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Nuovi dati evidenziano i risultati di lenvatinib vs sorafenib in uno studio di prima linea sul carcinoma epatico

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- Abstract ASCO: 4001

Eisai ha presentato dati clinicamente significativi, tratti da uno studio cardine di fase III, che dimostrano come lenvatinib sia non inferiore a sorafenib in termini di sopravvivenza globale mediana (OS) nel trattamento sistemico di prima linea di pazienti affetti da carcinoma epatocellulare non resecabile (uHCC).[1]Questi dati saranno divulgati nel corso di una presentazione orale (Abstract n. 4001) in occasione del LIII meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) tenuto a Chicago dal 2 al 6 giugno 2017.

Lo studio REFLECT (studio 304) è il primo studio di non inferiorità a mostrare risultati statisticamente significativi in merito al confronto tra una terapia sistemica e lo standard di cura attuale dell'uHCC e ha dimostrato miglioramenti anche negli endpoint secondari di sopravvivenza libera da progressione (PFS), tempo alla progressione (TTP) e tasso di risposte obiettive (ORR).[1]

Il carcinoma epatocellulare (HCC) è una patologia complessa, associata a una prognosi infausta, ed è responsabile del 90% circa dei casi mondiali di cancro epatico.[2] Nell'ultimo decennio, l'incidenza del carcinoma epatico in Europa è in costante ascesa.[3] L'uHCC è un carcinoma epatico di stadio avanzato e di difficile trattamento che colpisce più del 70% dei pazienti.[4] L'HCC è la seconda causa più comune di mortalità oncologica al mondo e si stima che nel 2012 sia stata responsabile di quasi 746.000 decessi nel mondo intero.[5] In Europa si calcola che nel 2012 il carcinoma epatico sia stato diagnosticato in 71.000 pazienti e che 69.000 siano deceduti a causa della patologia.[5]

"I risultati di questo vasto studio di fase III dimostrano il potenziale di lenvatinib nel migliorare gli esiti dei pazienti affetti da carcinoma epatico e nell'offrire un beneficio in termini di sopravvivenza globale che sia non inferiore a sorafenib, attualmente l'unica terapia sistemica approvata dall'Agenzia Europea per i Medicinali per l'HCC non resecabile", ha commentato il professor Jeff Evans, professore di ricerca traslazionale oncologica presso l'università di Glasgow, Beatson West of Scotland Cancer Centre, Glasgow, e sperimentatore dello studio. "Per un decennio non si sono registrati progressi nel trattamento sistemico di prima linea dell'uHCC in Europa e quindi questi dati, sostenendo una potenziale nuova opzione terapeutica per i pazienti affetti da carcinoma epatico, aumentano le possibilità di scelta a loro disposizione."

REFLECT è uno studio di non inferiorità in aperto di fase III che confronta l'efficacia e la sicurezza di lenvatinib (n = 478), rispetto a sorafenib (n = 476), come trattamento sistemico di prima linea di pazienti affetti da uHCC.[1] L'OS mediana per i pazienti trattati con lenvatinib è stata di 13,6 mesi (IC al 95%: 12,1 - 14,9 mesi) rispetto ai 12,3 mesi (IC al 95%: 10,4 - 13,9 mesi) di sorafenib (HR: 0,92; IC al 95%: 0,79 - 1,06).[1] La PFS mediana è stata di 7,4 mesi (IC al 95%: 6,9-8,8 mesi) con lenvatinib, con un TTP mediano di 8,9 mesi (IC al 95%; 7,4-9,2 mesi) rispetto a una PFS mediana di 3,7 mesi (IC al 95%: 3,6-4,6 mesi) (HR: 0,66; IC al 95%: 0,57 - 0,77; p < 0,00001) e un TTP mediano di 3,7 mesi con sorafenib (IC al 95%; 3,6-5,4 mesi) (HR 0,63; IC al 95%; 0,53 - 0,73; p < 0,00001).[1] Lenvatinib ha inoltre dimostrato un ORR significativamente maggiore (24%) rispetto a sorafenib (9%) (odds ratio: 3,13; IC al 95%: 2,15-4,56; p < 0,00001).[1]L'ORR è stato valutato con i criteri mRECIST.[1]

Gli eventi avversi emersi durante il trattamento (TEAE) più comuni e di qualsiasi grado tra i pazienti sottoposti a terapia con lenvatinib sono stati ipertensione (42,2%), diarrea (38,7%), anoressia (34,0%) e calo ponderale (30,9%).[1] Nel braccio sorafenib, i TEAE più comuni sono stati eritrodisestesia palmo-plantare (sindrome mano-piede) (52,4%), diarrea (46,3%), ipertensione (30,3%) e riduzione dell'appetito (26,3%).[1] I TEAE hanno colpito il 98,7% dei pazienti del braccio lenvatinib e il 99,4% di quelli del gruppo sorafenib dello studio.[1]

"Lenvatinib è già indicato per il trattamento del carcinoma tiroideo differenziato refrattario allo iodio radioattivo e del carcinoma a cellule renali avanzato e continua a mostrare risultati interessanti nei tumori di difficile trattamento. Eisai è entusiasta dal potenziale dei risultati ottenuti con lenvatinib dallo studio 304 nel migliorare gli esiti per i pazienti affetti da HCC non resecabile che si trovano ad affrontare una prognosi infausta e che richiedono un maggior numero di opzioni terapeutiche," ha affermato Gary Hendler, presidente e CEO EMEA, Chief Commercial Officer, Oncology Business Group presso Eisai. "In base a questi dati, noi di Eisai intendiamo presentare richieste di autorizzazione per lenvatinib per il trattamento di prima linea dei pazienti affetti da HCC non resecabile e siamo ansiosi di lavorare in stretta collaborazione con l'Agenzia Europea per i Medicinali e altri enti regolatori nel mondo intero."

