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Consulenti, 1 famiglia su 3 composta da una persona sola

Consulenti, 1 famiglia su 3 composta da una persona sola

Roma, 30 giu. (Labitalia) - Una famiglia su tre è composta da una persona sola, diminuiscono le coppie con figli. E’ la tendenza dell’ultimo decennio in Italia, come emerge dai dati del rapporto ‘Famiglia, lavoro, gender gap: come le madri-lavoratrici conciliano i tempi’, realizzato dall’osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, pubblicato in occasione del Festival del lavoro 2016 che si apre oggi a Roma, e presentato nel corso di una conferenza stampa in Vaticano.

In poco più di un decennio (2004-2015), sono cambiate profondamente, spiega il rapporto, le caratteristiche delle famiglie: il nucleo familiare classico costituito da una coppia con figli, pur rimanendo maggioritario, subisce una lieve flessione, mentre aumenta in modo consistente il numero delle persone sole.

Una famiglia su tre è composta da un single, come conseguenza di profondi mutamenti demografici e sociali, primo fra tutti il progressivo invecchiamento della popolazione, l’aumento delle separazioni e dei divorzi, come pure la crescita sostenuta di cittadini stranieri che, almeno quelli di prima generazione, vivono in famiglie prevalentemente unipersonali. Il declino della famiglia mononucleare classica è accompagnato anche da un aumento significativo delle coppie senza figli e soprattutto delle famiglie monogenitoriali.

Complessivamente, spiega la ricerca, le famiglie tendono a essere sempre più piccole e perciò sempre più frammentate e socialmente isolate, soprattutto tra gli anziani. L’aumento dei single e la diminuzione del tasso di fertilità ha determinato nell’ultimo decennio la stagnazione delle famiglie con figli (11 milioni) e la crescita di quelle senza figli, da 12 milioni nel 2004 a oltre 14 nel 2015.

La tesi sull’alta quota di single tra gli immigrati è confermata dalla loro alta percentuale, che supera il 40% (32% tra gli italiani), grazie soprattutto a quelli che provengono dai paesi dell’Unione europea (la Romania, la Bulgaria, la Polonia, ma anche molti moldavi hanno il passaporto rumeno), che hanno un progetto migratorio molto definito: entrano ed escono dal nostro paese senza alcun bisogno del permesso di soggiorno, con l’obiettivo di accumulare risorse per tornare a casa e vivere la restante parte della vita in una condizione di relativo benessere economico.

Viceversa, è relativamente più bassa, sottolinea il rapporto dei consulenti del lavoro, la quota di single tra gli stranieri extracomunitari, che hanno una diversa strategia migratoria basata sull’insediamento stabile nel paese ospitante e sui ricongiungimenti familiari successivi. Trattandosi in prevalenza di stranieri della prima generazione, non sono stati ancora effettuati tutti i ricongiungimenti, anche se un terzo di loro (33,7%) vive in una coppia con figli.

È più elevata tra gli italiani la quota di coloro che vivono in una coppia senza figli (20,8%), percentuale che registra il valore più basso tra gli extracomunitari (8,4%). La quota di persone sole è più elevata nella media delle regioni del Centro (35,2%) e del Nord (34,9%), mentre questa percentuale è inferiore alla media nazionale nel Mezzogiorno (33,1%). Le quote di famiglie composte da monogenitori sono abbastanza simili in tutte le ripartizioni, mentre la percentuale più elevata di famiglie con figli si osserva nel Mezzogiorno (40,3%), seguito dal Centro (31,1%) e dal Nord (31,7%).

Nel Nord si registra la quota più elevata di coppie senza figli (21,8%), che è superiore di oltre 4 punti percentuali a quella del Mezzogiorno Emergono evidenze particolarmente interessanti circa i processi di riarticolazione delle strutture familiari dal 2004 al 2015 nelle ripartizioni territoriali: solo nel Mezzogiorno diminuisce il numero delle coppie con figli (-4,7%), compensata soprattutto dal forte aumento delle persone sole (36,7%), dei monogenitori (26,9%) e delle coppie senza figli (16,3%).

Questo fenomeno si può spiegare tenendo conto del modesto afflusso degli immigrati nel Mezzogiorno e del più basso numero medio di figli per donna: 1,29 a fronte di un tasso di fecondità superiore nel Nord (1,41) e nel Centro (1,33). Le differenze territoriali sono spiegate in larga misura dal diverso contributo delle donne straniere, che al Nord è di gran lunga più rilevante, perché maturato sia da una maggiore presenza nel territorio sia da una più alta propensione riproduttiva. I livelli più elevati della fecondità delle donne straniere si registrano, infatti, tra le residenti al Nord in misura di 2,06 figli per donna, mentre le straniere che risiedono nel Centro e nel Mezzogiorno hanno in media, rispettivamente, 1,67 e 1,84 figli per donna.

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