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Adecco, con 160mila rapporti attivi di lavoro primo datore in Italia

Adecco, con 160mila rapporti attivi di lavoro primo datore in Italia

Roma, 5 mag. (Labitalia) - Con oltre 160 mila rapporti di lavoro attivi a fine 2015 Adecco è diventato il primo datore di lavoro in Italia. Ad annunciarlo oggi la società leader nel mondo nella gestione delle risorse umane nel corso di un convegno a Milano dove ha presentato i dati inediti di una ricerca sul rapporto tra gli italiani e il lavoro a tempo indeterminato, dal titolo 'Gli italiani e il lavoro a tempo indeterminato, tra miti e desideri'.

Nel solo 2015 Adecco ha assunto a tempo indeterminato circa 5000 lavoratori ai quali offre, oltre alla collocazione in azienda, percorsi di ampliamento delle competenze e di formazione continua.

"Un risultato possibile -ha dichiarato Andrea Malacrida, amministratore delegato del Gruppo Adecco- grazie alla diversificazione dei servizi offerti, che supera la tradizionale somministrazione di lavoratori a tempo e si integra con l’offerta di soluzioni per lavoratori stabili e aziende alla ricerca di dipendenti a tempo indeterminato. Investire sui lavoratori a tempo indeterminato in maniera innovativa -ha continuato Malacrida- è il futuro non solo per le Apl, ma per l’intero mondo del lavoro. I candidati possono acquisire più velocemente competenze per essere meglio preparati ad affrontare le sfide quotidiane, mentre le aziende possono contare su collaboratori con maggiore esperienza e più capaci di creare valore".

Sempre più attenti alla carriera, sempre meno interessati alle sicurezze di un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Oltre la metà degli intervistati (il 57,6%) è d’accordo, infatti, nel dire che "chi si mette in proprio ha maggiori possibilità di valorizzare le proprie capacità" e che nella scelta di un lavoro più che il tempo indeterminato, ciò che conta sono le prospettive di crescita professionale (56,9%).

Risultati che possono essere causati anche da cambiamenti nelle condizioni di lavoro percepite dagli italiani. Per il 39% del campione la situazione di stress mentale e psicologico nell’ambiente di lavoro è peggiorata negli ultimi anni così come il 33,6% degli intervistati percepisce un carico di lavoro in termini di ritmi e fatica in aumento. Non solo negatività. Il rapporto con i colleghi è migliorato per il 28% degli intervistati così come le possibilità di crescita professionale e realizzazione sul lavoro sono in aumento rispettivamente per il 23,3% e il 26,2%.

Oltre il 75% del campione è comunque d’accordo nel dire che il contratto a tempo indeterminato consente di fare progetti e guardare con maggiore serenità al futuro. Rimane però un’alta percentuale del campione (56,8%) che si trova d’accordo nel pensare che il contratto a tempo indeterminato non sia più una garanzia come anni fa o che sia una sicurezza illusoria perché oggi è possibile licenziare più facilmente (53,1%). Non solo, la crescita e la realizzazione professionale passa attraverso esperienze differenti. Il 38% dei lavoratori a tempo indeterminato, infatti, esprime un giudizio contrastante. Sono infatti divisi tra l’ideale del posto fisso e la percezione del mondo che sta cambiando.

Le aspirazioni professionali future per la maggior parte degli italiani (60%) non si concentrano solo sull’aumento retributivo e una situazione economica più solida, ma sulla possibilità di avere più tempo libero e bilanciare in modo più equilibrato la propria vita lavorativa e quella personale. La ricerca approfondisce inoltre il mito dello smartworking come strumento per conciliare i due mondi.

Interesserebbe infatti solo al 20% dei lavoratori italiani. La stragrande maggioranza degli intervistati favorevole allo smartworking vi farebbe ricorso principalmente per coniugare il lavoro con le esigenze del menage familiare, mentre solo una piccola parte utilizzerebbe il maggior tempo a propria disposizione per seguire passioni personali.

“La ricerca -conclude Malacrida- dimostra come il mito del posto fisso stia pian piano tramontando, e lascia spazio ad un cambiamento culturale che privilegia il merito, la crescita delle competenze, la varietà di esperienze rispetto alla staticità del lavoro a tempo indeterminato tradizionale. C’è voglia di essere più pronti, più preparati a competere sul mercato globale del lavoro per avere maggiore occupabilità, e in questo senso, l’acquisizione di skill sia soft che hard diventa prioritaria rispetto al mantenere un livello di sicurezza di impiego, sempre meno tutelato nell’oggi e nel domani, a causa delle riforme del lavoro e delle pensioni”.

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