Eisai si dedica a scoprire, sviluppare e produrre terapie oncologiche innovative in grado di fare la differenza e di avere un impatto sulla vita dei pazienti e delle loro famiglie. Questa passione per le persone rientra nella mission di Eisai nel settore della salute umana (human health care, hhc), che si sforza di comprendere meglio le esigenze dei pazienti e delle loro famiglie, allo scopo di aumentare i benefici forniti dall'assistenza medica.

Note per gli editori  

Informazioni sullo studio REFLECT (studio 304)[ 1]

REFLECT è uno studio internazionale di fase III di non inferiorità, in aperto, randomizzato, multicentrico destinato a confrontare efficacia e sicurezza di lenvatinib rispetto a sorafenib come trattamento sistematico di prima linea di pazienti affetti da uHCC. I pazienti (n = 954) reclutati in 183 centri di 21 paesi sono stati randomizzati a ricevere lenvatinib 12 mg o 8 mg una volta al giorno in base al peso corporeo (≥ 60 kg o < 60 kg) (n = 478) o sorafenib 400 mg due volte al giorno (n = 476). Il trattamento è proseguito fino alla progressione della malattia o alla comparsa di livelli inaccettabili di tossicità. L'endpoint primario di questo studio era la sopravvivenza complessiva. Gli endpoint secondari di efficacia di questo studio erano sopravvivenza libera da progressione, tempo alla progressione e tasso di risposte oggettive.

Informazioni su Lenvatinib    

Lenvatinib, scoperto e sviluppato da Eisai, è un inibitore orale multichinasico che inibisce i recettori del fattore di crescita dell'endotelio vascolare 1, 2 e 3, i recettori del fattore di crescita dei fibroblasti 1, 2, 3 e 4, il recettore del fattore di crescita derivato dalle piastrine alfa e i proto-oncogeni KIT e RET.[6],[7] Lenvima® (lenvatinib) è approvato nell'UE e negli USA per specifiche popolazioni di pazienti.

Nell'Unione Europea lenvatinib è indicato:

Informazioni su Eisai Co., Ltd.  

Eisai Co., Ltd. è un'azienda farmaceutica leader a livello mondiale nel settore ricerca e sviluppo, con sede centrale in Giappone. Delinea come missione aziendale l'impegno di "dare priorità ai pazienti e alle famiglie e incrementare i benefici per la salute", definito da Eisai stessa come la filosofia della "human health care" (hhc). Con oltre 10.000 dipendenti operativi nella rete mondiale di siti di R&S, siti di produzione e consociate addette alla commercializzazione, ci impegniamo a mettere in pratica la nostra filosofia hhc offrendo prodotti innovativi in diverse aree terapeutiche che presentano molteplici esigenze non soddisfatte, tra cui l'oncologia e la neurologia. In qualità di casa farmaceutica mondiale, la nostra missione si estende ai pazienti di tutto il mondo, attraverso investimenti e iniziative basati su partenariati, al fine di migliorare l'accesso ai farmaci nei paesi in via di sviluppo e nei paesi emergenti.  Per ulteriori informazioni su Eisai Co., Ltd., visitare il sito Web www.eisai.com.

Bibliografia  

1. Cheng A, et al. Phase 3 trial of lenvatinib vs sorafenib in first-line treatment of patients with unresectable hepatocellular carcinoma (uHCC). American Society for Clinical Oncology annual meeting 2017; Abstract No. 4001 

2. Weledj E, et al. How grim is hepatocellular carcinoma? Annals of Medicine & Surgery 2014; 3(3):71-76 

3. McGlynn KA, et al. The Global Epidemiology of Hepatocellular Carcinoma, Present and Future. Clin Liver Dis 2011; 15(2):223-243 

4. Lencioni R, et al. Treatment of Intermediate/Advanced Hepatocellular Carcinoma in the Clinic: How Can Outcomes Be Improved? The Oncologist 2010;15:42-52 

5. World Health Organization. Estimated Incidence, Mortality and Prevalence Worldwide in 2012. GLOBOCAN Cancer Fact Sheets: Liver Cancer. Available at: http://gco.iarc.fr/today/data/pdf/fact-sheets/cancers/cancer-fact-sheets-7.pdf Accessed May 2017. 

6. Matsui J, et al. E7080, a novel inhibitor that targets multiple kinases, has potent antitumor activities against stem cell factor producing human small cell lung cancer H146, based on angiogenesis inhibition. Int J Cancer 2008;122:664-671. 

7. Okamoto K, et al. Distinct Binding Mode of Multikinase Inhibitor Lenvatinib Revealed by Biochemical Characterization. ACS Medicinal Chemistry Letter 2010. 

Lenvima-EU0088d Giugno 2017  

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