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Trevisani, assistenza garantita da Joint italian arab chamber

Il commento dell'Unione generale delle Camere commercio arabe. In crescita export verso Nord Africa e Medio Oriente. (video)
Trevisani, assistenza garantita da Joint italian arab chamber

Roma, 8 feb. (Labitalia) - "Un punto di incontro tra le imprese italiane e i paesi arabi, per svolgere una funzione di assistenza e supporto a quelle aziende che intendono avviare, o che hanno già avviato, dei processi di internazionalizzazione in tali mercati". Così Cesare Trevisani, vicepresidente e ceo del gruppo Trevi e già vicepresidente di Confindustria, oggi ha presentato la Joint italian arab chamber (Jiac) di cui è presidente. Per la prima volta, si è riunito a Roma il board of directors della Jiac. Board presieduto appunto da Trevisani, che ha confermato le quattro nomine a vicepresidente, di cui due di parte italiana e due di parte araba. Si tratta di Pietro Paolo Rampino, con delega alla tesoreria, dell'industriale veneto Alessandro Vescovini per la parte italiana, mentre i vicepresidenti di parte araba sono stati confermati il saudita Yousuf Al Maimani e l'Emiratino Ahmed Al Midfa.

La Joint italian arab chamber è un'associazione senza scopo di lucro costituita da numerosi autorevoli rappresentanti dell'industria, del sistema bancario e delle istituzioni italiane, tra le quali Confindustria, Ice, Simest, Sace, con il sostegno da parte araba dei più importanti gruppi imprenditoriali e riconosciuta ufficialmente dalle principali istituzioni, tra le quali la Lega Araba, l'Unione generale delle Camere di commercio arabe, ambasciatori e diplomatici di stanza a Roma. Queste ultime hanno, inoltre, confermato che, a partire dal prossimo 1° marzo, la Jiac sarà ufficialmente autorizzata a rilasciare le certificazioni e le legalizzazioni dei documenti necessari per la gestione delle attività imprenditoriali nei Paesi arabi ove sono richieste. "Grazie alla rete capillare dei contatti della Jiac -ha spiegato Cesare Trevisani- le imprese italiane potranno contare su un supporto quotidiano per la soluzione di quelle piccole-grandi difficoltà che a volte rendono impossibile operare in un mercato straniero".

"Se pensiamo -ha ricordato- che solo il 6% del totale delle nostre esportazioni di beni è diretto verso i mercati arabi, comprendiamo come il potenziale di sviluppo del business con questi Paesi possa essere maggiormente sfruttato, anche considerando le grandi opportunità commerciali e di investimento in numerosi settori di punta del made in Italy". "Diverse istituzioni -ha chiarito- sono impegnate per colmare questo gap, e la Jiac nasce con l'ambizione di fungere da soggetto complementare, realizzando quelle azioni di follow up utili a garantire che lo sforzo portato avanti dal sistema Italia in questi anni abbia una continuità sul territorio". "Come presidente -ha aggiunto Trevisani- vorrei che la Jiac fosse prima di tutto un foro di incontro tra le nostre culture, un luogo di influenza reciproca, perché sono convinto che la capacità di condividere il nostro know how, l'approccio al lavoro e la cultura aziendale e di compenetrarli con le abitudini, la cultura religiosa e l'organizzazione sociale che caratterizza i nostri due mondi sia, senza dubbio, la chiave di successo per ottenere migliori risultati di business". "Su questa linea -ha rimarcato- si orienta dunque l'azione della Jiac che ha una forte vocazione bilaterale".

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