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Più responsabilità e competenze per candidati 'a tempo'

Più responsabilità e competenze per candidati 'a tempo'

Roma, 11 ago. (Labitalia) - Maggiore responsabilità, più competenze e obiettivi sfidanti anche per i candidati 'a tempo'. Le aziende sono sempre alla ricerca di profili specializzati e questo vale anche per il lavoro temporaneo. Almeno stando ai risultati di un'indagine condotta da Page Personnel, multinazionale inglese leader nella ricerca di professionisti qualificati, per analizzare l’evoluzione del lavoro temporaneo e dell’interim management e per capire come questa modalità di collaborazione sia percepita dai candidati, ma anche dalle aziende.

A considerare formazione, competenze e autonomia come i 'plus' più importanti sono 4 Hr manager su 5, a livello globale, che ricercano profili soprattutto per il dipartimento It (83%), Sales (79%), Engineering & Manufacturing (80%).

“In uno scenario in continua evoluzione, le aziende stanno diventando sempre più esigenti: i lavori temporanei o ad interim, che per loro natura hanno una scadenza spesso molto stretta, richiedono sempre maggiori competenze, autonomia, responsabilità e capacità di lavorare sotto pressione e a ritmi molto serrati”, dichiara Tomaso Mainini, Managing Director di PageGroup. “Dalla nostra indagine - continua Mainini - emerge un quadro estremamente interessante: 3 manager su 4 ritengono che il lavoro temporaneo e l’interim management siano ottimi strumenti per portare a bordo candidati talentuosi e competenti".

"In particolare, l’80% dei manager che operano nel settore Procurement & Supply Chain esprime pareri assolutamente favorevoli. Il tasso di soddisfazione scende, rimanendo comunque su valori decisamente buoni, nei settori legati alle risorse umane (74%), Marketing e It (69%) ed Engineering & Manufacturing (64%)", rimarca.

Quattro selezionatori su cinque (84%) si aspettano, dunque, dai lavoratori temporanei e dai manager ad interim, notevole flessibilità e capacità di adattarsi più velocemente ai nuovi carichi di lavoro. Non meno importanti sono la capacità di lavorare in completa autonomia (83%) e spiccate doti di comunicazione (82%) per operare in sinergia con gli altri membri del team o con i colleghi di altri dipartimenti.

I lavoratori temporanei e ad interim devono garantire, poi, elevati livelli di performance in pochissimo tempo. Il 73% dei dirigenti intervistati conferma questa tendenza (la percentuale maggiore si registra nei paesi latino-americani, con l’84%). Nelle nazioni europee, invece, la media è ferma al 69%, con un’unica eccezione rappresentata dall’Italia dove si raggiunge un picco del 90%.

Dal canto loro, i lavoratori temporanei sono convinti che i limiti di tempo li obblighino ad aumentare i propri risultati: il 68% dei lavoratori somministrati e il 67% di quelli ad interim risponde in modo affermativo a questa domanda. Dal punto di vista geografico, il paese più pressante in questo senso per i somministrati è la Spagna (78%), seguito dai paesi dell’America Latina al 76% (con il Brasile che raggiunge il 78%). Fra i manager ad interim questa tendenza è confermata nelle nazioni dell’Asia Pacifico (78%), ma le percentuali sono rilevanti anche in America Latina (73%), con il Cile al 77%.

Tutti i settori commerciali sono colpiti da questi limiti temporali e dall’accelerato ritmo di lavoro, e in particolare: enti no profit (71% di tutti gli intervistati e l’80% dei lavoratori temporanei) e industria (70% di tutti gli intervistati e il 74% dei lavoratori temporanei). I selezionatori intervistati (il 63% in media) hanno anche rilevato che i compiti che i lavoratori temporanei e i manager ad interim devono svolgere sono più soggetti a cambiamenti e più complessi da comprendere: la tendenza è ancora più marcata nel Regno Unito (79%), in Germania (71%) e in Italia (75%). Solo i selezionatori spagnoli (45%) e i cileni (42%) ne sono meno convinti.

E la conferma arriva anche dai lavoratori: il 61%, infatti, dichiara di dover ricorrere a maggiori risorse per comprendere e gestire i propri incarichi. Andando ancora più nel dettaglio, si può dire che i lavoratori somministrati di tutte le nazioni evidenziano l’aumento di complessità del loro lavoro, specialmente nell’Asia Pacifico e in America Latina (66%), con il Brasile che arriva addirittura al 73%; una tendenza confermata anche dai manager ad interim (il 73% nell’Asia Pacifico e il 75% in Brasile).

Il controllo e la supervisione della produttività dei lavoratori temporanei o dei manager ad interim sono estremamente approfonditi tra i selezionatori delle nazioni latino-americane (68% contro 55% su scala globale) e in Italia, con una percentuale che si attesta al 79%. Per quanto riguarda le nazioni europee vicine all’Italia, invece, la situazione è assolutamente differente: il 72% dei manager in Svezia, il 64% in Svizzera e il 62% in Francia negano che il controllo o la supervisione dei risultati sia aumentata con l’aumento della complessità dei compiti.

Ma il personale temporaneo o ad interim soddisfa gli stessi bisogni dei lavoratori a tempo indeterminato in azienda? In questo caso, lo scenario è assolutamente vario: il 40% dei manager sostiene di impiegare lavoratori in somministrazione o ad interim per soddisfare le stesse mansioni degli impiegati permanenti e la proporzione è anche più alta in Belgio (55%), Italia e Spagna (49%), Brasile (48%) e Regno Unito (47%). In America Latina (21%) - con un picco in Cile del 29% - e in Europa - in Svezia (28%) e in Svizzera (25%) - la situazione è diametralmente opposta: i selezionatori dichiarano di non scegliere lavoratori in somministrazione o dirigenti ad interim per svolgere gli stessi compiti dei colleghi a tempo indeterminato.

Ma qual è la fotografia del lavoratore temporaneo di oggi? Più di 8 su 10 (82%) hanno almeno 5 anni di esperienza. Quattro quinti dei lavoratori temporanei sono oltre i 30 anni di età (95% di interim manager). Più nello specifico, il 66% ha 36 anni o più (88% degli interim manager) e il 41% ha oltre 46 anni (60% di interim manager).

“Ma c’è un aspetto - prosegue Mainini - ancora più sorprendente: un grado di istruzione più alto non è più un’eccezione per lavoratori somministrati e ad interim, anzi: 7 lavoratori su 10 hanno un livello universitario (laurea di primo livello, laurea specialistica o laurea in gestione di impresa). E anche durante il rapporto di lavoro la formazione è considerata fondamentale per il successo aziendale, sia dai dirigenti, sia dai dipendenti".

"In particolare, il 52% dei lavoratori - precisa - dichiara di aver ricevuto formazione in relazione a un incarico di lavoro (in particolare, 65% dei lavoratori somministrati e 55% dei manager ad interim). Dall’altro lato, un’ampia maggioranza (58%) di manager selezionatori conferma di aver investito, o di essere comunque pronta a farlo, nella formazione dei propri lavoratori temporanei”.

Per tutte le forme di lavoro temporaneo e ad interim, infine, sette impiegati su dieci (72%) sono tenuti a dimostrare maggiore autonomia nei compiti assegnati, con un picco significativo nel settore dei trasporti (80%) e nell’edilizia (79%). Dal punto di vista geografico, è interessante notare come la percentuale sia molto alta nelle nazioni dell’Asia Pacifico (78%) - specialmente a Hong Kong (88%) - ma anche in Messico (86%) e in Francia (81%).

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