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InfoJobs, smart working utile ma il 64% delle aziende ignora il ddl

InfoJobs, smart working utile ma il 64% delle aziende ignora il ddl

Roma, 26 feb. (Labitalia) - E' considerato uno strumento utile ai fini della produttività e del 'worklife balance', ma il 64% delle aziende e il 93% dei candidati non sanno che in Parlamento è in discussione un disegno di legge sul tema. A rivelarlo è InfoJobs, principale realtà italiana nel settore del recruiting online per numero di offerte di lavoro, traffico Internet e numero di cv in database, che ha chiesto ad aziende e lavoratori cosa ne pensano della prospettiva di adottare politiche di lavoro agile in una survey cui hanno preso parte oltre 40.000 lavoratori e 400 aziende.

Da questa indagine emerge un quadro sfaccettato, in cui aziende e candidati restituiscono la complessità di una tematica in cui cultura aziendale, tecnologia e normativa si intersecano, in uno scenario in cui il legislatore sarà chiamato a mettere ordine. Eppure, lo smart working, o lavoro agile, è uno dei temi più caldi del dibattito sulla riforma del mercato del lavoro e sulle forme organizzative più efficaci per conciliare produttività ed equilibrio tra vita privata e vita lavorativa.

Se fino a qualche anno fa l’effettiva applicazione di politiche di smart working era resa difficile dalla limitata disponibilità di strumenti adeguati al lavoro da remoto, oggi, grazie alla rivoluzione digitale e alla piena diffusione di device mobili e strumenti cloud, il lavoro agile è finalmente una prospettiva concreta per milioni di lavoratori. Anche il Parlamento si sta interessando al tema, con l'avvio della discussione in Senato sul disegno di legge che mira a fare chiarezza su una disciplina rimasta finora ai margini delle diverse riforme del mercato del lavoro susseguitesi negli anni.

“Il dibattito in Aula sul tema del lavoro agile - afferma Giuseppe Bruno, General Manager di InfoJobs - è fondamentale per disporre di una legge ad hoc su questa disciplina, che ormai è divenuta uno strumento di lavoro comune per molte aziende italiane. La futura legge diventerà così uno strumento per fare chiarezza sulla materia, favorire ulteriormente l’adozione dello smart working ed educare aziende e lavoratori sui suoi benefici”.

Il dato più evidente è la scarsa conoscenza dei contenuti sulla proposta di legge all’esame del Parlamento: il 63,8% delle aziende e il 92,7% dei candidati non conoscono i contenuti della proposta di legge (39% delle aziende e 62% dei candidati non sanno nemmeno che esista una proposta di legge). Solo l’8,1% delle aziende e il 7,2% dei candidati ne conosce approfonditamente gli elementi.

I due target concordano, invece, sull’impatto positivo dello smart working nella produttività e nell’equilibrio tra vita privata e lavoro: il 36,8% dei candidati e il 25,6% delle aziende affermano che migliorerebbe le condizioni lavorative dei dipendenti, la loro motivazione e inciderebbe positivamente sulla produttività, a cui si aggiunge il 49,7% di candidati e il 63,3% delle aziende, secondo cui potrebbe in alcuni casi portare a dei benefici anche se non in tutti i settori. Solo l’11,1% delle aziende e il 13,5% dei candidati pensano che lo smart working non porterebbe vantaggi in termini di produttività.

Sempre secondo la survey condotta da InfoJobs, ad oggi il 44,2% delle aziende utilizza il lavoro agile, ma in maniera strutturata solo il 13,6%, a cui si aggiunge il 30,6% del campione che adotta politiche di smart working solo in alcune aree. Dal punto di vista dei candidati, le percentuali sono ancora più nette, con il 78,5% degli intervistati che dichiara di non essere al corrente di politiche di smart working nella propria azienda, a cui si oppone l’11,6% del campione secondo cui il lavoro agile viene adottato in alcuni casi isolati e solo il 7,8% nella cui azienda c’è una politica di lavoro agile strutturata di cui tutti i dipendenti sono a conoscenza. I motivi alla base di questa situazione sono la mancanza di una normativa certa sul tema (per il 37,2% delle aziende) o del supporto tecnologico necessario (18,6%).

Sull’aspetto tecnologico, emerge, inoltre, come il 49% delle aziende non reputi la propria struttura pronta, dal punto di vista dell’infrastruttura tecnologica, a implementare politiche di smart working, percentuale che sale al 68% dal punto di vista dei candidati. Per quanto riguarda la motivazione dei lavoratori, il 39,9% dei candidati si dice disposto a lavorare in smart working, convinto che orari più flessibili inciderebbero positivamente sulle prestazioni.

Oltre alle performance, anche l’impatto sulla vita privata gioca un ruolo importante, con il 32,7% dei candidati che accetterebbe di lavorare in smart working proprio per gli effetti positivi che questa modalità avrebbe sulla vita familiare. Solo il 23% dei candidati lo reputa deleterio, motivando però il rifiuto del lavoro agile con la volontà di tenere separati lavoro e vita privata.

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