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Sud: Rapporto Confindustria, Pmi in buona salute, cresce fatturato e mol

Sud: Rapporto Confindustria, Pmi in buona salute, cresce fatturato e mol

Roma, 20 apr.(Labitalia) - Pmi in buona salute al Sud anche se alcune criticità non sono del tutto superate: anche se con ritmi più bassi della media nazionale, le piccole e medie imprese meridionali dovrebbero veder crescere, nel 2016, sia il proprio fatturato (+2,8%) sia il proprio valore aggiunto (+4,1%). Analogo miglioramento dovrebbero vedere i margini (Mol +6,7%) e la redditività del capitale investito (Roe 6,4% dal 5,6% del 2013). La tendenza al miglioramento dei principali indicatori economici, che dovrebbe continuare anche nel 2017, emerge dal Rapporto Pmi Mezzogiorno 2016, curato da Confindustria e Cerved.

La crisi economico-finanziaria sembra dunque aver terminato la propria corsa e anche le imprese meridionali, pur tra molte incognite, vedono consolidare quei segnali di ripartenza già delineati nel Rapporto dello scorso anno. La frammentazione si conferma l’elemento peculiare del tessuto imprenditoriale meridionale: su un totale di 1 milione e 600 mila imprese attive, l’89,9% non supera i 9 addetti; le società di capitali sono 270 mila, anch’esse per lo più di piccolissima dimensione: 25 mila sono le società con i requisiti europei di PMI (10 – 250 dipendenti, e fatturato compreso tra 2 e 50 milioni di euro).

Il rapporto conferma le caratteristiche costitutive di tale tessuto: imprese di piccole dimensioni, con una presenza dell’industria inferiore alla media nazionale. Le imprese “sopravvissute” alla crisi hanno dovuto intraprendere un percorso spesso faticoso di ristrutturazione che, seppure con intensità diverse su base regionale e settoriale, ha condotto ad un miglioramento complessivo della competitività delle imprese meridionali: al Sud ci sono dunque imprese più competitive cui si affiancano numerose nuove imprese, molte delle quali possono considerarsi a tutti gli effetti innovative.

L’introduzione delle Srl semplificate ha favorito la crescita delle newco: sono nate circa 30.500 imprese di capitali, 1.200 delle quali iscritte al Registro delle startup innovative (1/5 del totale nazionale): in base a un’analisi sulle nuove nate, ne esistono altre 1.000, non iscritte, ma con caratteristiche del tutto simili. Si riducono le Pmi che hanno avviato procedure di chiusura ed in particolare i fallimenti fanno registrare la prima decisa inversione di tendenza dal 2007 (-23% tra 2014 e 2015). La ripartenza interessa, con livelli di intensità differenziati, le Pmi di tutte le regioni meridionali, trainate da Campania e Puglia, che (non a caso) sono le due regioni in cui gli investimenti delle imprese si situano su livelli superiori alla stessa media nazionale. Anche Calabria, Sardegna e Sicilia, che nel Rapporto 2015 mostravano ancora difficoltà diffuse, sembrano ripartite, seppure su basi meno solide rispetto alle altre regioni meridionali, e con permanenti difficoltà nell’acceso al credito, e nei tempi di pagamento.

Anche se proporzionalmente inferiore alla media nazionale, è significativa, al Sud, la presenza di imprese “eccellenti” che vedono crescere il loro fatturato in condizioni di piena salute finanziaria e si confermano numerose le “gazzelle” meridionali (quasi 700 imprese che tra il 2007 e il 2014 hanno raddoppiato il loro fatturato), che dovrebbero continuare la loro “corsa”. Ma ben più numerose sono le imprese che, pur vedendo crescere il loro fatturato, mostrano una vulnerabilità finanziaria che può metterle a rischio con la stessa facilità. L’elevata dipendenza dalle banche per ottenere liquidità resta uno dei principali motivi della vulnerabilità: la dinamica dei tassi di ingresso in sofferenza sembra, tuttavia, essersi arrestata al 5,1%, (2 punti più della media nazionale), e le previsioni per i prossimi anni indicano un’ulteriore riduzione (4% nel 2017). La probabilità di default rimane significativamente maggiore tra le Pmi più dipendenti dalle banche.

L’irrobustimento del tessuto imprenditoriale; la ripresa degli investimenti delle imprese, singole e in rete; il sostegno a quelle più innovative; il calo degli oneri finanziari e il miglioramento del profilo di rischio; la maggiore presenza sui mercati internazionali: restano questi gli obiettivi, secondo il Rapporto do Confindustria, da perseguire per portare, anche al Sud, il maggior numero di imprese ad essere in tutto e per tutto “eccellenti” e trainare il Mezzogiorno sui binari di una crescita duratura. L’avvio dell’operatività del credito d’imposta per gli investimenti, l’apertura dei primi bandi dei fondi strutturali 2014–20, l’ampia diffusione degli strumenti di ingegneria finanziaria (nazionali ed europei), un uso del Fondo Sviluppo e Coesione 2014-20 effettivamente orientato dalle “Strategie di Specializzazione Intelligente”, il preannunciato provvedimento “Finanza per la crescita”, costituiscono in questo senso occasioni concrete da sfruttare appieno, per il Mezzogiorno e per l’intero Paese, conclude il Rapporto.

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