.

L'indagine Adecco conferma l’importanza dei social e professional network quando si tratta di reputazione online. Aumenta il numero di recruiter (35% rispetto ai 25,5% dello scorso anno) che dichiarano di aver escluso potenziali candidati dalla selezione in seguito alla pubblicazione di contenuti o foto improprie sui profili social.

L’indagine Work Trends Study si è posta anche l’obiettivo di cogliere quanto il fenomeno dello Smartworking sia diffuso e conosciuto in Italia. Il 67,7% dei candidati dichiara di non averne mai sentito parlare, così come il 28% dei recruiter. Lo smartworking, che è inteso dagli intervistati principalmente come flessibilità di luogo e di orario di lavoro, d’altra parte è presente in un’azienda su 2.

Tra i lavoratori, sebbene ancora poco consapevoli del fenomeno, lo smartworking sarebbe molto gradito: più della metà di loro infatti vorrebbe poter lavorare da fuori ufficio al fine di un migliore work life balance e di una maggiore possibilità di gestirsi in autonomia.

Tuttavia, si ritiene che lo smartworking sia di difficile diffusione prevalentemente a causa della struttura e dell’organizzazione delle aziende (59,4%) e di una mancanza di investimenti nella gestione del cambiamento (51%).

“I risultati dell’indagine -ha dichiarato Andrea Malacrida, amministratore delegato di Adecco Italia- dimostrano come le aziende, dopo un’adozione progressiva del digitale ai fini del recruiting, stiano oggi sfruttando i social e professional network con obiettivi fortemente strategici e con una previsione di investimento futuro".

"La maturata consapevolezza delle potenzialità di questi strumenti digitali -ha chiarito- porta recruiter e candidati a incontrarsi su un ulteriore terreno comune. Anche per questo Adecco, nelle proprie attività di orientamento e formazione rivolte ai candidati come il digital cv check, offre supporto e consigli per accompagnare più efficacemente i candidati nel loro percorso di carriera”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog