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La ricerca, inquinamento indoor al 3° posto tra rischi per salute

La ricerca, inquinamento indoor al 3° posto tra rischi per salute

Milano, 13 luglio 2016. (Labitalia) - Monossido di carbonio, biossido di azoto, idrocarburi policiclici aromatici, composti clorurati, tetracloroetilene, benzene, naftalene, formaldeide. Sostanze tossiche, alcune ben conosciute, altre dal nome totalmente oscuro a chi non è in possesso di una laurea in chimica, ma che hanno tutte una caratteristica comune: abitano insieme a noi nelle nostre case, e possono rendere la nostra abitazione più inquinata di una megalopoli cinese. Tanto che l’inquinamento indoor è al terzo posto tra i fattori di rischio per la salute, dopo soltanto i problemi di pressione e il fumo.

A illustrare i pericoli dell’inquinamento domestico è il professor Pier Mannuccio Mannucci, professore emerito di medicina interna all’Università di Milano e all’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, in occasione della presentazione di You, la nuova e rivoluzionaria linea di prodotti per la pulizia della casa totalmente di origine vegetale.

“Se come cittadini abbiamo una potere d’azione limitato rispetto all’inquinamento ambientale, tra le mura domestiche come singoli abbiamo una forte responsabilità nella lotta contro l’inquinamento indoor, che parte da una scelta ponderata dei prodotti per la detergenza da usare", afferma Mannucci. Tra i principali elementi che concorrono a inquinare le nostre case ci sono infatti i detergenti e i prodotti che quotidianamente si usano per distruggere i microbi e dare alle superfici domestiche quello splendore e quel profumo che tanto ci piace sentire quando entriamo in casa nostra. Ma che, insieme a vernici e solventi, candele e incensi, fumo e fumi di cottura, per non parlare dell’inquinamento esterno che si accumula nelle stanze e lì rimane, trasformano l’aria di casa in un nemico tanto invisibile quanto pericoloso.

Una persona in media trascorre infatti il 90% del suo tempo in un luogo chiuso, all’interno di ambienti indoor non del tutto sani come si crede. Ma dietro al buon profumo dei pavimenti appena lavati, spesso si nasconde la causa dei malesseri fisici: anche una banale tosse o un fastidioso mal di gola, possono provenire dalla cattiva aria che si respira all’interno delle mura domestiche. A trarre in inganno molto spesso sono proprio le profumazioni dei comuni detergenti, ovvero l’odore dei Cov, composti organici volatili, classe di sostanze che maggiormente caratterizza l’inquinamento indoor.

Benzene e formaldeide sono tra i Cov più pericolosi: di natura cancerogena, si diffondono velocemente nell’aria e vengono assorbiti con facilità da bronchi e polmoni per entrare rapidamente nel sangue. Anche con brevi periodi di contatto, l’inalazione di queste sostanze può provocare infiammazioni delle vie respiratore e degli occhi, mal di testa e nausea. Un’esposizione più duratura invece, anche un aumento di rischio per i tumori.

Mannucci all’interno del suo libro 'Aria da Morire', riporta che un quadro complessivo dei reali effetti sulla salute dell’inquinamento indoor è stato tracciato solo nella prima metà degli anni 2000 dal progetto THADE (Towards Healthy Air in Dwellings in Europe), condotto dalla European Federation of Allergy and Airways Diseases Patients Associations (EFA) e finanziato dalla Commissione europea.

Secondo questi studi sono 4 le malattie tipo legate all’inquinamento indoor: quelle legate a una singola sostanza, come per esempio il famigerato monossido di carbonio; le allergie e l’asma, che può essere aggravato da allergeni di diverso tipo; quelle legate ad allergie poco diffuse, o a un aumento della sensibilità rispetto a certe sostanze; e, infine, la “sindrome da edificio malato”. E proprio questa è la più rappresentativa della pericolosità dell’inquinamento indoor, perché indica la presenza di malesseri nella maggior parte degli occupanti di un edificio, senza che questi possano essere ricondotti a una causa specifica.

Una malattia definita invisibile questa, spesso da ricondurre alla formulazione dei detergenti per pulire la casa, “abitazione perfetta” di formaldeide e benzene: la prima presente anche nei disinfettanti, considerata la sua forte proprietà battericida; la seconda invece, presente soprattutto nelle sostanze candeggianti, altamente infiammabili.

Questi due Cov, uniti a naftalene (killer nascosto tra solventi e insetticidi), idrocarburi policiclici aromatici (termine difficile che indica quegli elementi presenti nel fumo delle sigarette, ma anche nei fumi dei fritti e del grill), composti clorurati (che si annidano nelle vernici e colle dei mobili), il tetracloroetilene presente nei detergenti, umidità, acari e muffa, creano un mix esplosivo di sostanze molto dannose per la salute dell’uomo.

Mannucci spiega che l’inquinamento indoor risulta essere al 3° posto tra i massimi fattori di rischio per la morte di persone di tutte le età e ambo i sessi, preceduto solo da problemi di pressione sanguigna alta e da i danni provocati dal fumo.

Un rischio alto che colpisce anche i ragazzi tra i 10 e i 14 anni: l’inquinamento indoor infatti, è al 4° posto tra le cause di mortalità giovanile preceduto solo dall’utilizzo di acqua inquinata o da conseguenze dovute a una scarsa pulizia personale.

Per limitare i rischi della cattiva aria presente nelle abitazioni, entra in gioco la necessità di utilizzare dei detergenti “salutari” che facciano bene all’ambiente ma soprattutto alla salute di chi li usa.

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