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Lo studio, un addetto su 2 ha difficoltà a spiegare quello che fa

Lo studio, un addetto su 2 ha difficoltà a spiegare quello che fa

Milano, 30 mag. (Labitalia) - I lavoratori di tutto il mondo fanno fatica a spiegare di cosa si occupano (40%) e circa un quarto (24%) afferma che è difficile parlare dei propri risultati professionali. Emerge da uno studio condotto da Censuswide e pubblicato oggi da LinkedIn, il più grande network professionale su Internet del mondo. Lo studio rivela le difficoltà dei lavoratori quando si tratta di parlare di sé in un contesto professionale. Non solo. il 53% degli intervistati teme che parlando dei risultati ottenuti sul lavoro potrebbe dare l’impressione di vantarsi, mentre solo il 35% non ha problemi a farlo. Pur trovandosi in difficoltà quando si tratta di parlare di se stessi e considerando molto più facile (52%) raccontare dei risultati ottenuti dai colleghi.

In Italia questi valori seguono le medie internazionali con qualche variazione. Il 48% dei professionisti tricolore intervistati, infatti, dichiara di non riuscire a spiegare di cosa si occupa e il 23%, invece, afferma di avere difficoltà a parlare dei propri successi professionali. Il 66% dei partecipanti alla ricerca ha paura di risultare vanitoso parlando dei suoi risultati lavorativi, mentre solo il 27% si sente sicuro nel farlo, anche se ovviamente per il 60% dei professionisti italiani è molto più semplice parlare dei risultati dei colleghi.

Nonostante la riluttanza a pubblicizzare il proprio successo professionale, l’88% degli intervistati italiani coinvolti nel processo di recruiting della propria azienda ritiene che candidati capaci di esporre brevemente quello di cui si occupano abbiano maggiori capacità di successo. Per l’80%, la capacità di comunicare chiaramente i risultati conseguiti è una delle caratteristiche più apprezzate in un candidato.

Dare una buona prima impressione è quindi fondamentale per la ricerca del lavoro, come afferma il 99% dei professionisti. In Italia il 73% delle persone coinvolte nel processo decisionale per la selezione del personale controlla il profilo LinkedIn di tutti i candidati e più della metà (65%) considera la presenza online del candidato importante tanto quanto quella fisica.

Al contrario, più di due terzi (70%) dei professionisti non si era mai preoccupato della propria identità online prima di ricoprire la posizione attuale e, a differenza di quanto affermato dai recruiter, solo il 57% dei lavoratori del Belpaese invece crede che l’impressione trasmessa online sia altrettanto importante di quella data di persona. Quasi tre quarti (70%) degli intervistati credono che sia difficile recuperare dopo una prima impressione negativa.

“Saper comunicare in modo chiaro i propri successi professionali -ha commentato Marcello Albergoni, Head of Italy di LinkedIn- è il primo passo per farsi notare. A questo scopo, niente funziona meglio di un buon profilo LinkedIn in cui presentare i successi conseguiti e dimostrare la propria esperienza. Contano anche le piccole cose. Ad esempio, l’aggiornamento del profilo con una nuova esperienza o la pubblicazione di un’immagine che aiuti a definire meglio il nostro essere professionisti può portare il nostro account a un numero di visualizzazioni fino a 21 volte superiori al normale, migliorando le probabilità di ottenere il lavoro desiderato”.

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