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La grande crisi

La troika ricatta i greci:
se volete aiuti, lavorate 6 giorni

Bce, Fmi e Ue ordinano ad Atene: da lunedì e sabato in azienda per aumentare la produttività e alzare il Pil nazionale

La troika ricatta i greci:
se volete aiuti, lavorate 6 giorni

 

Tra le misure che la “troika” avrebbe chiesto al governo greco come garanzia, e quindi in cambio, del prestito di 31 miliardi di euro, ci sarebbe anche l’aumento della settimana lavorativa dagli attuali cinque giorni a sei. L’indiscrezione arriva dal settimanale greco Imerisia, che avrebbe “intercettato”, si fa per dire, una mail indirizzata al ministero delle Finanze e del Lavoro di Atene. La stessa mail, inviata dagli ispettori della “troika”,  contiene quelle proposte già in fase di discussione, nonostante i “capi” della stessa non siano ancora fisicamente arrivati ad Atene.  Fonti del ministero, le stesse che probabilmente hanno girato la mail a Imerisia,  confermano, ma fanno anche sapere che non si tratta di proposte nuove, che è da un po’ che se ne discute, e che il governo di Atene può sempre non accettarle. Vero, ma è anche vero che se non le accetta non arrivano i soldi, ed è poi pure vero che se non arrivano i soldi, la Grecia esce dall’Europa con tutto ciò che ne consegue... 

Un ricatto insomma, perché se non è un ricatto come lo vogliamo chiamare? Il ricatto, appunto, è inserito in un’altra serie di misure più o meno condivisibili che mirano a scardinare i privilegi di cui hanno goduto i lavoratori ellenici in questi anni, e che, secondo gli ispettori,  hanno in buona parte contribuito a portare la Grecia nello stato in cui si trova. Tra queste, la mail cita la riduzione del riposo minimo tra un turno e l’altro di lavoro a 11 ore, e l’eliminazione delle restrizioni nei cambi di turno tra mattina e sera, a seconda delle esigenze del datore di lavoro. Ma poi c’è anche il taglio della metà degli indennizzi previsti per chi viene licenziato e l’eliminazione dei termini di tempo ai quali si deve attenere il datore di lavoro per comunicare la rescissione del contratto. Questo significa che grazie alla “troika” l’imprenditore potrà licenziare il lavoratore dall’oggi col domani, ovvero in tronco. Per ultimo arriva la riduzione dei contributi al Fondo di sicurezza sociale che pagano le imprese per ogni dipendente. 

Difficile immaginare che cosa succederebbe in Italia se anche qui fossimo costretti a chiedere gli aiuti all’Unione Europea e se quest’ultima in cambio ci imponesse sacrifici draconiani come quelli che sta chiedendo alla Grecia. A questo va poi  aggiunto che anche se Atene, a voler essere obiettivi, se l’è cercata, la settimana lavorativa di sei giorni anziché cinque per un Paese che di fatto non produce nulla, non avrebbe alcun effetto concreto, se non quello di esasperare gli animi, più di quanto non lo siano già. Ricordiamo poi che in questo momento in Grecia la disoccupazione è del 23,1%, del 59% nel caso dei lavoratori minori di 25 anni. Più ore di lavoro concentrate nelle mani di pochi potrebbe anche avere il deleterio effetto di togliere quei residui piccoli spazi di inserimento ai disoccupati. 

Venerdì arrivano ad Atene i capi della Troika per negoziare il prestito da oltre 31 miliardi di euro e i primi tagli da 11. Il premier greco Samaras chiede una proroga di due anni per onorare gli obiettivi fissati. È un braccio di ferro scontato, prepariamoci al peggio.

di Carlo Nicolato

 

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Commenti all'articolo

  • Delta7

    29 Marzo 2015 - 11:11

    Non sono un economista e non sono in grado di giudicare la Grecia come economista, ma la conosco benissimo da turista e parlo il Greco Moderno a livello madrelingua. Ritengo da scriteriati aver prestato denaro a chi non aveva (e non ha) nessuna attività che ne garantisca la possibilità di rimborso.

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  • gitex

    04 Settembre 2012 - 16:04

    il brutto vizio di rendere tutti pel culo; hanno detto di aver licenziato diecine di migliaa di lavoratori pubblici poi li hanno riassunti.

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  • piccionesecco

    04 Settembre 2012 - 16:04

    Due giovani su tre sono disoccupati, le sole aziende che esportano (yogurt, feta, noci, fichi secchi) fanno già lavorare i dipendenti oltre le 50 ore alla settimana (gli straordinari sono agevolati come in Italia). Il Paese non avendo industrie di nessun tipo (eccetto la cantieristica navale oramai smantellata dalla globalizzazione) nè risorse naturali di nessun tipo, ha sempre vissuto di turismo, pastorizia e pubblico impiego (sicuramente esuberante e causa del debito pubblico attuale)... e quindi le ricette della Trojka sono ineceppibili!

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  • vin43

    04 Settembre 2012 - 09:09

    Chi ha elargito soldi ha calcolato sempre il doppio da poter ricevere. Il gioco si è fatto pesante. E allora? Come uscirne? Per 10 anni la troika deve rinunciare ai surplus degli interessi e al signoraggio. Dare la possibilità al paese in difficoltà di stampare la moneta per proprio conto con dovuti controlli da parte della Bce oppure pagare alla Bce il solo costo della stampa dei soldi. Non è giusto pagare la stampa di un biglietto da 100 euro 102,30. Quanti soldi far stampare? Tanti quanti ne saranno impegnati in investimenti produttivi, secondo progetti ben definiti cui la troika sorveglierebbe attentamente. Nel caso del prestito di 31 miliardi e obbligo di tagli per 11 miliardi può essere inizio di razionalizzazione. I 31 miliardi, però, saranno soldi di solo capitale ovvero: «veri».

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