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Il lavoro in Barilla è sempre più 'smart', entro il 2020 per tutti i dipendenti

Il lavoro in Barilla è sempre più 'smart', entro il 2020 per tutti i dipendenti

Roma, 23 feb. (Labitalia) - Maggiore flessibilità sul luogo di lavoro, approccio orientato ai risultati, delega nella gestione del proprio piano di attività. Lontani i tempi dell’Italia del 'cartellino', nel mondo del lavoro il presente e il futuro si chiamano 'smart working'. Una piccola rivoluzione che sta trasformando e migliorando il mercato del lavoro, all’ordine del giorno anche dell’agenda politica, visto che il Consiglio dei ministri del 28 gennaio scorso ha approvato su questo tema un disegno di legge, ora al vaglio delle due Camere. Ma c’è chi è stato un vero e proprio precursore su questo fronte: il Gruppo Barilla.

Nel 2013, infatti, l’azienda emiliana - che impiega nel mondo circa 8.000 persone, con un fatturato superiore a 3 miliardi di euro e 29 siti produttivi - ha avviato un progetto di smart working in tutte le proprie sedi, nazionali e internazionali. Su 1.600 dipendenti coinvolti dal progetto, circa 1.200 (oltre il 74%) hanno usufruito dell’opportunità. E la sfida di Barilla è quella di offrire lo smart working per il 100% del tempo ai dipendenti: entro il 2020 tutti i dipendenti potranno lavorare da casa.

Ma di cosa si tratta? “Smart working per Barilla - afferma Alessandra Stasi, responsabile Organization & People Development - significa tre cose. In primo luogo, lavorare dovunque, comunque e in qualunque momento. E, in secondo luogo, vuol dire utilizzare gli spazi in un modo diverso: abbiamo lavorato molto nelle varie sedi per riorganizzare gli uffici intorno alle attività di collaborazione, di comunicazione, di concentrazione individuale, che oggi possono essere fatte anche da remoto. Il terzo aspetto sono le tecnologie digitali".

Il progetto di smart working in Barilla è aperto a tutta la popolazione impiegatizia. Tuttavia, esiste una maggiore propensione al suo utilizzo da parte delle donne tra 30 e 55 anni e da chi effettua un tragitto casa-ufficio mediamente lungo (maggiore ai 25 chilometri), con un conseguente risparmio di tempo, costi e connesso beneficio per l’ambiente. La propensione all’utilizzo, invece, decresce con l’aumentare dell’età: proprio la fascia più giovane - che si aspetta dall’azienda una maggiore flessibilità - in realtà è quella che la utilizza di meno.

Lo smart working fa sì che le persone abbiano una maggiore autonomia e una maggiore responsabilità su quando, dove e come lavorare, e su come conciliare esigenze personali e necessità di business. Da un punto di vista contrattuale, i dipendenti possono lavorare in sedi diverse dall’ufficio per 4 giorni al mese, accordandosi con il proprio manager. E i risultati, finora, sono stati molto positivi.

In particolare, il beneficio più grande riguarda l’equilibrio vita privata-lavoro che ha portato a un aumento della soddisfazione dei dipendenti. L’ingresso di Barilla nello smart working non è stato guidato dall’aumento della produttività. Tuttavia, un’inchiesta globale effettuata con l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano su un campione di 600 persone coinvolte nello smart working in Barilla ha mostrato che per i manager non c’è stato un peggioramento nei livelli di produttività ed efficacia/efficienza delle prestazioni.

I principali ingredienti del progetto sono stati rivisitazione degli spazi aziendali e adozione di tecnologie digitali a sostegno di nuove modalità per la comunicazione e la collaborazione come l’instant messaging, lync, whatsapp, videoconferenze.

Grazie alle nuove tecnologie, il lavoro da remoto diventa dunque realtà: è possibile, infatti, scollegare l'ambiente e il fattore temporale dal lavoro in sè, che viene quindi fatto in maniera più indipendente, rendendo di più e portando l'azienda a un risparmio notevole in termini di infrastrutture e strumenti di lavoro.

Per favorire l’utilizzo delle tecnologie digitali, Barilla ha organizzato degli open day di formazione aperti a tutti in cui è possibile incontrare i colleghi dell’It e sciogliere dubbi e perplessità. L’azienda, inoltre, ha potuto verificare l’entusiasmo verso le nuove modalità di lavoro, constatando che il cambiamento ha portato anche un positivo ritorno in termini di qualità del lavoro e anche di creatività.

"Abbiamo ottenuto - prosegue Alessandra Stasi - un migliore bilanciamento delle sfere privata, sociale e professionale delle persone. Il secondo vantaggio è stato l’aumento della produttività grazie a una maggiore concentrazione, specie per certe tipologie di lavoro. L’altro aspetto positivo è una forte spinta alla diversity: c’è molta personalizzazione, siamo andati incontro a bisogni diversi. Ultimo ma non ultimo è il supporto all’innovazione, nel senso che alcune attività come leggere dei paper e informarsi hanno trovato un ambiente più favorevole".

Oltre a questo, si è lavorato per definire nuove pratiche e per permettere ai manager di gestire al meglio la flessibilità e la virtualità introdotte dai nuovi strumenti. "I manager stanno cambiando, diventando più smart, capaci di coordinare le persone nel nuovo ambiente virtuale”, dice Alessandra Stasi.

“Sono diventati degli attivatori, in grado di fare empowerment. Mi ha colpito che questa modalità così flessibile, aperta, virtuale, ha portato un grande rigore e molta disciplina, un forte senso di responsabilità nell’utilizzare gli strumenti che l’azienda mette a disposizione, mai compromettendo i risultati di business”, conclude.

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