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Kpmg: nel 2015 consumati 53 mld sigarette illegali in Ue

Roma, 8 giu. (Labitalia) - Secondo il report pubblicato oggi da Kpmg, nel 2015 sono stati consumati 53 miliardi di sigarette illegali, che rappresentano più del totale delle sigarette vendute legalmente in Spagna. Questa attività criminale, che porta al consumo una sigaretta su 10, costa ai governi dell’Ue 11,3 miliardi di perdite erariali. Questo studio annuale esamina le dimensioni e i fattori che stanno alla base del contraffatto, del contrabbando e delle 'illicit whites' nei 28 Paesi europei, in Norvegia e Svizzera. Kpmg conduce questo studio annuale dal 2006. Dal 2013, lo studio è commissionato dalle quattro principali aziende di prodotti del tabacco: Bat, Imperial, Jti, Pmi.

Nonostante il fenomeno del commercio illecito di sigarette in Italia si confermi stabile rispetto all’anno precedente, la situazione nel nostro Paese rimane particolarmente allarmante. Il mercato di sigarette illegali continua a favorire la criminalità locale e non, priva di risorse gli Stati membri e danneggia le imprese che operano legalmente. A livello europeo (Ue 28, Norvegia e Svizzera), nel 2015 l’Italia risulta tra i primi cinque paesi per volumi di sigarette contraffatte e contrabbandate (C&C), con 4,6 miliardi di sigarette illegali che rappresentano il 5,8% del consumo totale.

Se il volume totale di sigarette contraffatte o contrabbandate consumato in Italia fosse stato acquistato legalmente all’interno del Paese, sarebbero stati raccolti ulteriori introiti fiscali pari a circa 822 milioni di euro. La Campania anche nel 2015 si conferma come regione più impattata dal fenomeno in Italia con una percentuale di prodotti illeciti pari al 37%.

A livello europeo, nel 2015 l’Italia risulta essere il secondo paese per consumo di sigarette contraffatte. La situazione è tanto più grave se si considera la forte crescita del fenomeno del contraffatto nell’ultimo anno. Infatti, i prodotti contraffatti hanno più che raddoppiato la loro incidenza, passando dal 7,1% al 16,5% del consumo totale di prodotti illeciti.

A livello europeo, l’Italia risulta essere il terzo paese per volumi di 'illicit whites'. Il consumo di tali prodotti ha rappresentato la metà dei consumi di sigarette illecite in Italia. Un ulteriore campanello d’allarme è rappresentato dal consolidamento delle fonti principali dei flussi di sigarette illegali in entrata. I flussi provenienti da Bielorussia e Ucraina hanno registrato un incremento del 193%, divenendo le principali fonti di provenienza di illicit whites.

I prodotti contraffatti e le illicit whites (prevalentemente prodotte al di fuori dell’Ue) non sono sottoposti ai controlli di qualità richiesti a livello europeo e volti a tutelare i consumatori. Le sigarette di contrabbando vengono vendute anche davanti a scuole e luoghi di aggregazione e risultano di più facile accesso per i minori.

La vendita illecita di prodotti del tabacco sottrae risorse al mercato legale e provoca seri danni a tutta la filiera del tabacco. L’Italia è il primo produttore di tabacco in Europa e il quattordicesimo al mondo e conta nel nostro Paese circa 200.000 addetti, tra cui 55.000 rivenditori e più di 3.000 imprese agricole con una radicata presenza nelle regioni Campania, Veneto, Umbria, Toscana e Lazio. Ogni anno il commercio illecito di prodotti del tabacco mette a rischio un numero considerevole di posti di lavoro.

Il commercio illecito di sigarette è un fenomeno transnazionale che vede coinvolte organizzazioni criminali di diversi Paesi, talvolta legate tra loro da accordi per la gestione dei traffici e per la spartizione dei profitti. Come si evince dal rapporto Transcrime, le organizzazioni criminali italiane costituiscono delle alleanze con organizzazioni dell’Est Europa per la produzione, lo stoccaggio e il trasporto delle sigarette di contrabbando.

Il commercio illecito di sigarette sfrutta le stesse rotte di altri traffici illegali come quello di droga, armi ed esseri umani. Queste attività permettono la sopravvivenza di gruppi criminali locali, reti transnazionali e organizzazioni terroristiche. Per le organizzazioni criminali, il contrabbando di sigarette rappresenta un comportamento lucrativo preferenziale, in quanto comporta bassi costi e limitati rischi rispetto ad altri tipi di illeciti. Per le organizzazioni criminali il commercio illecito di sigarette genera introiti paragonabili a quelli della cocaina.

Dopo la droga, per la camorra, il contrabbando di sigarette sta tornando ad essere la forma di guadagno più importante. In Italia a fronte di un 'fatturato' complessivo annuale delle organizzazioni criminali pari circa a 29,5 miliardi di euro, il traffico illecito di tabacchi vale 546 milioni di euro, ovvero circa il 2%. In Italia nel 2013 droga, prostituzione e contrabbando di sigarette hanno fruttato alla criminalità organizzata l’1,1% del Pil nazionale, per un valore complessivo pari a circa 16 miliardi di euro. Secondo alcune fonti, gruppi terroristici attivi in diverse parti del mondo sfruttano i proventi del commercio illecito di sigarette per finanziare le proprie azioni terroristiche.

