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Cresce a 1,9 miliardi il mercato del pet food, sempre più attenzione alla sostenibilità

Cresce a 1,9 miliardi il mercato del pet food, sempre più attenzione alla sostenibilità

Roma, 11 nov. (Labitalia) - Sostenibilità per cani e gatti? Un binomio sempre più presente nel nostro Paese, all’interno di un mercato che ha raggiunto dimensioni più che rispettabili, con oltre 1,9 miliardi di euro di giro d’affari movimentati nel 2015. E' quanto rileva l’italiana Agras Pet Foods, presente nel canale specializzato e nella grande distribuzione con i marchi Schesir, ADoC, Stuzzy e Dreesy, che già da alcuni anni ha iniziato una rapida e costante conversione delle sue produzioni, attraverso l’utilizzo di buone pratiche di sostenibilità lungo tutta la catena del valore.

Dal controllo rigoroso sui fornitori per quanto riguarda la materia prima, il pesce utilizzato in produzione da Agras Pet Foods deriva esclusivamente da pesca sostenibile, alla trasparenza nei confronti dei consumatori, garantita dalla presenza in etichetta di tutte le informazioni fondamentali su composizione. Senza dimenticare sostenibilità e tracciabilità: tutte le fasi sono state analizzate e ottimizzate, posizionando l’azienda genovese come pioniere e lungimirante nell’anticipare una domanda che, sebbene in crescita, al momento è ancora troppo bassa rispetto al cibo destinato all’alimentazione umana.

“Da ormai alcuni anni -spiega Costanza Levera, responsabile marketing & comunicazione di Agras Pet Foods- siamo tra le poche aziende del settore pet food ad aver fatto una precisa assunzione di responsabilità in materia ambientale, intraprendendo azioni concrete per stimolare un cambiamento di sensibilità all’interno del settore”.

Si tratta, sottolinea, "di azioni che si inseriscono in un processo di cambiamento della mentalità che richiede tempi lunghi, anche se già oggi è possibile notare alcuni segnali importanti nelle scelte dei consumatori: come risulta dall’ultimo rapporto Assalco, i proprietari di cani e gatti sono più sensibili alla salute e al benessere dei loro animali, ma anche attenti a evitare gli sprechi senza rinunciare alla qualità; ciò implica che vengano premiati soprattutto i prodotti che offrono sicurezza in termini di specializzazione, innovazione e ricerca nutrizionale".

“In questo quadro -prosegue Costanza Levera- la sostenibilità rappresenta l’ideale e naturale chiusura del cerchio. La larga maggioranza dal campione di consumatori intervistato per l’osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile di LifeGate dichiara di propendere per l’acquisto di prodotti effettivamente sostenibili. Certo è che -ammette- talvolta le indagini sondano gli atteggiamenti, ma la latenza con cui questi si trasformano in comportamenti d’acquisto è spesso piuttosto lunga, senza contare che il desiderio di prodotti più sostenibili del consumatore si scontra ancora con gli effetti della crisi economica”.

Ma essere pionieri nei prodotti 'naturali e sostenibili' in un mercato ancora poco ricettivo non comporta un pedaggio da pagare? "Se guardiamo ai dati che riguardano l’azienda -sottolinea Levera- la risposta è no. Nel 2015, ad esempio, abbiamo ottenuto una crescita superiore alla media del mercato sia a valore che in volumi". "Più in generale, essere pionieri significa prendersi la responsabilità di innescare altri circoli virtuosi che stimolino la domanda dei consumatori, nello specifico una domanda di sostenibilità”, conclude.

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