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L'incubo delle truffe sui social

"Gira un tuo video imbarazzante su Facebook", così Adriana Lima voleva rapinarmi

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"Gira un tuo video imbarazzante su Facebook", così Adriana Lima voleva rapinarmi

All’improvviso un nostro amico su Facebook ci scrive in chat: “Ho trovato questo video, veramente sei tu? Che vergogna”. Alla fine del messaggio c’è un link e l’errore peggiore che possiamo fare è cliccarci su. L’ultimo caso a cui mi è capitato assistere è successo tra un inconsapevole carabiniere e una sua, e mia, amica disorientata da un messaggio del genere, considerando anche la provenienza. Devo ammettere che è una brutta coincidenza, ma nel gioco dei grandi numeri con cui si svolgono questi fenomeni, questa situazione è proprio l’ideale sperato da chi ha messo in circolo questi malware. Innanzitutto ritroviamo la calma: non esiste alcun video compromettente in mano ad amici o estranei.

Cos’è - Un malware, o malicious malware, è un programma nato per rompervi le scatole e far danni. Si insinua nel vostro computer o smartphone grazie al vostro clic, che vale come un via libera all’installazione, si piazza nel sistema operativo e nella maggior parte dei casi serve a rubare tutte le vostre informazioni personali. Lo scopo finale è naturalmente arrivare al vostro conto online, dietro insomma c’è sempre il vil denaro. Per far guarire il vostro pc o smartphone, la strada è sempre la solita: cambiate password al vostro profilo Facebook, fate una scansione con un antivirus (se non lo avete ancora scaricato, ce ne sono tanti gratis, ma anche lì, occhio a scaricare dal sito ufficiale).

Le tecniche - Quella del fantomatico video imbarazzante è solo uno dei tanti modi esistenti per provare a derubarvi. A tanti maschietti sarà capitato di ricevere richieste di amicizia da ragazze bellissime, hanno un nome e cognome comune, la classica foto in bikini e qualche amico in comune. È proprio grazie a quei primi polli che siamo portati ad accettare l’amicizia, magari è la figlia di un amico ormai maggiorenne, vista l’ultima volta che aveva 14 anni. Voglio credere alla vostra buona fede. Certo basterebbe aguzzare un’attimo la vista per capire che dietro il profilo di quella statuaria giovane donna si può nascondere un truffatore baffuto e con la panza, uno che fa carne da macello della lingua italiana, tritata e servita a voi grazie a google translate. Il profilo della sventola in questione poi ha giusto tre o quattro foto, riporta come unico evento importante della sua vita la data di nascita, di solito sotto i trenta, naturalmente sopra i 18. Una delle più migliori richieste di amicizia fasulle che ho ricevuto nell’ultimo periodo veniva da tale Stella Romanzai, appunto un nome e cognome molto diffuso nella zona di cui sono originario, ma aveva un dettaglio non proprio marginale: le foto scelte dall’incauto truffatore erano della modella Adriana Lima, non proprio una che si dimentica facilmente.

Ma che vogliono? - So di mandare in frantumi le aspirazioni dei lettori maschi, ma qualcuno dovrà essere franco con voi: la possibilità che una ragazza sotto i trenta con un fisico da modella possa contattarvi per avere una storia d’amore clandestina è abbastanza remota. Una volta accettata la cruda verità, potreste anche divertirvi a vedere fin dove si spingono i messaggi del truffatore e la sua idea malsana dell’italiano, come ha fatto un mio conoscente disposto a parlare anche del referendum sulle trivelle (lontano da doppi sensi).

Fregato - Resta emblematico il caso di un uomo di Roma che credendo di chattare con una bella sconosciuta, ci ha rimesso 10 mila euro. Niente malware in questo caso, solo grande astuzia da parte dei ladri e tantissima ingenuità dalla vittima. Accettando l’amicizia, l’uomo ha reso visibili molte informazioni personali come data di nascita, l’indirizzo email e i nomi delle persone con le quali ha legami familiari e sentimentali. La conversazione poi è passata dalla chat di Facebook a WhatsApp, i due si sono quindi scambiati i numeri di telefono e a quel punto è scattato il piano diabolico. Il ladro è risalito alla password dell’email, che probabilmente era fatta con la propria data di nascita, con il nome di un parente e altri simili suicidi annunciati. Il ladro è riuscito anche ad ottenere un duplicato della sim, denunciando all’operatore telefonico lo smarrimento e usando l’email del malcapitato come canale di comunicazione. La combinazione tra il controllo della sim e dell’email gli ha permesso di accedere al suo conto corrente online, che naturalmente è stato svaligiato senza ritegno. L’unico errore commesso dal ladro, però, è stato usare un Iban intestato a un suo complice per svuotare il conto. In questo modo la polizia postale è riuscita ad arrestare quattro truffatori che abitavano in Sicilia. Una storia tutto sommato finita bene, ma che ha richiesto tempo e tante tribolazioni. Situazioni evitabili, se davanti allo schermo i maschietti usassero meno il proprio muscolo preferito.

Giovanni Ruggiero
@juan_r

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