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La Brexit non fa paura agli infermieri italiani, continua il boom di richieste

Roma, 13 set. (Labitalia) - “In Gran Bretagna mancano migliaia di infermieri e, a meno che non si vogliano chiudere gli ospedali, ci sarà bisogno di noi per molto tempo. La Brexit non ci fa paura”. Questo il pensiero prevalente dei tanti giovani infermieri italiani che lavorano oltre Manica e che l’agenzia per il lavoro Orienta Spa ha deciso di ascoltare realizzando un video con le loro testimonianze.

“Da tempo la Gran Bretagna - dichiara Giuseppe Biazzo, ad di Orienta Spa - è diventata una straordinaria garanzia di lavoro per migliaia di giovani infermieri disponibili a trasferirsi. La divisione Sanità di Orienta ne ha già selezionati oltre 100 e altrettanti stanno per partire. La vera difficoltà non è nel trovare occasioni di lavoro per questi giovani, ma coprire le tante richieste che arrivano. Ad oggi, solo il 15% delle richieste che provengono dalle strutture sanitarie inglesi vanno in porto. La principale difficoltà è la conoscenze della lingua inglese. Al momento, non registriamo nessun cambiamento a seguito del Brexit”, assicura.

Ma cosa pensano i giovani infermieri italiani che si sono già trasferiti, a seguito del referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea? Ecco il loro pensiero, punto per punto.

-Meritocrazia. Negli ospedali inglesi sembra non esservi traccia di favoritismi o peggio: chi vale davvero emerge. Il rapporto con i superiori, poi, è fondato sul rispetto reciproco e si lavora con maggiore autonomia. C’è un vero lavoro di squadra e non pesa il rapporto gerarchico.

-E’ un altro mondo. Le relazioni sociali non sono subito facili. Loro ti guardano spesso come un alieno ma, alla fine, si trova il modo per socializzare. Il contesto di lavoro, poi, è multietnico: si lavora insieme a ragazze e ragazzi provenienti da molti paesi, anche extra-europei.

-Sognando l’Italia. C’è chi pensa di ritornare in Italia e considera l’esperienza inglese solo una tappa del proprio percorso di crescita personale e professionale e chi sogna altre tappe professionali verso altri paesi d’Europa. E’ la 'generazione mobile': ciò che identifica maggiormente i giovanissimi infermieri italiani che lavorano in Inghilterra, come i loro coetanei europei, è il concetto di mobilità e non quello, diverso, di emigrazione.

-La Brexit non fa paura. Qualcosa potrebbe cambiare ma il posto di lavoro non è in pericolo. Prevale un senso di fiducia supportato soprattutto dalla consapevolezza che la Gran Bretagna ha bisogno di infermieri e farà di tutto per attrarli e trattenerli.

-La retribuzione e il costo della vita. Le retribuzioni sono più alte rispetto all’Italia e permettono di sostenere le spese principali e anche di mettere qualcosa da parte. L’elevato costo della vita è un falso mito, o meglio, è vero a metà. Con le retribuzioni garantite agli infermieri si vive bene.

Orienta ricorda che le assunzioni sono tutte con contratti a tempo indeterminato e le retribuzioni variano da 21.909 sterline (oltre 30 mila euro) a 28.180 (39.600 euro). Coloro che non hanno il Pin Number, ossia il numero di iscrizione all’Ordine professionale necessario per poter svolgere l’attività di infermiere in Inghilterra, possono comunque iniziare a lavorare da subito come Healthcare Assistant (con una retribuzione di 17.978 sterline, pari a circa 25.000 euro annuali, per poi passare a una retribuzione superiore e specifica per gli infermieri professionali non appena ottenuto il Pin Number tramite iscrizione diretta all’Ordine.

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