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Isnet, conviene investire nelle imprese quelle sociali

Isnet, conviene investire nelle imprese quelle sociali

Roma, 7 ott. (Labitalia) - Investire sull'impresa sociale conviene, a fronte di ogni euro investito il ritorno sociale vale il doppio. E' quanto rileva l'Osservatorio Isnet sulle imprese sociali in Italia. In Italia su un totale di 14.342 cooperative sociali quelle di inserimento lavorativo (tipologia B e A+B), sono complessivamente 5.173 e occupano 67.134 soggetti svantaggiati. Tali cooperative, per garantire i fini istituzionali, svolgono diverse attività economiche, per cui sono imprese a tutti gli effetti, ma generano anche un valore sociale.

L’impatto sociale, ovvero il ritorno sociale dell’investimento, è stato misurato dall'associazione Isnet, nell’ambito del proprio Osservatorio nazionale sulle imprese sociali.

Dall’analisi risulta che, nel 2016, le cooperative sociali di tipo B hanno generato un impatto sociale stimato in 716 milioni di euro, a fronte di poco meno di 374 milioni di euro investiti dagli stakeholders coinvolti (pubblica amministrazione e le stesse cooperative sociali in primis). Per 1 euro investito per l’inserimento lavorativo di un soggetto svantaggiato, sono stati ottenuti risultati pari a 1,92 euro.

L’indicatore già positivo, in realtà è parzialmente sottostimato, poiché l’analisi è stata centrata solo sui soggetti svantaggiati classificati dalla legge 381 del 1991, ossia disabili fisici e mentali, soggetti con dipendenze da alcool o sostanze stupefacenti e detenuti negli istituti penitenziari o ammessi alle misure alternative di detenzione.

I risultati ottenuti rappresentano, quindi, solo una parte dell’impatto sociale generato dalle cooperative sociali di inserimento lavorativo, dato che le stesse operano anche con altre tipologie di svantaggio, come immigrati, disoccupati di lungo periodo, disoccupati over 50; categorie per altro già riconosciute a livello comunitario, per le quali l’Italia ha già avviato procedura di armonizzazione.

Inoltre, a tale valore si dovrebbero aggiungere i risultati sociali che non possono essere valorizzati in termini monetari; dall’aumento di integrazione nella società a quello dell’autostima oppure alla riduzione dei pregiudizi verso detenuti o immigrati.

"Un risultato estremamente significativo -afferma Laura Bongiovanni, presidente dell’associazione Isnet- per un tema di grande attualità. Infatti la legge delega di riforma del Terzo settore, recentemente approvata, sottolinea l’importanza dell'utilizzo di indicatori per misurare l’impatto sociale generato dalle attività e l’associazione Isnet sta già svolgendo attività di sensibilizzazione per accompagnare le imprese sociali a essere protagoniste e a non farsi trovare impreparate da qui a un anno, data in cui saranno emanati i decreti attuativi".

"Da questi risultati -sottolinea- Isnet ha definito un modello di analisi dell’impatto sociale conseguente ad iniziative di social procurement. L’intento è quello di evidenziare il valore aggiunto delle collaborazioni con le aziende for profit. Attraverso questo modello di analisi, le imprese sociali potranno meglio comunicare il valore sociale, oltreché economico, conseguito attraverso le singole commesse, e confidiamo che anche questa modalità possa favorire i processi di contaminazione profit/non-profit".

La prima analisi macroeconomica sull’impatto sociale della cooperazione sociale di tipo B e A+B in Italia verrà presentata in anteprima a Padova, domani, sabato 8 ottobre, nell’ambito del seminario che si inserisce tra le attività preparatorie del II Forum nazionale di Etica civile promosso dalla Fondazione Lanza, in una sessione di lavoro dedicata al ruolo dell’impresa sociale e dei vantaggi legati alle collaborazioni tra imprese sociali e imprese profit.

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