Le azioni mirate delle forze dell’ordine hanno rappresentato uno strumento essenziale per il contrasto del fenomeno della vendita illecita di prodotti del tabacco. Il fenomeno illecito negli ultimi anni ha raggiunto il suo massimo quando i prezzi delle sigarette legali erano al minimo. Emerge come non siano politiche di prezzi al ribasso (che danneggiano l’intera filiera legale) a influenzare il fenomeno, che appare fondamentalmente legato alla disponibilità dei prodotti illeciti.

Nel 2015 i volumi di sigarette di contrabbando sequestrate dalla GdF sono stati 275 tonnellate (+37,5% rispetto al 2014). Negli ultimi anni un numero crescente di fabbriche illecite è stato identificato dalle autorità nel centro e nell’Est Europa.

Lo studio rappresenta l’unica misurazione annuale completa sul mercato illegale delle sigarette nell’Ue. L’accesso a un’ampia gamma di fonti di dati, nonché miglioramenti nella metodologia in linea con i feedback ricevuti dagli stakeholder esterni, hanno permesso a Kpmg di perfezionare la completezza dell’analisi nel corso degli anni. La metodologia dello studio è illustrata in dettaglio all’interno del rapporto. Il mercato illegale di sigarette nell’Ue rappresenta il 10% del consumo totale, con un lieve calo nei volumi rispetto al 2014 dovuto a molteplici fattori, tra cui l’aumento nel numero delle attività di contrasto contro il commercio illecito e un miglioramento delle condizioni economiche.

L’industria è d’accordo nel ritenere che i rigidi controlli sulla catena distributiva e lo scambio di informazioni, insieme all’attività delle forze dell’ordine, abbiano portato a una diminuzione del 20% dei flussi illegali provenienti dall'Ue. Pertanto, oggi l’88% delle sigarette illegali proviene da Paesi extra europei.

Un trend importante individuato dal rapporto Kpmg è l'aumento dei flussi di prodotti contraffatti e illicit whites rispetto agli anni precedenti. Queste ultime rappresentano più di un terzo di tutte le sigarette illecite, mentre il numero di prodotti contraffatti ha raggiunto quota 4.7 miliardi. La maggior parte delle illicit whites - 5.3 miliardi di sigarette - riporta etichettatura bielorussa. L’industria ritiene che il cambiamento della composizione dei Paesi di origine e l’aumento dei brand di illicit whites dimostrano la capacità di adattamento dei criminali che lucrano sul mercato illegale di sigarette.

In particolare, secondo il report, i volumi del mercato illecito di sigarette rappresentano il 9,8% del totale di sigarette consumate nell'Ue nel 2015, per un totale di 53 miliardi di sigarette, con la Polonia e la Francia registrano i volumi più alti di sigarette illecite. L’88% delle sigarette illegali sono prodotti contrabbandati e contraffatti provenienti da Paesi al di fuori dell’Ue e le illicit whites rappresentano più di un terzo delle sigarette illegali consumate nell’Ue, il 28% delle quali riportavano etichettatura Bielorussa.

Si ritiene che 1.3 miliardi di sigarette illicit whites provengano dalla zona di libero scambio Jabel Ali negli Emirati Arabi Uniti con la Bielorussia che è il principale paese di origine di illicit whites. I volumi di sigarette contraffatte sono aumentati del 28%, per un totale di 4.7 miliardi di sigarette e i sequestri di sigarette illegali sono raddoppiati con il supporto dell'ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf). Sono state sequestrate oltre 0.6 miliardi di sigarette, rispetto a 0.3 nel 2014. Se il volume totale di sigarette illegali nell’Ue fosse stato acquistato legalmente, sarebbero stati raccolti ulteriori introiti fiscali pari a circa 11.3 miliardi di euro.

"Complessivamente, i livelli di consumo di sigarette illecite nell’Ue sono leggermente diminuiti nel corso del 2015", commenta Charlie Simpson, partner principale dello studio di Kpmg. "Ciononostante -aggiunge- il commercio illecito di sigarette continua a rappresentare una porzione considerevole del consumo totale di sigarette. È evidente che il mercato illegale di tabacco sia in continua evoluzione e continui a impattare i Paesi in tutta l’Ue. Quest’anno la nostra ricerca ha dimostrato che i flussi di prodotti contraffatti e illicit whites costituiscono una più ampia porzione del consumo illecito rispetto agli anni precedenti, mostrando così la flessibilità dei flussi di sigarette illecite".

L’industria ritiene che i risultati del report per l’anno 2015 dimostrino che l’impegno congiunto dei governi, le forze dell’ordine, i produttori e i rivenditori contribuisce ad affrontare efficacemente il fenomeno dei flussi di sigarette illegali nell’Ue.

Considerando che i criminali si interessano in misura crescente ai prodotti illegali, come le illicit whites, e guardano a nuovi Paesi di origine al di fuori dell’Ue, sembra evidente che gli sforzi per combattere il commercio illecito devono essere confermati per contrastare le reti criminali.

British American Tobacco (Bat), Imperial Tobacco (Imperial), Japan Tobacco International (Jti) e Philip Morris International (Pmi) continuano a impegnarsi a collaborare con le autorità in tutto il mondo, e confermano gli investimenti nella lotta al problema.

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