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Adapt, crisi lascia passo a contrattazione meno 'emergenziale

Adapt, crisi lascia passo a contrattazione meno 'emergenziale

Roma, 16 mar. (Labitalia) - La crisi lascia il passo a una contrattazione meno 'emergenziale' e sono soprattutto le concertazioni territoriali il vero crocevia delle politiche per la crescita e per le tutele. Sono alcuni degli aspetti evidenziati dal secondo rapporto Adapt sulla contrattazione collettiva in Italia, basato sulla analisi di 395 contratti raccolti nella banca dati di www.farecontrattazione.it.

Il rapporto, che viene presentato oggi a Roma nel corso della XIV giornata commemorativa di Marco Biagi, quest’anno è centrato sull'analisi degli sviluppi contrattuali dei tre livelli negoziali alla luce del documento programmatico di Cgil, Cisl e Uil di gennaio 2016.

Parole come incertezza, difficoltà, sfide sono certo ancora ricorrenti nei testi contrattuali, spiegano gli esperti di Adapt, la scuola fondata da Marco Biagi. Eppure, con riferimento alla contrattazione aziendale il rapporto constata come "il tema della crisi sembri ora lasciare il passo a un approccio negoziale meno emergenziale e più consapevole del valore di creare, attraverso la leva contrattuale, condizioni di continua adattabilità delle strutture produttive, di flessibilità organizzativa e insieme di sostenibilità del lavoro". "Così come rispetto ai contratti nazionali - osservano - si rileva che i rinnovi contrattuali confermano il ruolo del contratto collettivo nazionale di lavoro quale perno del sistema contrattuale e strumento di politica economica settoriale e di governo del mercato del lavoro".

Ma sono i contratti provinciali dell’agricoltura, secondo Adapt, "i testi che paiono più allineati alla visione ora promossa da Cgil, Cisl e Uil nel documento del 14 gennaio 2016: se per un verso questo mercato del lavoro è regolato da disposizioni normative piuttosto elastiche, che la contrattazione agricola tende a favorire e non a ostacolare, sono molto diffusi per l’altro verso strumenti di protezione, inclusione e valorizzazione del capitale umano, anche nella sua dimensione di diversità".

Un settore, quello agricolo, e un livello contrattuale, quello territoriale, dove sembrano risolversi le apparenti contraddizioni della proposta sindacale "che ha l’ambizione di coniugare le politiche della crescita e della competitività con il rafforzamento delle tradizionali e delle nuove istanze di protezione del lavoro".

Tra i punti deboli della contrattazione il fatto, spiega Adapt, che "restano sullo sfondo alcune determinati della nuova grande trasformazione del lavoro: demografia, ambiente e tecnologia (Industry 4.0 e digitalizzazione del lavoro in primis)".

Inoltre, aggiunge, "sulle misure di attuazione e sviluppo del Jobs Act ad esempio si è fatto poco o nulla per ora; del pari, si registra il silenzio della contrattazione collettiva a ogni livello in tema di partecipazione alla governance e finanziaria".

"Così come sulla materia degli appalti lo scollamento tra intenti programmatici e prassi contrattuale è evidente. Salvo alcune importanti eccezioni, i sistemi di classificazione del personale sono anacronistici, la salvaguardia del potere d’acquisto ha continuato a rappresentare la principale logica di definizione degli incrementi dei minimi tabellari e i meccanismi retributivi in azienda restano nel complesso piuttosto rudimentali", rimarcano gli esperti di Adapt.

E anche sulla formazione e l’organizzazione del lavoro, avverte, "l’atteggiamento delle parti appare più ondivago, oscillando tra best practices e retaggi normativi di un tempo e di un modo di lavorare in molti casi ampiamente superati". Va meglio, invece, sul fronte della rioccupazione di soggetti espulsi dal ciclo produttivo o la ricollocazione dei lavoratori a rischio di espulsione, dove la contrattazione registra "un trend positivo" degli strumenti introdotti.

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