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Welfare: ricerca, quello aziendale piace a imprese e lavoratori

Welfare: ricerca, quello aziendale piace a imprese e lavoratori

Roma, 15 nov. (Labitalia) - Il welfare aziendale è decollato. L’89% delle aziende e il 62% dei dipendenti dà un giudizio positivo sull’adozione di politiche di welfare in azienda ed entrambi (74% e 55%) credono nel suo sviluppo futuro. Nelle grandi aziende (sopra i 250 dipendenti) la percentuale sale al 93%. Le aziende ci credono di più ma tra i lavoratori, superata la prima fase di diffidenza, cresce in modo evidente la consapevolezza dei vantaggi che ne derivano rispetto all’aumento del potere d’acquisto dei salari. Questo è il dato di fondo che emerge dalla ricerca Doxa - Edenred 2016 sullo stato del welfare aziendale in Italia.

Permangono, tuttavia, alcune differenze di valutazione sugli obiettivi. Per le imprese il welfare aziendale è funzionale agli obiettivi di valorizzazione delle risorse umane (79%), miglioramento del clima aziendale (77%) e aumento della produttività dei lavoratori (61%). Per i dipendenti, invece, l’obiettivo principale è il miglioramento del clima aziendale (61%) e della produttività (57%), mentre la valorizzazione delle risorse umane è al terzo posto (56%).

"Il 2016 può essere considerato l’anno della svolta per il pieno sviluppo del welfare aziendale in Italia", spiega Andrea Keller, Ad Edenred Italia. "Le novità normative introdotte con la Legge di Stabilità 2016 hanno rimosso -continua Keller- una serie di ostacoli che frenavano il pieno sviluppo del welfare aziendale nel nostro sistema economico-produttivo e nelle relazioni industriali". "Le imprese sono divenute uno dei soggetti decisivi -sottolinea- del nuovo modello di welfare community grazie alle politiche di welfare che producono ampi benefici per le aziende stesse, per i dipendenti e per lo Stato. La ricerca Doxa-Edenred 2016 conferma questa fase decisiva di affermazione del welfare aziendale in Italia oltre al crescente trend di convergenza positiva tra aziende e dipendenti".

I servizi welfare più diffusi sono i buoni spesa e le agevolazioni commerciali (87%) che comprendono, il cosiddetto carrello della spesa, i buoni spesa e i bonus carburante. Si tratta, perlopiù, di frange benefit offerti entro il limite dei 258,22 euro. Tra i servizi che segnano le maggiori percentuali e trend di crescita figurano la flessibilità di orario e organizzazione del lavoro (smart working, flessibilità orario in entrata e in uscita, abolizione 'cartellino', congedi), che nel 2013 era la 52% (78% nel 2016); i servizi alla persona e ai familiari dei dipendenti (servizi di baby sitting, assistenza a persone disabili e familiari non autosufficienti, badanti) che erano al 3% nel 2013 (19% nel 2016) uniti ai servizi per i figli dei dipendenti (vacanze studio, rimborso rette scolastiche, rimborso acquisto libri, servizi di orientamento al lavoro e all’occupabilità) che nel 2013 erano al 5% (28% nel 2016).

Crescono in modo dirompente la domanda del cosiddetto welfare familiare e la richiesta di modalità di lavoro ispirate al work-life balance. Tra le principali difficoltà al pieno sviluppo del welfare aziendale per le imprese prevalgono ragioni di natura economica (58%) anche se in deciso calo rispetto al 2001 (66%) e 2013 (66%).

Le criticità organizzative sono indicate dal 48%, anche qui in calo rispetto al 54% del 2011, e infine le barriere relazionali al 43%, in calo di 10 punti dal 53% del 2011. Da evidenziare il giudizio sul ruolo del sindacato quale attore importante nella contrattazione del welfare. Sia le aziende sia i lavoratori non hanno indicato nel sindacato un ostacolo, spiega la ricerca, all’implementazione dei piani di welfare. Le resistenze sindacali hanno indicazioni marginali sia da parte dei lavoratori (11%) – con l’indicazione più alta – che delle aziende (5%). Per contro, percentuali più elevate, invece, riguardano la non piena convinzione del management indicata dai lavoratori (21%) e dalle aziende (18%).

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